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Caso Open, in Senato la tentazione Pd di ‘consegnare’ Renzi al centrodestra

La richiesta del senatore di Rignano alla giunta delle Immunità di Palazzo Madama, di non concedere ai magistrati di Firenze l’utilizzo delle intercettazioni allegate al fascicolo dell’inchiesta sul caso Open, pone il Pd di fronte a una scelta che va ponderata bene per evitare esiti sgraditi e controproducenti

di Peppe Papa

L’occasione di consegnare all’immaginario collettivo, Matteo Renzi e il suo Iv al centrodestra, è ghiotta e a portata di mano per il Pd, anche se per il momento è solo una tentazione. La richiesta del senatore di Rignano alla giunta delle Immunità di Palazzo Madama, di non concedere ai magistrati di Firenze che lo indagano sul ‘caso Open’, l’utilizzo delle intercettazioni allegate al fascicolo dell’inchiesta, pone di fronte a una scelta che va ponderata bene per evitare esiti sgraditi e controproducenti.

Votare a favore della richiesta dei pm, che peraltro ancora non c’è stata, tradirebbe sì tutta la retorica del garantismo su cui il partito ha costruito un pezzo della sua cifra identitaria, ma al contempo servirebbe a definire una volta per tutte di che panni veste l’ex segretario che, sicuramente, incasserà il sostegno di tutto i centrodestra, la sua “nuova casa”. La conferma di una narrazione che, grazie ad alcuni media compiacenti, il Nazareno sta provando a far passare per screditare il suo scomodo alleato d’area.

Certo, non è detto che tutti nel partito apprezzerebbero una tale presa di posizione, soprattutto i tanti ex renziani rimasti dopo la scissione che rappresentano una nutrita presenza in parlamento. Perciò la decisione non è stata ancora presa e prevale la cautela. Anna Russomando, la senatrice dem unica rappresentante in Commissione, infatti, non si è sbilanciata facendo sapere che “la decisione sarà presa esclusivamente sulla base di una valutazione della documentazione, senza alcun pregiudizio politico o di altro tipo nei confronti di Renzi”.

Lei in effetti si è sempre dichiarata una garantista, sarebbe strano assumesse un atteggiamento avverso, ma ragioni di ‘opportunità politica’ potrebbero indurla a un ripensamento, fa parte del gioco. LeU, ad esempio, con la quale il Pd sta tendando la riunificazione, con Pietro Grasso ha già detto di essere contraria all’immunità chiesta dal capo di Iv, così come i tre componenti del M5S, arroccati nella loro posizione giustizialista, che verrebbero ‘lasciati soli’ in un momento che anche con loro si sta tentando un più solido matrimonio. Insomma, meglio prendere tempo.

Resta, intanto, l’ennesima mossa spregiudicata di Renzi che, prendendo in contropiede i magistrati sollevando la legittimità di una richiesta, come dicevamo, non ancora formulata al Senato, rilancia indirettamente l’asse con il centrodestra prodomo di quello possibile, ma categoricamente escluso dall’interessato, per l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica.

Forza Italia è stata lapidaria, la relatrice, l’avvocato garantista Fiammetta Modena ha affermato convinta: “Sì alla richiesta di Renzi sul no all’uso delle intercettazioni”. La Lega è orientata sulla stessa posizione, Fdi ha lasciato trapelare che si asterrà.

L’ex premier, dunque, può dormire sonni tranquilli, i numeri sono dalla sua parte a prescindere dal Pd. Iniziate oggi le audizioni, il voto sulla relazione finale potrebbe arrivare a fine settimana, o al massimo nei primi giorni della prossima. Non si decide subito, Letta&Co., hanno tutto il tempo per assumere una posizione il meno possibile ‘imbarazzante’ e, al contempo, utile alla causa.

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