

Foto LaPresse - Mourad Balti Touati 20/05/2019 Milano (Ita) - Largo Gustav Mahler Cronaca In vista dell'elezioni Europee un incontro organizzato dal Partito Democratico presso l'Auditorioum di Largo Mahler con Matteo Renzi e Carlo Calenda Nella foto: Matteo Renzi con Carlo Calenda
di Peppe Papa
Calenda non si capacita, “non capisco perché deve fare politica così, che benefici gli porta”, definendo Matteo Renzi “la versione moderna di Mastella”. Deve essere stata una brutta mazzata per il leader di Azione la mancata elezione di Elisabetta Belloni al Quirinale, da lui appoggiata con improvvido entusiasmo, di cui il capo di Italia Viva è stato il principale affossatore.
“Voteremo la #Belloni con convinzione, non possiamo perdere l’occasione di una donna preparata al vertice delle istituzioni. Finalmente”, aveva twittato alla notizia della candidatura del capo delle spie italiane, invece le cose sono andate diversamente, senza che ancora gli sia chiaro il perché, tranne prendersela con il suo ‘amico’ di un tempo.
Calenda non si capacità, insomma, di come sia possibile che uno, con un misero 2% di consensi attribuitogli dai sondaggi, riesca a determinare e risolvere le situazioni più intricate della politica italiana, rispetto a un partito come il suo, valutato almeno al doppio dagli stessi sondaggi, che invece proprio non tocca palla.
L’idea che fare politica sia un’arte e che lui non è portato, neanche lo sfiora. Ospite di Tiziana Panella ieri mattina a ‘Tagadà’ su La7 Calenda, innervosito tra l’altro dalla ricucitura di un minimo rapporto tra Renzi e Enrico Letta sul no a Elisabetta Casellati e l’appoggio convinto al Mattarella bis, ha prima attaccato a testa bassa il suo ex premier, poi ha dovuto ammetterne la superiorità strategica. Per lui comunque incomprensibile.
“Io gli ho voluto bene – ha detto – è nato come rottamatore ed è diventato una versione moderna di Mastella. Io continuo a pensare che abbia fatto molte cose buone, è una persona intelligente, ma ora fa l’esatto opposto di quello che si era prefisso di fare quando è entrato in politica. Tanta gente che lo ha votato e ha creduto in lui lo guarda e dice: ma questo non era quello con il lanciafiamme che doveva cambiare la politica e portare persone nuove? Com’è finito a fare la cosa neo-centrista con Mastella?”.
Giusto, perché? Per quale motivo continua a fare affari con quella classe politica, di cui Mastella è icona, che voleva rottamare? La risposta se l’è data da solo: “Ha fiuto politico, ha fatto le sue mosse del cavallo, su questo piano è molto più bravo di me”. Infine la confessione: “Però non capisco perché deve fare politica così, che beneficio gli porta”.
Non si capacita Calenda che non c’è un perché definito, che poi è il bello della politica, ma solo la capacità di visione in funzione di un’idea di governo della società, la gestione del potere. Ci vogliono ‘qualità’ che non tutti posseggono e lui, nonostante le sue indubbie capacità ‘manageriali’, è uno fra questi.