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Déjà-vu Letta, nuovo Ulivo e maggioritario: resta l’incognita Renzi

Il progetto del neo segretario Pd è quello di rimettere insieme il vecchio accrocchio che vinse le elezioni nel 1996 e nel 2006 con l’aggiunta del M5S. Poi, Romano Prodi al Quirinale e bipolarismo, sempre che non ci si mette di mezzo un ‘terzo polo’ a rovinare i piani

di Peppe Papa

Il passato che non passa, l’Ulivo come una maledizione, l’incapacità di andare oltre una formula politica archiviata dalla storia, un modo per mascherare il vuoto di idee di fronte alle sfide proposte dalla modernità che richiedono una visione di futuro e il coraggio di mettere in discussione le proprie convinzioni, anche le più profonde.

L’intensa attività di Enrico Letta, da quando è tornato dall’esilio parigino, va in questa direzione. Il suo progetto è quello di rimettere insieme il vecchio accrocchio che vinse le elezioni nel 1996 e nel 2006 con l’aggiunta del M5S, facendo del Pd il perno intorno al quale ricostruire la coalizione e portare Romano Prodi al Quirinale, riparando al torto dei 101 traditori che lo affossarono la volta scorsa.

Un fronte largo di centrosinistra che si confronti con il suo analogo di centrodestra, un ritorno al bipolarismo il quale presuppone un sistema maggioritario, la cui adozione non sembra essere più un problema.

A questo proposito ha già incassato il sostanziale assenso di Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Antonio Tajani, con i quali si è incontrato nel suo giro di appuntamenti avviato appena dopo aver dato una ‘sistemata’ al partito, oltre al sì del M5S garantito da Conte, con il quale ha costruito una corsia preferenziale “affascinante”, dando per scontato che questi riesca a imporre la sua leadership a un Movimento riottoso e quasi in macerie.

Ha parlato con i sindacati, i vertici confindustriali e quelli istituzionali, compreso Mattarella. Ha dialogato con i leader dei partiti minori della sinistra, ha visto Calenda, Bonino, la sardina Santori, il verde ambientalista Bonelli, si è confrontato con associazioni e rappresentanti della società civile. Tranne Matteo Renzi, pare non manchi nessuno.

Come nelle precedenti occasioni, il problema sarà mettere insieme tante voci, a meno di non avere un forte carisma personale che sul campo si traduce nel comando.

Non sembra Letta abbia fisico, a prescindere dalle indubbie doti di pensiero politico, per condurre un’impresa del genere. Senza considerare che, nel frattempo, il mondo è cambiato, non è più quello di vent’anni fa.

Intanto, non c’è più un Berlusconi come “male assoluto”, contro il quale riunire le forze per combatterlo. A quei tempi era, o di qua o di là, una lotta cruenta tra due fazioni contrapposte, dove l’unico spazio offerto ai dubbiosi e agli insofferenti era quello dell’astensione, o l’incubatore rancoroso delvaffa” di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio.

E’ finita come tutti sanno: un quadro politico stravolto e l’esplosione del populismo sovranista, cui solo l’improvvisazione degli interpreti e la pandemia ha messo fine. Si sono moltiplicati, nel frattempo, gli attori in commedia e sembra difficile compiere quella operazione di sintesi, indispensabile alla semplificazione, in linea con le necessità del ventilato ritorno al maggioritario.

Il quale, tra l’altro, nulla toglie alla possibilità che si possa palesare, oltre ai due tradizionali contendenti auspicati , un ‘terzo incomodo’ che, questa volta, sollecitato con gli argomenti giusti decida di non restare a guardare.

Si tratta di circa il 40% dei cittadini i quali, soprattutto in una fase di rinascita come quella prevista al termine della dura emergenza sanitaria, vanno conquistati alle ragioni delle riforme e del progresso, offrendo loro un nuovo paradigma.

Fatto di parole chiare e conseguente prassi politica basata sui principi dell’europeismo e atlantismo, della laicità dello Stato, dei diritti civili, del garantismo e della legalità. In grado di conquistare il vasto elettorato d’opinione liberaldemocratico che non si aspetta favori né promesse irrealizzabili, ma programmi concreti di riforma e zero tatticismi.

Un’area su cui sta puntando le sue carte proprio Renzi che, sul segretario del Pd pure lui interessato allo stesso target, ha il vantaggio di non avere zavorre, libero dalla necessità di mediazioni al ribasso, aperto alla società e alle sue disparate dinamiche.

Sarà per questo che Letta ha deciso di incontrarlo alla fine delle sue consultazioni, quando potrà sentirsi forte del sostegno di un’ampia coalizione e trattare da una posizione di forza puntando, possibilmente, alla resa dell’avversario. Se dovesse riuscirci, be’ bisognerebbe riconoscergli di aver compiuto un capolavoro. In caso contrario potrebbe essergli stato fatale.

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