L’Occidente senza bussola: quando si spezza il patto civile
Ottobre 19, 2026

Il cavallo di D’Alema e Bettini, finisce azzoppato. E Renzi resta in sella

Onorato archivia il veto all’ex premier e apre al dialogo. La manovra per costruire un centro senza Italia Viva si arena tra i numeri parlamentari, le firme e la resistenza della segretaria dem

di Peppe Papa

Di fronte alla testardaggine unitaria di Elly Schlein, anche due arcigni esponenti della nomenclatura post-comunista, come Massimo D’Alema e Goffredo Bettini, hanno dovuto alzare bandiera bianca. Il loro cavallo, Alessandro Onorato, è rimasto azzoppato prima ancora di arrivare al traguardo: il tentativo di scalzare Matteo Renzi dal presidio dell’area centrista del centrosinistra si è infranto contro la determinazione della segretaria dem a tenere tutti dentro e la resistenza del capo di Italia Viva. Il quale, ancora una volta, ha visto premiata la scaltrezza di essersi mosso per tempo, scegliendo il proprio posizionamento senza aspettare il permesso di nessuno e sfidando critiche, aperte avversioni e tentativi di emarginazione politica. Insomma, mentre i suoi avversari preparavano trappole, lui si era già sistemato al tavolo.

Onorato, alla fine, ha dovuto fare marcia indietro rispetto ai propositi bellicosi – “con Renzi mai, è impossibile” – e scoprirsi improvvisamente disponibile a incontrarsi per cercare di fare squadra. Dalle barricate alla stretta di mano, il passo è stato breve: evidentemente, tra il desiderio di conquistare uno spazio nazionale e la possibilità concreta di restare fuori dai giochi, il secondo scenario è apparso assai meno seducente.

In un’intervista al Messaggero, l’assessore capitolino ha confermato la propria disponibilità al confronto, indicando anche i possibili punti di convergenza: la priorità di unire le forze civiche, riformiste, popolari, cattoliche, liberali e di sinistra, evitando che le primarie diventino uno scontro tra partiti; la necessità di battere il governo Meloni e dare al Paese una nuova prospettiva.

Esattamente quanto va sostenendo l’ex premier da mesi. Una folgorazione sulla via del Nazareno? Più probabilmente, la presa d’atto che fare politica significa anche misurarsi con i rapporti di forza, anziché limitarsi a proclamare veti nella speranza che gli altri si tolgano di mezzo.

La capitolazione dell’assessore capitolino e dei suoi due padrini politici è maturata non soltanto per la fermezza di Schlein, ma anche per l’approvazione della nuova legge elettorale, che impone alle nuove formazioni una raccolta firme monstre. Un ostacolo evidentemente sottovalutato dai registi dell’operazione, convinti forse che bastassero qualche manovra di palazzo, un paio di telefonate e un battesimo politico per fabbricare dal nulla una nuova gamba della coalizione.

Un errore piuttosto grossolano per due scafati politici della vecchia guardia come “baffino” e il “thailandese”: possibile che nessuno abbia pensato al piccolo dettaglio delle firme? Anche i grandi strateghi, ogni tanto, inciampano nelle regole che avrebbero dovuto conoscere a memoria.

E non è andata meglio sul fronte di Giuseppe Conte, il principale beneficiario dell’operazione, che pure avrebbe avuto tutto l’interesse a ridimensionare Renzi e a ridisegnare a proprio vantaggio gli equilibri del campo largo. L’avvocato del popolo, però, non è riuscito a fornire il soccorso parlamentare necessario. Pare che i deputati indispensabili per costituire un nuovo gruppo nel Misto, aggirando così l’ostacolo, si siano rifiutati di collaborare.

Risultato: niente scorciatoie, niente colpo di teatro e niente soluzione miracolosa. Conte ha dovuto alzare le mani, lasciando i suoi alleati alle prese con il problema che pensavano di aver risolto. Quando si dice la solidarietà di coalizione: tutti uniti contro Renzi, purché qualcun altro si occupi di mettere insieme i numeri.

Niente da fare, Renzi c’è e se lo devono tenere. E, a quanto pare, non basta nemmeno mettersi d’accordo in due o tre per apparecchiargli un’uscita di scena. L’ex premier ha giocato d’anticipo, ha occupato uno spazio politico riconoscibile e ora può rivendicare una posizione che i suoi avversari avrebbero voluto sottrargli senza riuscire a offrire un’alternativa altrettanto credibile.

La quarta gamba della coalizione, dunque, non può che passare dalla Casa Riformista: Italia Viva, Onorato e il suo “Progetto civico”, l’ex governatore della Campania Vincenzo De Luca con la sua enclave salernitana, Benedetto Della Vedova e i resti di +Europa, Ernesto Ruffini e Franco Gabrielli con il loro neonato “Più uno”, oltre al vasto mondo moderato in cerca di una casa e ormai insofferente alla destra. Un arcipelago di sigle, ambizioni personali, sensibilità differenti e vecchie ruggini che, se riuscisse a trovare una lingua comune, potrebbe trasformarsi in una massa critica capace di raccogliere un consenso significativo e di condizionare gli indirizzi programmatici della coalizione.

Certo, un accrocchio eterogeneo, non c’è dubbio. Bisognerà far convivere personalità ingombranti, interessi locali, aspirazioni nazionali e un campionario di rivalità che non ha nulla da invidiare a quello del centrosinistra tradizionale. Ma, come ha detto Onorato al quotidiano romano: in primis bisogna “battere Meloni. Poi si vedrà.

 

6 Comments

  1. Riccardo ha detto:

    Prima o poi tutti arrivano dove si inginocchiano i somari … con ogni rispetto per il nobilissimo animale!

  2. Vito Schettini ha detto:

    La vedo difficile. Troppi personalismi. Così stante la situazione urge una norma condivisa sottoscritta da tutti e vincolante.
    REGOLA
    I COMPONENTI DI QUESTA COALIZIONE ( menzionare le sigle )
    GIURANO ( O ALTRA FORMA ) DI OCCUPARSI DEGLI INTERESSI NAZIONALI E DEI CITTADINI.
    Mi picerebbe che come impegno vi fosse la riduzione degli emolumenti
    dei parlamentari e che sparisse per sempre il cosiddetto vitalizio, quindi i parlamentari avranno lo stesso trattamento di tutti i cittadini italiani.
    FARE IL PARLAMENTARE DEVE ESSERE UNA MISSIONE NON UN MESTIERE PER FARE TANTI SOLDI ( perdonate l’ordine con qualsiasi mezzo a buon intenditore….).

  3. Michele Carlo Boschetti ha detto:

    Senza Renzi non andate da nessuna parte Mr.Baffino se ne faccia una ragione forse è meglio che vada a casa
    Il Thailandese se ne stia in Thailandia che di lui ne possiamo fare a meno

  4. Bilotta Bilotta ha detto:

    La vecchia nomenclatura comunista ha fallito perché invisa alla maggior parte del popolo. Il loro odio divisivo si è ripercosso su di loro e su i loro pupilli. Onorato e conte se ne devono fare una ragione: Renzi più forte e scaltro politicamente , molto più di loro. Non mi capacito come costoro possano fare la guerra ai loro alleati!!! Veramente miserabili

  5. Alberto Leoni ha detto:

    Questi devono uscire dal centro sinistra e costruire il terzo polo per superare un bipolarismo dannoso inutile all’italia. Questa è chiarezza politica. Il resto solo Vecchi politica che da 30 anni paralizza l’Italia.

  6. Luigi Doddo ha detto:

    Bravo renzj ..lui vede oltre

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