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Maggioritario, Letta abbocca all’amo di Meloni: ma è in parlamento che si fanno i governi

Continua il gioco di sponda dei due leader verso la sfida bipolare, con il segretario Pd che rischia di rimetterci a fare il gioco dell’avversaria

di Peppe Papa

Continua il gioco di sponda tra Letta e Meloni con il segretario del Pd che rischia di rimetterci a fare il gioco dell’avversaria, intestardendosi ad accettare, in maniera spavalda, la sfida maggioritaria lanciatagli dalla leader di Fdi.

E’ stato perentorio, basta ‘soccorso rosso’ a governi agonizzanti, chi vince governa per tutta la durata della legislatura, in caso contrario si torna alle urne.

Le prossime elezioni – ha detto – saranno un confronto tra noi da una parte e le destre di Salvini e Meloni dall’altra parte, ma gli italiani devono sapere che se vinceranno loro governeranno per cinque anni, non ci vengano a chiedere poi di rimediare”.

Fin troppo facile e irridente la replica da parte della Meloni: “Chiedere di rimediare a voi? Sono anni che governate grazie ai giochi di palazzo, nonostante il volere degli italiani di mandarvi a casa”.

Dal Nazareno, muti, nessuno a ricordare che i governi si eleggono in parlamento e che il Pd si è al contrario accollato la responsabilità di tenere in piedi il Paese nei momenti di crisi, altro che “giochi di palazzo”.

I dem, evidentemente, preferiscono sconfessare sé stessi, pur di andare allo scontro bipolare, ammesso che riescano a mettere insieme una coalizione di centrosinistra ampia e credibile.

Cosa al momento poco probabile per via di Conte e dei Cinquestelle allo sbando, delle idiosincrasie di Renzi e Calenda, della sinistra pacifista e antiatlantica che si scinde a ogni giro di giostra. E riuscirci non rappresenterebbe, comunque, la garanzia di stabilità, come la retorica dei sostenitori del maggioritario sostiene.

Abbiamo visto come è andata in questi ultimi anni culminati con tre governi di segno opposto nella stessa legislatura, la conferma che si tratta di una fregatura.

In Italia, insomma, non si votano né presidenti del Consiglio, né presidenti della Repubblica, né governi. Ma si scelgono rappresentanti da mandare alla Camera e al Senato a fare il ‘lavoro’ della politica.

Questo Letta lo dovrebbe sapere e farebbe bene a tenerlo a mente prima di lanciarsi in improvvide promesse che sa di non potere mantenere, visto che nessuno è in grado di prevedere come andrà a finire nel 2023, sempre che qualche sbandato non pensi di buttare giù Draghi prima del tempo.

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