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Scuola: un’analisi di secondo livello per migliorare le performance di studenti e professori

L’ultima indagine PISA del 2020 ha evidenziato che gli allievi quindicenni italiani mostrano bassi livelli di performances in lingua, matematica e scienze rispetto alla media OCSE

di Maria Rosaria Forni*

L’ispirazione di questo contributo trova la sua origine nella legge 107- articolo 1, comma 121-122-124. In particolare, il comma 124 recita: “nell’ambito degli adempimenti connessi alla funzione docente, la formazione in servizio dei docenti di ruolo è obbligatoria, permanente e strutturale. Le attività di formazione sono definite dalle singole istituzioni scolastiche in coerenza con il piano triennale dell’offerta formativa e con i risultati emersi dai piani di miglioramento delle istituzioni scolastiche previsti dal regolamento di cui al decreto del presidente della Repubblica 28 marzo 2013, n 80, sulla base delle priorità nazionali indicate nel Piano nazionale di formazione, adottato ogni tre anni con decreto del Ministro dell’istruzione ecc.

L’utima indagine PISA del 2020 ha evidenziato che gli allievi quindicenni italiani mostrano bassi livelli di performances in lingua, matematica e scienze rispetto alla media OCSE, risultati, che – per essere contrastati efficacemente – richiedono un’interpretazione approfondita dei fattori strutturali che li determinano. Andrebbe individuata, tra tutti questi fattori, l’incidenza specifica che la scuola (il suo cosiddetto valore aggiunto), con le sue pratiche didattiche e gestionali, apporta o meno.

Ecco perché si potrebbe proporre alle scuole una ricerca di secondo livello, rispetto all’indagine suddetta, proprio con lo scopo di esplorare e valutare l’incidenza che ha sui risultati scolastici sia l’insieme dei fattori che li influenzano (strutturali, socio-culturali ecc.), sia l’incidenza specifica che hanno i diversi ordini di fattori distintamente considerati, a partire da quelli più direttamente attribuibili alla scuola, in modo da definire e sostenere strategie di miglioramento controllabile delle pratiche professionali.

In tal modo si realizzerebbe una “valutazione di efficacia” della scuola, adottando un modello di analisi e di valutazione fondato sulla correlazione sistematica tra esiti scolastici e pratiche professionali.

Secondo quest’impostazione di indagine, i fattori da esplorare sono: 1) gli esiti scolastici, che consentono di definire, quantificare e qualificare l’insuccesso formativo e, più in generale, il rendimento complessivo della scuola; 2) il funzionamento della scuola e, più precisamente, l’intreccio che in esso si realizza tra pratiche di insegnamento e pratiche di gestione; 3) tale esplorazione riguarda anche due rilevanti fattori “di sfondo” (il profilo professionale dei docenti e il profilo socio-culturale degli allievi) che dovranno costituire difatti lo sviluppo della ricerca che si propone.

In sostanza si dovrebbe cercare di esplorare l’esperienza scolastica nella sua reale e concreta “interezza fenomenologica”, come contesto in cui agiscono, si relazionano e si integrano soggetti e fattori plurimi, producendo appunto i risultati scolastici.

Pertanto andrebbero analizzate le pratiche professionali rispetto a questi specifici ambiti: 1) progettazione, 2) valutazione degli allievi, 3) formazione dei docenti. I suddetti ambiti dovrebbero essere assunti come variabili ed analizzati ciascuno rispetto a determinati parametri di qualità.

Rispetto alla progettazione, una pratica progettuale – per essere definita di qualità – dovrebbe essere costituita dai seguenti elementi: un’analisi delle esigenze formative; una selezione degli obiettivi della progettazione, condotta rispetto alle effettive priorità individuate; una formulazione degli obiettivi dell’attività progettuale espressa in termini di “risultati attesi” verificabili, accertabili, valutabili, validabili; un’adeguata pianificazione degli interventi; un’esplicitazione dei criteri di verifica dei processi e degli esiti, con la definizione di un protocollo valutativo funzionale al controllo dei processi e finalizzato ad accertare, valutare e validare gli esiti.

Rispetto all’insegnamento, i parametri di qualità dovrebbero essere: una definizione generale degli obiettivi dell’insegnamento espressa in termini di indicatori (cioè di apprendimenti attesi nell’allievo), operazionalizzati però in descrittori, cioè apprendimenti specifici oggettivamente rilevabili; una conoscenza del potenziale apprenditivo dell’allievo, l’individuazione ed utilizzazione competente dei contenuti, modi e strumenti dell’insegnamento, euristicamente adeguati alle conoscenze da acquisire e massimamente sollecitatori dell’apprendimento, una verifica dell’apprendimento, concepita e praticata come strumento sistematico e parallelo di validazione dell’insegnamento; la costruzione intenzionale e sistematica degli apprendimenti e di un sapere organico, articolato, significativo, utilizzato dal soggetto che apprende come strumento di indagine, di spiegazione, di elaborazione creativa dell’esperienza e della conoscenza.

Rispetto alla valutazione degli allievi, i parametri da individuare dovrebbero definire una pratica valutativa costituita da: un’analisi della situazione d’ingresso dell’allievo, con la sua storia scolastica; l’analisi degli apprendimenti presenti; una valutazione del suo potenziale apprenditivo; una definizione attendibile del suo profilo emotivo-affettivo-relazionale sociale; una conoscenza attendibile del livello di aspettativa dei genitori e del livello di autostima e di aspirazione dell’allievo; una definizione esplicita e condivisa, nella scuola, dei traguardi minimi (disciplinari e “funzionali”), espressi in termini di comportamento oggettivamente accertabile o attendibilmente inferibile; una definizione esplicita e condivisa di un protocollo valutativo (fatto di strumenti di verifica, di modalità di accertamento, di criteri di valutazione dei contenuti accertati); una finalità promozionale e formativa rispetto all’allievo (e anche per questo trasparente); una finalità automigliorativa nei confronti della pratica scolastica (assumendo gli esiti conseguiti dagli allievi come essenziale parametro di efficacia della scuola).

Rispetto alla formazione in servizio i parametri da individuare dovrebbero definire una pratica della formazione in servizio costituita da: un’assunzione chiara, come principale scopo di un incremento delle competenze presenti e di uno sviluppo professionale (acquisizione di competenze nuove) dei singoli docenti e del collegio, come soggetto collettivo e come organo tecnico che opera in una determinata unità scolastica; l’assunzione di una logica decisionale partecipata e cooperativa nell’elaborazione, definizione e gestione del piano di formazione e aggiornamento, per renderlo effettivamente rispondente ai bisogni formativi dei docenti e per fare dell’unità scolastica un committente consapevole di formazione, non un “ destinatario”; la scelta di contenuti della formazione che abbiano per oggetto l’esercizio professionale consapevole (anche nella sua dimensione teorica); l’assunzione della riflessione sull’agire professionale come metodo generale della formazione in servizio (autoformazione); l’assunzione del miglioramento della pratica didattica come criterio di validazione specifico (dell’incidenza della pratica formativa sulla pratica professionale) e del miglioramento degli esiti degli allievi come criterio di validazione generale.

L’analisi delle pratiche professionali può, pertanto, consentire in tal modo di costruire un Piano di intervento fondato sugli effettivi bisogni prioritari delle scuole, individuati dagli stessi operatori (dirigenti e docenti) attraverso un’auotanalisi professionale che, assumendo come riferimento i suddetti parametri di qualità, consente di individuare gli “elementi adeguati” e gli “elementi da migliorare” delle quattro pratiche da indagare.

Infatti i risultati della ricognizione e auto-valutazione effettuate sulla propria scuola da dirigenti e docenti possono costituire una mappa che permette un’esplorazione della adeguatezza effettiva delle pratiche professionali, in quanto consente di rilevarne la coerenza (rapporto tra pratiche dichiarate e desumibili), la congruenza (rapporto tra bisogni rilevati ed interventi migliorativi individuati), la rispondenza (rapporto tra qualità intrinseca delle pratiche e risultati apprenditivi degli allievi) e infine la convergenza (tra docenti e dirigente nell’autovalutazione complessiva della scuola) come elemento di intreccio che orienta e condiziona l’intero “funzionamento complesso” dell’unità scolastica.

E sarà proprio il grado di inadeguatezza rilevato ad indicare le aree prioritarie di intervento e i contenuti specifici di miglioramento su cui focalizzare l’attenzione rispetto a ciascuna area, scelti tra quelli convergentemente individuati da docenti e dirigenti.

In conclusione, un piano di interventi che si ispiri alla presente proposta dovrebbe ipotizzare sul piano interistituzionale un determinato modello di controllo dei processi formativi che integri funzioni e compiti dei vari soggetti (scuole, USR, Enti territoriali).

*Responsabile Gruppo di lavoro Cantiere Giovani – Riforme della scuola

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