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‘The end’ M5S: lo scoop che non è uno scoop, un leader che non è un leader e Beppe Grillo che torna a teatro

Lunedì l’incontro Draghi-Conte potrebbe essere l’ultimo atto della parabola distopica del Movimento con l’atto estremo di abbandonare il governo per provocarne la crisi mortale. Intanto il comico genovese, rassegnato, si arrende e pensa al futuro senza ‘stelle’

di Peppe Papa

Uno scoop che non è uno scoop, un comico disilluso che torna al palcoscenico, un parricidio che ha il sapore della fine. Il M5S completa la sua parabola distopica con l’atto estremo di abbandonare il governo per provocarne la crisi mortale, gli italiani si arrangino.

Gli ultimi giorni sono stati decisivi, fomentati dal circo Barnum che gravita intorno a quelli del “Fatto quotidiano”, per maturare la convinzione di dare un taglio netto con il recente passato di responsabilità istituzionale e ritornare agli antichi fasti barricadieri antisistema nella speranza di non scomparire del tutto dalla scena politica nazionale.

L’offensiva contro l’esecutivo guidato da Mario Draghi, di cui fanno parte dal primo minuto, si è fatto sempre più incalzante appena iniziato il conflitto in Ucraina diventato, in breve, il casus belli per scatenare la guerriglia. Continui distinguo dalla linea di aperto sostegno alla resistenza ucraina assunta dal governo, contrarietà all’inasprimento delle sanzioni alla Russia e all’invio di ulteriori armamenti.

Il tutto ammantato da un pacifismo di maniera, che ha provato a nascondere la battaglia interna al Movimento tra Giuseppe Conte e Luigi Di Maio, conclusasi con l’abbandono del campo da parte del ministro degli Esteri che si è portato appresso una sessantina di parlamentari, facendo perdere ai Cinquestelle la palma di primo partito a Montecitorio e Palazzo Madama.

Un ridimensionamento politico che ha imbizzarrito ancora di più l’avvocato di Volturara Appula, l’ex premier per caso, e i suoi bellicosi seguaci che proprio non ne possono più di “prendere schiaffi”. Tanto che è dovuto intervenire Beppe Grillo costretto a scendere a Roma per riportare la calma e ribadire che a nessuno venga in mente di trascinare il M5S fuori dalla maggioranza.

Nel frattempo, giusto ad accoglierlo nella Capitale, imperversava sui media il fantomatico scoop del foglio di Travaglio sul colloquio tra il premier e “l’Elevato”, in cui il primo chiedeva al secondo di far fuori Conte per manifesta inadeguatezza. A rivelarlo il sociologo di riferimento il professor, Domenico De Masi che giurava di averlo appresso proprio da Grillo.

Un tale polverone che ha provato a mettere in difficoltà il comico genovese e lo scafato ex capo della Bce, senza riuscirci per le scontate smentite dei protagonisti e l’ingloriosa fine di uno scoop che in realtà non era uno scoop. “Lo sapevano tutti” ha confermato De Masi all’Adnkronos ritornando a parlare dopo tre giorni di silenzio, probabilmente per l’essersi reso conto di essere stato messo in mezzo dai suoi ‘amici’ giornalisti.

Dopo l’intervista – ha spiegato – ho visto che la vicenda ha preso una piega da cortile, io non voglio alimentare ulteriormente questa storia, sono una persona seria. Non ho capito perché – ha rimarcato – la mia dichiarazione ha fatto scalpore, dovete cercare i deputati e i senatori ai quali Grillo ha detto quello che ha detto. Io sarò stato la quindicesima, forse la ventesima persona. Ci siamo lasciati promettendoci di tenere tutto riservato e invece lui è andato a parlare con i gruppi a dire le stesse cose che ha detto a me”.

Amicizia finita? “Può darsi, pazienza” ha risposto il professore. E lo scoop del ‘Fatto’? Una bufala, o meglio una trappola tesa a colpire il “padre” – una volta padrone – in prima persona, facendogli capire che per lui non tira più aria, il Movimento adesso è di Conte che, pur se un incapace come non ha mai nascosto di pensare, sarà la testa di legno del futuro pentastellato.

Intanto che decidono come organizzare il parricidio, Beppe è già oltre e “sta iniziando a ragionare su un nuovo spettacolo” ha confermato il suo manager, “ma siamo ancora a livello embrionale”. Insomma, la sua creatura politica, probabilmente data per persa, qualche preoccupazione familiare, la necessità di fare cassa, cosa che il Movimento non gli garantisce più, lo hanno spinto a ritornare al suo antico mestiere.

Lunedì è previsto l’incontro chiarificatore tra Draghi e il leader Cinquestelle che è tornato nelle ultime ore a non garantire la ‘pace’ così come gli suggeriscono i suoi colonnelli, per ora solo nelle riunioni riservate, tutti decisi a ritirare i Ministri e operare lo strappo: “Le nostre proposte non passano mai. Che senso ha restare?”.

Certo, potrebbe essere la fine, ma non è detto che essa non avvenga lo stesso per consunzione, “tanto vale provarci” è la linea dei ‘falchi’. Per Conte è sicuramente una prova decisiva allo scopo di dimostrare la propria statura politica, finora uscita ammaccata, nonostante la popolarità che ancora continua a conservare tra la gente comune. I leader, insomma, non si inventano, lo diventano sul campo e il contesto attuale contiene tutte le condizioni per poter sprigionare il proprio talento. D’accordo, ma tocca averlo.

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