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Italia Viva, sì a Calenda no a Bassolino: a Napoli ‘preferita’ l’ammuina

Italia Viva, dunque, ha scelto come posizionarsi nella sfida per la guida amministrativa di Roma e Napoli, usando un registro diverso di valutazione a fronte di contesti politici sostanzialmente simili

di Peppe Papa

A Roma appoggio incondizionato a Carlo Calenda per la corsa al Campidoglio, a Napoli, invece, esclusa ogni possibilità che ci possa essere un ravvedimento circa il diniego al sostegno di Antonio Bassolino a Palazzo San Giacomo, l’altro outsider delle elezioni a sindaco nelle principali città italiane al voto il prossimo autunno.

Italia Viva, dunque, ha scelto come posizionarsi nella sfida per la guida amministrativa delle due grandi metropoli, usando un registro diverso di valutazione a fronte di contesti politici sostanzialmente simili. Entrambi i municipi, infatti, si trovano a dovere affrontare una ricostruzione difficile e complessa, dopo i disastri targati Raggi-De Magistris.

Servono competenza, esperienza, capacità di visione e abilità politica per riuscire nell’impresa, doti che sia Calenda che Bassolino possiedono in abbondanza, tanto è vero che sul primo fin da subito il sostegno è arrivato senza condizioni, mentre sul secondo, incomprensibilmente si è deciso di soprassedere.

Eppure a Napoli tutto si prestava perfettamente ad aprire un confronto con l’ex sindaco del “rinascimento napoletano”, stimato dallo stesso Matteo Renzi, in considerazione della posizione assunta dal Pd locale improntata a un’alleanza a tutti i costi con il M5S, con il quale è convinto di riconquistare la guida del capoluogo.

Fedeli al diktat del “mai con i 5Stelle”, tutto lasciava pensare che, in mancanza di un proprio candidato competitivo, i renziani non si facessero precipitare nel coro del “mai con Bassolino” dei dem partenopei, benedetto da Palazzo Santa Lucia. L’avversione di De Luca è nota e si capisce, quella del Pd pure, meno quella di Iv. Meglio, evidentemente, far parte dell’ammuina, poi si vedrà.

Pertanto, dopo un po’ di tira e molla sulla richiesta di Primarie dove avevano già pronto il proprio candidato, l’immarcescibile Gennaro Migliore, anche loro si sono seduti al tavolo programmatico apparecchiato dal segretario metropolitano Democratico, Marco Sarracino che ha sancito l’alleanza e deciso di arrivare in tempi brevi all’individuazione di un candidato sindaco unitario “che dovrà scrivere una nuova storia di Napoli”. Se son rose fioriranno, che altro aggiungere.

Quel che non si capisce, però è come mai si sia preferito a Napoli, in deroga ai principi che ispirano Italia Viva dall’origine, sedere a un tavolo insieme a oltre una ventina di altri soggetti che dovrebbero formare la coalizione, tra cui anche qualcuno che ha chiesto se fosse possibile proporre il nome di un massone, dovendo affrontare un tour de force di estenuanti mediazioni nel migliore dei casi al ribasso, invece che interloquire direttamente con un personaggio della statura politica come quella di Antonio Bassolino.

Certamente più che una spanna sopra a qualsiasi nome uscito finora dal fronte del centrosinistra. Eppure destinato a correre da solo, consumando la suola delle scarpe per i suoi giri in città, confuso tra la gente, in ascolto di un popolo sofferente e allo stremo.

Un lavoro prezioso cui i suoi contendenti non stanno dando peso, convinti che alla fine conterà la dimensione dell’esercito in campo a decidere la partita. Insomma, l’ammuina, anche se non è detto che questa volta funzioni. Forse sarebbe meglio che a Rignano ci ripensino, o che almeno si occupino della faccenda, se non l’hanno fatto ancora, sarebbe un peccato.

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