

di Peppe Papa
Sono tempi confusi e può succedere di tutto in questa specie di teatrino dell’assurdo in cui si è trasformata la politica italiana. Tre governi di segno opposto nell’ultima legislatura, alleanze tra i partiti che si fanno e si disfanno, prese di posizione che durano l’arco di un mattino, assoluta inconcludenza e mancanza di idee per il futuro, questo è lo spettacolo cui assistono gli italiani da tempo. Perciò, non si meravigliano più di nulla di quel che accade, sono abituati al peggio, non ci fanno ormai caso.
Così può capitare che Matteo Salvini e Vincenzo De Luca si incontrino e si scambino reciproci apprezzamenti scoprendo di avere un comune sentire su quasi su tutte le questioni più importanti che riguardano il Paese, dopo essersi insultati per anni, rivolgendosi le più truci contumelie. E’ successo a Napoli, dove i due sono intervenuti alla celebrazione dei 130 anni del Mattino, partecipando a un faccia a faccia al teatrino di corte di Palazzo Reale.
In verità la cosa, purché sorprendente e inaspettata, non ha lasciato del tutto di stucco gli osservatori più attenti, considerando le assonanze politico-ideologiche che li accomunano. Insomma, sono fatti della stessa pasta. Entrambi affascinati dall’autocrazia, sostenitori del pugno duro, dell’estrema semplificazione sul chi comanda e una visione cinica delle relazioni istituzionali.
Non a caso si sono trovati d’accordo, come due vecchi amici che non si vedevano da tempo, sul conflitto in Ucraina registrando le stesse affinità anti Nato, lo stesso ‘pacifismo’, convenendo sul fatto di dover scoraggiare la resistenza di Zelensky a partire dall’invio di altri armamenti. Ma anche sull’autonomia regionale, cavallo di battaglia dei leghisti, hanno parlato la stessa lingua. E su queste due principali direttrici hanno dato vita al loro show.
De Luca a rivendicare il grande lavoro fatto dalle regioni durante l’emergenza Covid sottolineando le inefficienze dello Stato, “abbiamo fatto il 99% del lavoro”, e Salvini a battere le mani e assicurare che la legge quadro sull’autonomia è pronta e presto sarà presentata in parlamento “sperando che nessuno si metta di traverso”. Poi, tra una battuta e l’altra (il governatore della Campania proprio non ce la fa a non imitare Crozza), si è finiti a parlare di guerra.
Per il capo della Lega non ci sono dubbi “l’arma più forte sarà la diplomazia”, per cui basta armi e vedrete che Putin sarà ragionevole, più o meno il ragionamento. Al quale, il Presidente campano, ha replicato alla sua maniera spiccia: “Io ho la sensazione che stiamo nelle mani di una banda di incompetenti”. Riferendosi, come ha chiarito poco dopo, al segretario generale della Nato, Stoltemberg, “il cui nome è già un presagio”.
E via di questo passo, con i russi diventati gli aggrediti, gli ucraini piagnoni e anche un po’ infami e che faremmo bene a non immischiarci più di tanto perché poi finisce male per tutti.
Tanto è stata la sorpresa di trovarsi in sintonia che hanno deciso di rivedersi al più presto, magari con una certa regolarità, “ogni mercoledì”, ha buttato lì Salvini. Il governatore ha ammiccato, chissà che non nasca qualcosa di più ‘profondo’. Non si può mai dire: sono tempi confusi e può succedere di tutto.