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Sindaci nelle grandi città, accordo Pd-M5S: Calenda e Bassolino gli outsider pronti a farlo saltare

PATTO PD-M5S PER LE AMMINISTRATIVE

Alleanze, tra Pd e M5S, in tutte le grandi città al voto in primavera. Questo è lo scenario prossimo venturo cui stano lavorando i vertici dei due partiti. Ma a guastare i piani, oltre alla Raggi e De Luca, ci stanno pensando due outsider di peso: Calenda e Bassolino.

di Peppe Papa

Alleanze, in tutte le grandi città (Roma, Torino, Napoli, Bologna, Milano, Trieste) al voto in primavera, tra Pd e M5S. Questo è lo scenario prossimo venturo cui stano lavorando i vertici dei due parti. La realpolitik del leader Cinquestelle, Luigi Di Maio ha impresso un’accelerazione a quello che sembrava lo sbocco logico per fermare l’emorragia di consensi e garantirsi un futuro politico. Scendere a patti con i Dem, con i quali si condivide la guida del Paese, era inevitabile e necessario.

Poiché in questo governo si lavora bene – è stato il ragionamento del ministro degli Esteri – occorre riproporre lo stesso schema a livello territoriale, stringendo patti con il Pd nei sei capoluoghi chiamati alle urne. Serve un tavolo nazionale”.

Il segnale che il Nazareno aspettava per avere la certezza di essere ritornato al centro della scena, potere trattare da una posizione di forza diversa rispetto al passato e aggiungere un altro mattoncino alla conquista del corpaccione molle grillino in disfacimento.

L’accordo si può fare, ci mancherebbe altro, anzi è auspicabile, hanno fatto sapere dal quartier generale Pd, tocca sedersi e parlarne.

L’idea sarebbe quella di confermare a Torino un sindaco in quota grillina su un nome condiviso e Roberto Fico a Napoli, liberando così la poltrona di presidente della Camera a favore di Dario Franceschini che da tempo aspira alla carica.

Beppe Sala a Milano non si tocca, d’altronde il Movimento nella Capitale meneghina è irrilevante, su Bologna l’accordo è già fatto sul nome di Elisabetta Gualmini, parlamentare europea e ex vice di Bonacccini in Regione. Per quanto riguarda Trieste non ci dovrebbero essere eccessive difficoltà a trovare una soluzione comune. Idem a Roma, più o meno.

Tutto perfetto, solo che non mancano i problemi. In particolare proprio a Roma e, a seguire, Napoli, due realtà complesse, dove a ingarbugliare ulteriormente le cose ci si mettono due figure politiche ingombranti che possono recitare un ruolo determinante nel far saltare l’intesa.

Carlo Calenda e Antonio Bassolino, sembrano decisi a dire la loro, partecipare alla sfida con la convinzione alla fine pure di spuntarla.

Nella Capitale Pd e Cinquestelle sono alle prese con l’impiccio Virginia Raggi che non ha nessuna voglia di fare un passo indietro nel ritirare la sua auto-ricandidatura al Campidoglio. Così, Calenda, approfittando della difficoltà ha fatto la sua mossa, prima cercando di convincere il segretario Dem, Zingaretti a sostenere la sua discesa in campo, poi al diniego di questi, minacciando di fare da solo.

Una bella seccatura per il fronte di centrosinistra. Sia perché, nella convinzione di molti, si tratterebbe dell’uomo giusto per rimediare ai danni provocati dalla giunta grillina in uscita e sia per i voti moderati che sicuramente porterebbe via.

Per lui arrivare al ballottaggio potrebbe essere più di una ambizione, potendo contare sul sostegno quasi sicuro dei renziani di Iv, di Più Europa e dei riformisti liberali in uscita da Forza Italia.

In poche parole, bisogna farci i conti, provare almeno a convincerlo di partecipare alle primarie, peraltro non ancora decise, di cui non vuole neanche sentir parlare. “Con me, o senza di me” chiede Calenda. Facile a dirsi.

A Napoli, oltre al peso del governatore Vincenzo De Luca, deciso a dire la sua a prescindere dall’intesa su Fico orchestrata a Roma dai due partiti, spunta la testa canuta di Bassolino.

Anche nella città in riva al golfo c’è da ricostruire dopo la disastrosa ‘cura’ di Luigi De Magistris, servono capacità, esperienza e visione, doti che all’ex viceré della Campania non mancano.

Ha sperato fino all’ultimo che dalla sua ‘vecchia casa’ arrivasse un segnale di disponibilità a prendere in considerazione un suo coinvolgimento, magari con l’indizione di primarie, possibilmente fatte questa volta senza imbrogli, dove potersi giocare le proprie carte.

Ma niente da fare. Il giovane segretario metropolitano del Pd, Marco Sarracino ha chiarito che non ci saranno primarie e che il nome uscirà dal confronto allargato con gli altri partner della coalizione, a partire dagli alleati di governo nazionale.

A Bassolino, dunque, non resta altro da fare, a meno che non voglia ricoprire il ruolo di “padre nobile” prospettatogli dallo stesso Sarracino, che mettersi in proprio così come Calenda.

Una convinzione che sta coltivando da tempo che trova conferma dal suo attivismo sui social e la frequentazione di strade, piazze e mercati a contatto con la gente, il popolo minuto che ancora lo chiama sindaco e lo saluta affettuosamente incrociandolo. Non è poco.

Anche nel suo caso una mano potrebbe arrivare dal voto moderato, rimasto senza riferimenti dopo la liquefazione del partito di Berlusconi in città, e da Italia Viva, o almeno da una sua grossa fetta che non ha digerito la decisione democrat di sopprimere le primarie e l’alleanza a tutti i costi con il M5S.

Anche a lui, in fondo, basterebbe arrivare alle primarie, poi sarebbe tutta un’altra partita contro qualsiasi avversario. E’ ancora presto per sapere cosa farà, ma la strada sembra segnata. Chi vivrà vedrà.

1 Comment

  1. Pasquale ha detto:

    Nel PD si ragiona sempre per vendetta e mai con raziocinio. Credo di aver capito tutta questa disponibilità di Zingaretti e soci a stare attaccati ai 5 stupidi. Attraverso di essi il PD , probabilmente, ha trovato il referente internazionale che non aveva ed il consenso estero per proseguire a governare. Questo però non dovrebbe, per forza, portare a candidature scarse politicamente e perdenti nelle grandi città italiane. Quindi io si dovesse candidare Bassolino a Napoli lo voterei mille volte, così come dovrebbero fare i romani con Calenda. Del resto i 5 stupidi non forzerebbero la mano fino a rompere l’alleanza di governo su queste decisioni ponderate e intelligenti. Dove andrebbero senza il PD e con il calo di consensi che stanno avendo?

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