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“Tango Mystique” cala il sipario sulla danza di Estate a Napoli

Dopo Akerusia Danza e Inbilico, la rassegna del Comune si chiude con uno spettacolo multidisciplinare che attraversa la storia del tango e celebra il dialogo tra tradizione popolare e danza accademica

di Serena Cirillo

Il cortile del Maschio Angioino è stato lo scenario a cielo aperto dell’ultima tappa degli spettacoli dedicati alla danza nell’ambito di Estate a Napoli, la rassegna che il Comune porta avanti ininterrottamente dal 1979 e che quest’anno, dal 2 luglio all’8 ottobre, ha scelto di riservare tre serate proprio al linguaggio del corpo. Dopo “Alla corte de li cunti” di Akerusia Danza, ispirato al mondo di Giambattista Basile, e dopo “Baobab” di Inbilico con le voci di Lino Guanciale e Ramona Tripodi, la sezione coreutica si è chiusa il 6 agosto con “Tango Mystique”, produzione firmata da Luigi Ferrone e Corona Paone, che ne hanno curato anche la regia.

Non uno spettacolo di danza in senso stretto, ma un attraversamento: musica dal vivo, parole recitate, memoria collettiva. Lo spettacolo ripercorre la storia del tango dalle origini popolari fino alla sua consacrazione internazionale, intrecciando registri diversi senza mai perdere il filo. A guidare il pubblico in questo viaggio è stata l’attrice Cristina Donadio, voce narrante capace di tenere insieme coreografie e racconto storico, mentre gli intermezzi d’attore sono stati affidati a Ernesto Lama, cantante e cabarettista che ha costruito un numero brillante in omaggio a due figure simbolo della scena partenopea: Vittorio Marsiglia, maestro della rivista, ed Eduardo De Filippo. A sorprendere il pubblico è stato anche l’illusionismo scenico di Franky Mattew, un intreccio riuscito di mimo francese e gestualità napoletana che ha regalato momenti di leggerezza raffinata.

Sul fronte musicale, il quintetto Jazz Mediterrané ha accompagnato dal vivo l’intero spettacolo, spaziando dai classici del repertorio tanguero fino ad Astor Piazzolla: Rosario Scotti alle percussioni, Diego Imparato al contrabbasso, Armando Rizzo alla fisarmonica, Alessandro Tedesco al trombone e Angelo Caldarelli al pianoforte hanno seguito passo dopo passo attori e ballerini, costruendo un tessuto sonoro che non ha mai fatto da semplice sottofondo.

Ma è sul piano coreografico che “Tango Mystique” ha mostrato la sua ambizione più chiara: mettere a confronto stili e tradizioni diverse dello stesso ballo. Si è partiti dal tango popolare e figurato della coppia Marina Ignatenko e Rogelio Bravo, per approdare al linguaggio neoclassico en pointe del passo a due eseguito da Marianna Suriano e Giacomo Castellana, primi ballerini del Corpo di Ballo dell’Opera di Roma. A completare il quadro, un ensemble di otto giovani interpreti tra professionisti del Teatro San Carlo e solisti della Crown Ballet, accolti calorosi applausi a scena aperta: Rosaria Crispino e Luca Carannante, Valeria Iacomino e Davide Bastioni, Giulia Fastinese e Salvatore Esposito, Francesca Brandi e Flavio De Vargas, quest’ultimo fresco vincitore del Premio Capri Danza International. Proprio De Vargas, interprete dal temperamento latino intenso, ha conquistato la platea insieme alla tecnica impeccabile della sua partner, in un equilibrio tra rigore accademico e teatralità popolare che ha trovato ulteriore conferma nel duetto tutto al maschile con Carannante, esempio di sincronia quasi atletica. Notevole il passo a due tra Iacomino e Bastioni, capaci di unire pulizia tecnica nelle legazioni più complesse a un’intensità espressiva coinvolgente.

Tenere insieme in un’unica serata balletto classico, ballo da sala, musica dal vivo, teatro e cabaret non era un’operazione scontata: il rischio, in casi simili, è quasi sempre la dispersione. Ferrone e Paone, che alla danza hanno dedicato una vita intera, sono riusciti invece a dare coerenza a materiali eterogenei, restituendo al pubblico del Maschio Angioino uno spettacolo compatto, chiuso da applausi a scena aperta. Una serata che ha ricordato, semmai ce ne fosse ancora bisogno, quanto la danza — quando è pensata con cura — non abbia nulla da invidiare alle altre arti performative dal vivo.

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