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Lo spin doctor, lo storico, il segretario e i vecchi ‘amici’: caro Antonio fatti da parte

Adolfo Scotto di Luzio, Claudio Velardi, Enrico Letta con tante scuse, Berardo Impegno, Nicola Oddati e in ultimo l’ex figlioccia Valeria Valente, quella dello “sgarbo” alle primarie, a chiedergli di ritirare la candidatura. Per Bassolino tanta promozione gratis, mentre Manfredi e Maresca arrancano

di Gennaro Prisco

Adolfo Scotto di Luzio, è uno storico, insegna all’Università di Bergamo e sul Mattino ha scritto un articolo sul finto civismo dei candidati alla carica di sindaco di Napoli

A Napoli “civismo” è la magica parola, raffinata nel suo significato politico, che permette anche ad uno sfigato, o una sfigata di affermare: “Rappresento la società civile, dunque sono”.

Il professore fa affermazioni condivisibili, ma su Gaetano Manfredi gli sfugge il particolare napoletano e su Antonio Bassolino semplifica la vulgata di palazzo e non coglie la novità.

Di Catello Maresca, il professore dice: “Non è in campo in virtù di una spinta autonoma della sfera pubblica, rispetto alla quale la sua candidatura di magistrato in servizio rappresenta una lacerazione istituzionale, resa ancora più penosa dalla sua obiezione che è in aspettativa non retribuita”.

Faccio sintesi: è della partita per una esigenza politica leghista di candidare personalità esterne al centro destra.

E ciò fa sorgere, nel lettore, il dubbio che il suo interesse per Napoli, in caso di mancata elezione a sindaco della città, durerà il tempo dell’aspettativa. E sancirà la sconfitta leghista. E anche della Giorgia nazionale se, Fratelli d’Italia, convergerà su Maresca abbandonando la candidatura identitaria dell’avvocato Sergio Rastrelli.

Di suo, il magistrato in aspettativa non retribuita, porta in dote una rete di professionisti e associazioni di volontariato che svolgono attività meritorie di impegno civile in spazi sociali molto perimetrati. Ma questo è un fenomeno diffuso di vasi non comunicanti che coinvolgono tutta la politica napoletana.

Siamo giunti al punto che esiste un impegno civico di destra, di sinistra e di comodo mentre la città è sottomessa al vero potere napoletano espresso dai clan e dalle paranze criminali.

Dell’ex Rettore e Ministro, Manfredi, senza troppo girarci intorno, il professore Scotto di Luzio dice: “E’ il garante di un accordo politico romano tra forze politiche in difficoltà (Pd, Cinque Stelle, Art.1) per sperimentare l’effetto politico di una prospettata alleanza anti-sovranista da schierare alle prossime elezioni politiche”.

Qual è il particolare che gli sfugge? Napoli. Che offrirà al trio nazionale ventiquattro sigle e ventiquattro liste nell’eldorado mondo dei micro partiti e del CAF civismo.

Dove si annidano le delizie e le abbondanze del massimo ribasso della politica napoletana, campana, italiana. Il tutto con la benedizione ‘dell’Angelo Manna 2.0’ (ricordate il Tormentone su C21?), Vincenzo De Luca, presidente della Giunta regionale della Campania.

Su Bassolino scrive che non è un candidato civico, ma politico. Commettendo un errore di attribuzione: Bassolino è un candidato politico e civico. Senza partito e senza perimetri associativi identificati.

Quindi, quel nonostante, che il professore cita per sminuire la portata del suo impegno, è una proposta politica di governo della città offerta alla società napoletana, senza aggettivi, di un politico di lungo corso che il suo partito, il suo mondo di riferimento, i suoi avversari non sono riusciti a demolire nonostante, e qui la congiunzione cade a pennello, si siano impegnati con pervicacia insolenza.

Come mai non ci sono riusciti? Per la banalità della politica quando non ha più legami profondi con i luoghi. Quando pensa a sé stessa in modo autoreferenziale. Quando non ha più né storia né visioni, ma unicamente la mediocrità del consenso individuale, del peso elettorale dei singoli, del cosa ci guadagno io se ti appoggio. Finendo per offuscarsi e non percepire ciò che la città chiede: un sindaco che faccia il sindaco e null’altro. E che lo faccia senza cattedra e senza piglio accusatorio.

Per questo, il politico Bassolino ha scelto la strada, non come mito, ma come camminamento per incrociare quel bisogno represso di sottoscrivere tra candidato e popolo un patto per riparare ciò che c’è da riparare, ricucire ciò che è strappato, ordinare ciò che è disordinato in una città da tempo abbandonata al suo destino.

Per far cosa? Preparare la rinascita senza, come ha fatto il sindaco uscente, ricorrere ai cuoppi e al cattivo odore della frittura che tanto piace ai candidati che provengono dall’universo demagistriano e che si stanno dividendo tra Alessandra Clemente e Sergio d’Angelo, ciò che resta della rivoluzione arancione.

Bassolino è un candidato che sa cosa deve fare: il sindaco. E preparare e consolidare una diversa classe dirigente, capace di sconfiggere, questa volta, il nonsipuotismo, quel modo di essere che ha consegnato la Napoli delle eccellenze nelle mani della Napoli peggiore.

Per questo, la città prova, dinanzi agli imbarazzi politici di Maresca, fastidio: non può nascondere sotto il tappeto che è un’espressione politica di centrodestra. 

Per questo, la città prova, dinanzi agli appelli e alle scuse, indirizzate dai democratici a Bassolino, nel tentativo di farlo recedere dalla sua iniziativa, nausea.

Berardo Impegno, Nicola Oddati e Valeria Valente glielo hanno chiesto pubblicamente di convergere sul ex Rettore. Lo hanno fatto come se non avessero alcuna responsabilità nell’ostracismo che si è compiuto attraverso la mistificazione dei fatti che hanno interessato Bassolino. Come se in tutti questi lunghi anni di sconfitte politiche loro non fossero qui in mezzo a noi ma dentro una cella di un convento a meditare.

E del segretario nazionale, Enrico Letta, che dire? Serietà. Non ci si può scusare chiedendo qualcosa in cambio. Ci si scusa e basta. Anche del fatto che fino alla discesa in campo di Manfredi, il Partito democratico napoletano, campano e nazionale non se lo è filato nemmeno di striscio a Bassolino.

Possiamo lasciare senza citazione lo ‘spin doctor’, Claudio Velardi, che chiede a Bassolino di uscire dalla bolla politica in cui, secondo lui, si è cacciato? Non di certo.

Per chi si occupa dietro compenso di curare l’immagine di un personaggio politico sarebbe un disastro. Quindi? Nulla. Lo ‘spin doctor’ è ciò che è per Maresca un partito: una forma. E’ ciò che è per Manfredi la sua coalizione: una babilonia. E’ ciò che Salvini Matteo chiama la “Bestia” e Casaleggio DavideRousseau”.

2 Comments

  1. Aniello Formisano ha detto:

    Non risiedo a Napoli ma mi interessa Napoli perché il sindaco di Napoli è anche il presidente della città metropolitana di cuiErcolano fa parte e quindi mi riguarda. Sostengo Bassolino perché siamo debitori nei suoi confronti e perché ha la caratura giusta per assolvere il ruolo di sindaco di Napoli

  2. Enzo Caruso ha detto:

    Trovo nauseabondo e fuori da ogni principio logico, chedere scusa e poi dire: fatti da parte. Omminicchi, direbbe Savoia. Questa cosa mi spinge più che mai a sostenere Antonio Bassolino. Chi mi conosce non se ne meravigli.

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