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Il Pd vuole il proporzionale, ma Letta parla d’altro e lancia i “Sassoli camp”: oltre qualche avvertimento ai suoi

Dalle “Agorà democratiche” ai “Sassoli camp” è un attimo, la fantasia del segretario Pd, Enrico Letta è fervida nel rinviare sine die la discussione interna sulla legge elettorale

di Peppe Papa

Dalle “Agorà democratiche” ai “Sassoli camp” è un attimo, la fantasia del segretario Pd, Enrico Letta è fervida nel rinviare sine die la discussione interna sulla legge elettorale. Il tema non è di facile svolgimento, c’è da capirlo, considerando il contrasto tra la linea ufficiale del partito e i suoi desiderata.

Nella direzione nazionale del dicembre 2019, epoca Zingaretti, fu sancita la preferenza per un ritorno al sistema proporzionale e da all’ora nessuno ha più messo in discussione la scelta, tranne lui e pochi altri che invece propendono per il maggioritario.

Un argomento che, il leader dem, ha sempre evitato accuratamente di affrontare apertamente nelle sedi deputate dell’organizzazione, parlandone invece senza veli in pubblico, come se fosse la cosa più normale del mondo, dando per scontato quello che scontato non è.

Cosa che sa bene, ma che finge di ignorare per continuare a correre appresso al suo disegno di “Nuovo Ulivo”, in asse principale con i Cinquestelle, da contrapporre al polo di centrodestra. Uno schema che per trent’anni non ha funzionato, in termini di stabilità e crescita del Paese, e che gli stessi più convinti sostenitori del bipolarismo hanno ripudiato.

Anche se, nella direzione del partito di ieri, qualche novità sul punto è arrivata, pur se in maniera subliminale come è nello stile del felpato democrisitanissimo segretario.

In pratica, ha fatto capire di avere lui, per il momento, il pallino del gioco in mano. Vale a dire, la prima e ultima parola sulla composizione delle liste alle prossime elezioni politiche e che chi non si adegua potrebbe restarne fuori.

Noi abbiamo l’ambizione di vincere, non l’istinto di sopravvivere – ha detto a certo punto del suo intervento – Io non so come andremo a votare   non so con quale legge elettorale, non so se come segretario avrò un qualche ruolo nello scegliere la squadra che sarà in campo”.

Questa la premessa, “ma se avrò un qualche ruolo – ha proseguito – io guarderò ogni giocatore negli occhi, e se vedrò in quegli occhi gli occhi di tigre di chi vuole vincere, allora contribuirò a metterlo in campo; se viceversa vedrò gli occhi di chi vuole pareggiare, allora dirò che forse è meglio fare un giro in panchina e pensare alla prossima volta”.

Partito l’avvertimento è passato poi, senza colpo ferire, al coup de théatre i “Sassoli camp”, appunto, giusto per parlare d’altro e assicurarsi i titoli dei giornali il giorno dopo, com’è puntualmente avvenuto. La legge elettorale può attendere, quel che serve adesso è l’approfondimento, evidente che le Agorà non sono bastate, o forse hanno ‘stancato.

Fatto sta che avranno un supplemento estivo, “una sintesi”, ha annunciato Letta, delle proposte emerse nel corso della precedente iniziativa “democratica dal basso”, articolata in dieci campi in tutta Italia nei quali, per alcuni giorni, si proverà a tirare fuori qualche risultato, che sia uno, dopo tanto parlare.

Nel frattempo, sul tema spinoso di come andare a votare al prossimo giro, meglio temporeggiare, aspettando di vedere come evolve il quadro politico e, soprattutto, come va a finire tra Giuseppe Conte e il M5S, la cosa che gli sta più a cuore. Solo dopo si potrà affrontare la questione e di sicuro, potete giurarci, ci sarà da divertirsi.

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