

di Peppe Papa
Mentre il Fatto Quotidiano continua a rimestare negli atti dell’inchiesta sulla Fondazione Open, circa 92mila pagine prodotte dalla procura di Firenze per incastrare Matteo Renzi, tirando fuori l’ennesima mail privata senza alcuna rilevanza penale, la Cassazione per la terza volta assegna un punto a favore del senatore.
Ha annullato, infatti, e questa volta senza rinvio come nelle precedenti occasioni, i sequestri subiti dall’imprenditore, Marco Carrai nel corso delle indagini riconoscendoli illegittimi, contrariamente a quanto stabilito dall’ordinanza dei giudici del tribunale del riesame che avevano, invece, avallato l’impostazione della Procura in merito alla funzione di articolazione di partito della Fondazione.
La sentenza ha di fatto oscurato la notizia riportata dal giornale di Travaglio, con il solito corollario di ingiurie e sberleffi, riguardante una mail inviata nel 2018 al papà di Renzi dal suo ex socio, Mariano Massone, nella quale questi si dice dispiaciuto per gli imbarazzi da lui provocati alla famiglia, dichiarandosi disponibile a contribuire nel proprio piccolo “a non far massacrare ulteriormente il ragazzo”.
Nel 2016 Massone, come puntualmente sottolineato dal Fatto, aveva patteggiato una pena a due anni e due mesi per la bancarotta di Chil Post, azienda gestita fino al 2010 da Tiziano Renzi, che aveva creato non pochi problemi al leader di Italia Viva all’epoca premier, segretario del Pd e al culmine della sua parabola politica. Quanto basta per attribuire alla missiva una valenza probante, ai fini dell’impianto accusatorio messo a punto dai pm fiorentini, contro il “Giglio magico” e il suo Capo.
Inutili i tentativi dei legali di opporsi all’acquisizione del materiale, puntualmente respinti dal giudice Fabio Gugliotta, come precedentemente aveva sentenziato rispetto all’altra lettera, questa volta da padre a figlio, che metteva alla gogna tutto l’Inner circle renziano, provocando il clamore mediatico sperato, finalizzato alla distruzione dell’immagine dell’ex presidente del Consiglio.
Comunque sia, a ribaltare la situazione, è arrivata la decisione della Cassazione che ha ribadito, si spera questa volta definitivamente, l’inconsistenza dell’indagine.
“Con questa sentenza il collegio ha chiuso una volta per tutte la questione ed ha statuito che non sussiste neppure l’ipotesi astratta del delitto di illecito finanziamento di partito – ha commentato soddisfatto, il difensore di Carrai, Massimo Dinoia – e che la Fondazione Open ha sempre operato lecitamente per il raggiungimento dei suoi scopi statutari. Resta francamente incomprensibile – ha proseguito – la scelta processuale della procura di Firenze: soltanto dopo che era stata celebrata davanti alla Cassazione l’udienza di discussione e dopo che quest’ultima aveva rinviato al solo scopo di rendere nota la sua decisione, la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio degli imputati, senza attendere di conoscere la deliberazione della corte”.
Brutta storia, che non tarderà a riservare altre brutte sorprese, a meno che, il Tribunale del capoluogo toscano, non tiri il freno a mano per evitare possibili spiacevoli conseguenze, come si è augurato l’avvocato Dinoia. “Adesso sia la Procura, sia il giudice dell’udienza preliminare – ha avvertito – dovranno prendere atto del responso decisivo e definitivo della Corte e trarne le dovute conseguenze”.
Naturalmente al ‘settimo cielo’ Renzi he su Fb non ha mancato di affondare il colpo. “Oggi ha parlato la Cassazione – ha scritto – e per la quinta volta ha criticato l’azione della procura di Firenze, oggi c’è un messaggio di speranza per i più giovani: quando parla la giustizia, tace il giustizialismo”. E per Travaglio e Co., non resta che il Maalox.