

di Peppe Papa
Armiamoci e andate. Armiamoci, naturalmente, nel senso dell’uso solo delle proprie mani come deterrente bellico per imporre la pace, mentre l’andate è riferito ai governanti, invitati in prima persona a recarsi nel luogo del conflitto a frapporsi alle forze combattenti fermando le ostilità con la sola forza morale del grande gesto simbolico.
In quanto a noi, continueremo a seguirvi con partecipazione comodamente seduti in qualche studio televisivo a fare chiacchiere senza costrutto sulla guerra, o scrivere editoriali raffinati sulla situazione con gli immancabili suggerimenti su cosa fare, sperando che tutto finisca presto e ritorni come prima. Intanto, in Ucraina, piovono le bombe e sono già a migliaia i morti.
E’ come una malattia genetica, quella di una certa parte dell’intellighenzia di sinistra, la problematizzazione della realtà senza costrutto al fine solo della propria vanità. Il “sì, ma”, il “benaltro”, il pacifismo di maniera come in questo caso. Per loro, aver deciso di fornire alla resistenza ucraina le armi per difendersi dall’esercito invasore di Putin, è stato un grave errore destinato a inasprire il conflitto.
Servirebbe, invece, un atto di eroismo come quello appunto di organizzare un summit nella capitale ucraina sotto assedio. Lo ha proposto qualche giorno fa, e non con la consueta ironia, Michele Serra su Repubblica chiedendosi cosa succederebbe “se i ventisette ministri degli Esteri, o meglio ancora, i ventisette premier facessero della propria presenza fisica un’arma, anzi una testimonianza ben più forte di un’arma: che effetto farebbe, sulla scena del pianeta?”.
Stessa cosa l’ha pensata l’immarcescibile “sinistrato”, il professor Tommaso Montanari su il Fatto quotidiano, poi in televisione dalla Gruber. “La Commissione europea – ha affermato convinto – dovrebbe riunirsi a Kiev in carne e ossa con i capi di Stato e di governo, come segno potente di vicinanza e di interposizione simbolica”.
Infine l’ex Ministro e stimato economista, Fabrizio Barca il primo a evocare le “mani nude” – il secondo è stato Salvini che si è spinto a farsi promotore di una marcia per la pace composta da “centomila persone” che dalla Polonia raggiunga la capitale martoriata – il quale ha twittato tutta la sua contrarietà all’iniziativa del governo italiano di fornire materiale bellico agli ucraini.
“Fermare l’aggressore – ha scritto Barca – è certo l’obiettivo ed è ciò che può ridare pace e vita civile agli ucraini. Ma come farlo? Mettendo armi standosene a casa o affiancandoli sul campo a mani nude per acquisire l’autorevolezza per trattare?”. Di sicuro c’è che lui sarebbe tra quelli che in tutti i casi resterebbe a casa, certo non sarebbe granché eroico, ma suvvia basta il pensiero.
Insomma, solita solfa da sinistra radicale, buona per affollare manifestazioni di piazza – testimonianze importanti per carità – ma utili perlopiù a personaggi come il segretario della Cgil, Maurizio Landini di giocare al capo popolo in favore di telecamera per i tg serali. Poi tutti a casa, domani è un altro giorno, ché il fragore delle bombe, la morte che procurano sono per fortuna da un’altra parte.