

di Peppe Papa
Se vuole essere il leader vero del centrodestra, basta pagliacciate, dichiarazioni sopra le righe, atteggiamenti sbracati, proclami solenni disattesi dopo un quarto d’ora, iniziative improvvide e pasticciate solo per mantenere alta l’attenzione. Ma, soprattutto, basta giornalisti e telecamere.
Silvio Berlusconi è stato chiaro con Matteo Salvini: o lo sta a sentire, oppure può scordarsi che lo incoroni suo successore, lasciandogli in dote quel che è rimasto del capitale politico accumulato in trent’anni di attività ai massimi livelli istituzionali. Nominarlo suo erede, ecco, ma a patto che cambi registro.
Il Cavaliere, insomma, pare si sia convinto a passare la mano come da tempo gli consigliano figli e amici fidati, e non avendo intorno personale umano degno di raccogliere la successione, ha deciso di puntare sul capo della Lega. Che, nonostante tutto, qualche buon successo ha portato a casa, anche se poi maldestramente sciupato.
Salvini ha capito, i tempi della “Bestia” sono definitivamente finiti e Giorgia (Meloni) lo ha surclassato, pertanto non si è lasciato sfuggire l’occasione di dare un senso al suo ipertrofico attivismo che lo ha portato più volte a sbattere, soprattutto negli ultimi mesi.
Ha già incontrato il patriarca azzurro due volte. La prima, il 19 marzo, ospite della festa di Villa Gernetto per la ‘celebrazione’ del matrimonio proforma tra questi e la deputata di Fi, Marta Fascina, che ha indispettito non poco la leader di Fdi, risultata tra i non invitati.
La seconda, più strettamente politica, martedì scorso a Arcore, quando si sono incontrati per parlare della situazione internazionale e dei prossimi appuntamenti in vista delle elezioni amministrative di primavera. Intanto, da alcune settimane, è arrivato il cambio di passo rispetto al rapporto coi media, cominciato con l’ultima ridicola figura rimediata in Polonia.
La maglietta con l’effige di Putin, sventolatagli sotto il naso dal sindaco di Przemyl a ricordargli chi sono i suoi amici, è stato come essere investito da un treno, in quel momento avrebbe voluto sparire, ma era ormai finito sui Tg di mezzo mondo.
Da quel momento è uscito di scena, attento a dribblare cronisti e cineoperatori, evitando di esporsi, a maggior ragione nel bel mezzo di una guerra nel cuore dell’Europa, con la quasi certezza di diventare un facile bersaglio per i tanti che lo attendono al varco per ‘distruggerlo.
“E’ una scelta, si tratta di tattica” hanno fatto sapere dal suo entourage, di sicuro ha influito sul suo nuovo profilo light, il malumore montante nel partito costretto a subire le irresponsabili intemerate del Capitano. Quindi nessun punto stampa dopo il consiglio federale del 22 marzo scorso, una ‘chiacchierata’ con Bruno Vespa alla Fiera di Verona, stop alle dirette social. Eclissato.
Per ora esame superato, Berlusconi può essere soddisfatto, tocca ora passare alla politica per lui materia ostica. Sempreché, nel frattempo, mentre studia e il mondo va avanti, non nascano altre urgenti incombenze che non permettano di aspettarlo costringendo i colonnelli del partito al golpe, già nell’aria da tempo, e addio sogni di gloria.