

Giorgia Meloni leader di Fdi
di Peppe Papa
La ‘boss’ di Fdi è stata nominata, martedì scorso, presidente del partito dei “Conservatori e Riformisti” europei (Ecr) fondato nel 2009 all’indomani della creazione del gruppo nell’europarlamento.
Un riconoscimento prestigioso per Giorgia che conscia del ruolo e per niente spaventata ha subito alzato l’asticella. “Io, terza via blairiana di destra”, ha dichiarato euforica in una intervista alla Stampa.
E’ il suo momento, l’ha capito, in poco tempo ha fatto di un sol boccone Matteo Salvini in patria e Marine Le Pen in Europa: è lei la vera destra moderna.
Dalla Garbatella a Bruxelles, chi l’avrebbe mai detto, nessuno se l’aspettava. Tenace, pragmatica, scaltra, sempre incazzata e pronta alla rissa verbale, è stata capace di raccogliere i pezzi dispersi della vecchia casa di An, crollata insieme ai fasti della stagione finiana, dove fu tra l’altro il Ministro più giovane della storia, fondando un nuovo partito passato, in pochi anni, dal 3% al quasi 15% di oggi.
Un’ascesa irresistibile approdata alla guida dell’Ecr, la destra di governo euroscettica e antifederalista nel parlamento europeo, distinta sia dal Ppe che dal raggruppamento più estremo al quale aderiscono Lega e Front national della “dama nera” francese e ha rapporti con i maggiori partiti conservatori del mondo, dai Repubblicani negli Usa al Likud israeliano, che gli permetteranno di coltivare relazioni utili ad accreditarla a livello politico internazionale.
Intanto, dicevamo, vola alto e a proposito di “terza via” non si è fatta scrupoli a paragonarsi all’ex primo ministro britannico che ha fatto storia, per dire poi una cosa semplice, semplice a proposito di Ue: “Tra uscire e obbedire, preferisco starci a testa alta”. Che sarebbe, appunto, la terza opzione.
“C’è spazio tra le due scelte – ha spiegato – cercando una sintesi sulla base dei valori con i partiti che condividono un modello confederale, con nazioni che collaborano ma restano sovrane, unite solo dalle leggi di bilancio, dalla difesa, la sicurezza e la politica internazionale”. Per il resto, ognuno bada a sé.
Sistemato il continente, la sua partita per ora resta nazionale. Punta a Palazzo Chigi è evidente. Sa, però che deve ‘mangiarsi’ la Lega, non basta lo scalpo di Salvini, deve prendersi la parte di elettorato popolare scontento e impaurito che ha ‘gonfiato’ le urne del Carroccio, soprattutto al sud, prima che il Capitano sbroccasse. Nel gradimento degli italiani, stando alle ultime indagini demoscopiche, è data per seconda dietro il premier Conte.
“Sta crescendo semplicemente per la sua coerenza” ha sintetizzato Alessandra Ghisleri, la famosa sondaggista di fiducia di Berlusconi che del centrodestra è una delle più accreditate analiste. Merito del territorio, dove “il messaggio sfonda e centinaia di amministratori e consiglieri locali hanno fatto le valigie per passare col partito”. Gente, che ha preso baracca e burattini e chi da Fi, chi dalla Lega e chi anche dai Cinquestelle è passato a Fdi.
C’è tempo, comunque, per completare l’opera, il governo quasi certamente arriverà a scadenza, nel frattempo sfrutterà tutte le occasioni per crescere in autorevolezza e affidabilità, rimarcando via via il proprio profilo autonomo, allungando sempre di più le mani sul centrodestra.
Per il momento Salvini guida ancora il primo partito italiano, ma ha il fiato grosso, da un momento all’altro può andare a sbattere, processi a suo carico, inchieste della magistratura sulla finanza ‘disinvolta’ del partito, sospetti di corruzione e accuse di intelligence con la Russia. Forza Italia, l’altra gamba della coalizione, è ormai ai titoli di coda, aspettano tutti che il Cavaliere cali il sipario per darsi alla fuga chi ancora non l’ha fatto.
La premiership, dunque, non è un sogno. “Spetta a chi raccoglie più voti – ha ricordato nell’intervista – e se un domani gli italiani scegliessero diversamente, non mi tirerei indietro. Anche se è una sfida che fa tremare i polsi”. Ma è lanciata e corre come un treno.