

Dai Guelfi e Ghibellini, agli juventini e agli anti, fino ai regionalismi dell’era Covid19 è passato circa un millennio, e invece di progredire il popolo italiota peggiora. Piaccia o non piaccia in epoca di globalizzazione contrasta questa continua divisione all’interno del nostro paese, dove ormai le differenze non sono più solo fra settentrione e meridione, ancora più esacerbate da diversità naturalmente climatiche, stoltamente economiche e sociali, fomentate oltremodo da una classe politica fra le più cialtrone e caciarone di sempre, da giornalisti e opinionisti sempre meno degni di svolgere una professione un tempo ritenuta nobile ed oggi declassata al peggior servilismo al potere, con picchi di fanatico leccaculismo,che malgrado la crisi dell’editoria, paradossalmente quella della comunicazione mediatica in Italia è diventata lo strumento più determinante al servizio dei potenti, affinché si vincano elezioni, campionati di calcio, lanciare mode, cambiare il costume, stili di vita, e persino di bullizzare chiunque si opponesse a questi beceri trend nazional popolari diffusi dai sempre più tecnologici mezzi di comunicazione di massa, e anziché unire tutti verso il grande obiettivo di civilizzazione, di globalizzazione e quindi di apertura totale a culture, etnie e popoli diversi, paradossalmente si è ottenuto l’effetto contrario. Oggi siamo globalmente più divisi di quando imperavano i romani. Divisioni e intolleranze ovunque, l’Europa non é mai stata nella storia più divisa di oggi e ancora si dividerà come già accaduto nei paesi dell’est, ormai sempre più frazionati fra loro, ma anche nel continente asiatico non è che stiano messi meglio, dove però la Cina con il suo miliardo e mezzo di abitanti e ora anche l’India si impongono insieme agli Stai uniti a tutto il resto del mondo a chi si accaparra più risorse. Non sarà un caso che dove c’è più unità e globalità governata da un unico potere decisionale, piaccia o non piaccia sono i paesi che indirizzano e comandano il resto del mondo e quando non eccessivamente coinvolti direttamente nella spartizione del potere, quanto meno vivono meglio, come accade in Oceania o in altri realtà volutamente più separate. È strani che invece in uno dei più vecchi continenti come l’Europa, malgrado si fosse cominciato da decenni un processo unificativo persino nella moneta, invece di consolidare questa unione conquistata dopo secoli e secoli di lotte, oggi si è più separati che mai. Non sarà nemmeno un caso che in Europa gli stati che invece di separarsi, si riuniscono,come ha fatto la Germania dopo la caduta del muro e la Francia ancor prima con la rivoluzione, e sono oggi i paesi leader di un’Europa che fatica ad essere unita i cui benefici sono solo a loro vantaggio. La Spagna con i suoi separatismi e l’Italia con gli ostinati regionalismi non a caso faticano ad affermarsi sia economicamente che a livello decisionale. L’emergenza Covid 19 non ha fatto altro che far emergere queste problematiche disgregative, così come in Italia, dove gli effetti collaterali pandemici sono risultati fra i più devastanti, impoverendoci ancor più di prima, e anzichè la disgrazia produrre un sentimento patriottico e di coesione ha esasperato ancor di più le già esistenti diversità geopolitiche, governative sociali e territoriali. Ormai in Italia siamo divisi in ogni contesto, dal Parlamento alle regioni e ai territori, dai campionati di calcio alle categorie e ai ceti, dai quartieri cittadini ai condomini, il Paese è tutta una lobby se si è fuori da qualsiasi branco, si rimane invisibili, ma anche se ne fai parte non si è messi meglio, al massimo si vive qualche giorno di gloria, ma l’auto distruzione continua. L’Italia è ormai tutto un campionato di calcio con Conte come una sorta di presidente della Figc, succube dei presidenti delle regioni come fossero quelli dei club di calcio, a giocarsi questo mediocre campionato interno dove chi fa la voce più grossa ottiene più benefici. E allora De Luca come fosse il presidente del Napoli De Laurentiis, Zaia quello del Verona, Fontana dell’Atalanta, Zingaretti la Raggi peggio di Pallotta e Lotito, e tutti loro con la massima ambizione di coltivare solo i propri orticelli a danno degli altri, in queste meschine guerre per regnare nei loro confini come staterelli separati. Insomma un bel casino e come se non bastassero le disgrazie pre, durante e post Coronavirus ci si mettono anche le guerre interne alle regioni fra governatori e sindaci con relative opposte fazioni di fanatici dell’uno e dell’altro così come già da tempo in Campania fra De Luca e De Magistris. Di tutti loro, non se ne puó più!
di Pippo Trio