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Rdc, vale più di 3 milioni di voti: Conte se ne appropria, il Pd teme il sorpasso, Renzi tuona “è voto di scambio”

M5S in grande spolvero al sud dove i consensi sono cresciuti, al di là di ogni aspettativa, grazie alla difesa ad oltranza del sussidio, con una spregiudicata campagna elettorale dai toni inquietanti e in alcuni casi intimidatori

di Peppe Papa

Il M5S di Giuseppe Conte pare aver trovato il passpartout per scongiurare la sua definitiva scomparsa e rimettere piede in parlamento, ridimensionato sì, ma dignitosamente. La difesa del Reddito di cittadinanza è stato il cavallo di battaglia della campagna elettorale del Movimento, l’unico provvedimento, di una sciagurata esperienza di governo, andato a buon fine.

C’era da aspettarselo, soprattutto il Pd che ha preso sottogamba l’evenienza sicuro di poter recuperare il voto in uscita dei grillini delusi, invece pare stia andando diversamente, soprattutto al sud, dove i dem sono dati addirittura al terzo posto dietro i Cinquestelle, tanto che dal Nazareno si sono precipitati ad accodarsi allo slogan “il reddito non si tocca”.

Troppo tardi. Aver lisciato il pelo all’avvocato del popolo per tanto tempo, alla fine non ha pagato e scaricarlo poi, fuori tempo massimo, gli ha permesso di posizionarsi alla sua sinistra, rivendicando la purezza di chi sta veramente dalla parte degli ultimi, degli esclusi.

Poco contano le buone intenzioni del piano promosso dal Pd a proposito del contrasto alla povertà – decontribuzione per i nuovi assunti, salario minimo, abolizione degli stage extracurriculari, equo compenso – meglio, subito, i soldi sicuri del Rdc che le chiacchiere buone oggi e dimenticate domani.

Conte, che certo non è dotato di una eccelsa “mente politica”, ha avuto il merito di puntare, senza perdersi in ardite disquisizioni, sull’unico ‘purosangue’ degno di qualche chance a sua disposizione e ci si è buttato a capofitto.

I dati Inps nei primi sette mesi del 2022, riferiscono che solo al sud e nelle isole il sussidio è stato erogato a più di due milioni di persone. Che diventano più di tre comprendendo il resto del territorio nazionale.

Un bacino di voti potenzialmente enorme su cui l’ex presidente del Consiglio ha esercitato fin da subito il suo appeal, spendendo la propria campagna elettorale soprattutto nel Meridione in cerca delle piazze, dei mercatini di quartiere.

E ogni volta un bagno di folla. Mario Lavia su Linkiesta lo ha definito “uno a metà tra Achille Lauro e Chavez”, acclamato da gente festante a mostrare la propria card gialla che “gli consente di vivere”.

L’unico a parlare apertamente di “voto di scambio” è stato il leader di Italia Viva, Matteo Renzi che ha definito l’operazione sul reddito al sud “il più grande scandalo per la politica, perché esattamente un voto clientelare, in qualche modo valorizzato come tale, perché dice ‘se vi tolgono il reddito faremo la guerra civile. Un irresponsabile scandaloso”.

Per tutta risposta Conte gli ha consigliato di girare con la scorta, perché non si può mai sapere quando c’è in giro tanta disperazione, un inquietante avvertimento che ha dato la misura della sua disperata determinazione.

Per il Pd, intanto, si fa dura, non sia mai le previsioni trovino conferma e che i “barbari”, che si pensava di fagocitare , diventino i nuovi padroni del centrosinistra. Sarebbe un disastro. Ma in fondo se la sono andata a cercare.

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