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L’editoriale/ Riprendere il cammino di Draghi: per gli astensionisti non ci sono più alibi

La speranza è che in questo turno elettorale ad affermarsi siano i migliori profili ancorati ai valori democratici, liberali ed europeisti che evitino al Paese altre avventure fantasiose: ma serve il contributo di tutti

di Gaetano Piscopo

Come anticipato dai sondaggisti, in tanti si stanno interrogando se votare o no. Eppure mai come questa volta la scelta è ampia, al nastro di partenza sono rappresentate tutte le varie componenti che compongono il quadro politico italiano. Alcune di loro a turno, almeno le principali, hanno governato per poi irresponsabilmente mandare a casa il profilo più rappresentativo del Paese alla guida di Palazzo Chigi: Mario Draghi.

Il premier uscente ha dimostrato capacità decisionale, spessore internazionale e soprattutto autonomia dal ricatto dei partiti. Ma gli interessi di parte e il richiamo delle rilevazioni demoscopiche hanno prevalso, dimostrando il pressapochismo e l’inadeguatezza di una classe politica sconsiderata ed improvvisata.

Se gli italiani non decidono di far ritornare al centro la politica, quella seria, preparata e competente, non avranno da lamentarsi dei risultati fallimentari che il “nuovismo” di turno ha determinato e potrà ancor di più determinare.

Ad allontanare ulteriormente le persone dal voto è il sistema elettorale vigente, il Rosatellum. La legge approvata nel 2017 da una larghissima maggioranza parlamentare, la più ampia mai registrata dal dopoguerra. Fu testata nelle elezioni del 2018 con l’affermarsi del declino di un sistema bipolare.

L’attuale legge elettorale prevede un apparato ‘misto’ di attribuzione dei seggi, per un terzo assegnati con il maggioritario uninominale, per i due terzi con il proporzionale. Una legge elettorale “imperfetta” ed anacronistica che tutti avevano promesso di modificare per garantire governabilità, ma non se n’è fatto niente.

E invece nel 2020 viene approvato il taglio del numero dei parlamentari, con il risultato di ingigantire i collegi elettorali e mortificare la rappresentanza dei territori. Altro che semplificazione, oltre al danno la beffa.

Il danno di non aver modernizzato il Paese superando il bicameralismo. La beffa di non poter eleggere i propri rappresentanti locali per riservare alle segreterie dei partiti la scelta dei candidati.

A confronto le leggi elettorali comunali e regionali sono “perfette”: un minuto dopo lo spoglio già si conosce il sindaco, o il governatore con la maggioranza per l’intero mandato.

Invece, nel Parlamento uscente è stata prodotta, con l’applicazione del Rosatellum, un’altissima frammentazione politica tale da determinare tre maggioranze diverse, figlie di accordi tra forze politiche antagoniste al momento del voto e con presidenti del Consiglio scelti fuori dal Parlamento.

C’è da aggiungere, però in tutta onestà che, se questo quadro ci sembra inverosimile e cucito su misura dalle forze politiche, la responsabilità è da attribuire anche agli elettori.

Nel dicembre del 2016, infatti, gli italiani hanno respinto un referendum popolare di riforma costituzionale, attraverso cui si apportavano modifiche incisive all’attuale sistema parlamentare.

Nel difendere il Parlamento da ogni tentativo di modifica si è acconsentito a determinare la totale confusione. Ora è giusto che proprio nel Parlamento, e solo in esso, ci sia la sintesi dei processi politici e la responsabilità degli elettori, con l’auspicio questa volta che si evitino sperimentazioni dettate dalla totale sfiducia nella politica.

Proprio in un periodo così incerto come quello che stiamo vivendo, figlio prima della crisi pandemica, poi dei venti di guerra, ora dai dati macroeconomici che fanno presagire momenti difficili, c’è bisogno di eleggere competenze reali, capacità gestionali e visioni strategiche di sicura affidabilità.

Oltre al richiamo dell’importanza di votare, la speranza che in questo turno elettorale ad affermarsi siano i migliori profili ancorati ai valori democratici, liberali ed europeisti che evitino al Paese altre avventure fantasiose, alleanze improprie e scelte contradditorie.

Insomma, vale la pena riprendere il cammino avviato da Mario Draghi per risanare i conti pubblici, investire bene e subito i fondi del Pnrr, fronteggiare al meglio la crisi energetica con l’attenzione dovuta alle diseguaglianze e ai bisogni degli italiani. Non c’è altra strada.

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