

di Peppe Papa
Come nei più classici dei gialli, l’assassino è sempre il maggiordomo, così Matteo Renzi lo è della politica italiana. Non c’è trama di palazzo che non lo veda protagonista, in cui non abbia messo lo zampino e sempre con esiti dirompenti e inaspettati.
L’ultimo delitto che gli hanno imputato è quello di avere consentito, con i voti determinanti dei suoi e all’oscuro del suo socio Carlo Calenda, l’elezione di Ignazio La Russa alla presidenza del Senato.
Chi, se non lui? Appunto, meglio dare la colpa al maggiordomo, anche se il giochetto è abbastanza scoperto questa volta. Diremmo, ingenuo. Un mistery dal finale scontato che non vale la pena neanche di iniziare a leggere, ma che non ha impedito a Pd, M5S e alla varia galassia dell’opposizione, di puntare il dito sul leader di Italia Viva e, più in generale, sul Terzo polo tutto.
Enrico Letta, visibilmente irritato della piega presa nell’avvio della nuova legislatura è stato il più esplicito, non ha avuto dubbi con chi prendersela e, su Twitter, ha manifestato tutta la propria indignazione per il “comportamento irresponsabile di quei senatori che hanno scelto di aiutare dall’esterno una maggioranza già divisa e in difficoltà”.
“Il voto di oggi in Senato – ha accusato – certifica tristemente che una parte dell’opposizione non aspetta altro che entrare in maggioranza”, che significa Azione e Iv i quali, nell’occasione, hanno dato un segnale di affidabile disponibilità. La replica immediata di Calenda non poteva essere più netta nel rigettare l’insinuazione.
“Sì, Enrico. La tua – a proposito di quale sia la parte dell’opposizione pronta a dare una mano a Meloni – Noi diciannove voti non li abbiamo. E siccome queste cose si vengono sempre a sapere alla fine, ti consiglio di cancellare questo tweet. Invecchierà male”.
Più esplicito è stato Renzi il quale ha chiarito che, proprio perché è il maggiordomo della storia, certe cose non le fa di nascosto, lui parte dal vantaggio di essere a prescindere il colpevole.
“Chi mi conosce lo sa, se fossi stato io l’avrei rivendicato e soprattutto avrei portato a casa qualcosa”, ha puntualizzato con orgoglio. “Chi dice che siamo stati noi a votare La Russa per avere la vicepresidenza – ha spiegato – non capisce che per averla dovrebbero dire di sì anche il Pd e il M5S, e non ce lo diranno mai”
Poi, ha raccontato di averne parlato a lungo con Dario Franceschini e “diciamo che Dario è un ragazzo intelligente”. Appunto, è uno che sa come va il mondo e cade sempre in piedi, possibilmente in un incarico istituzionale, considerandosi modestamente una riserva della Repubblica. Chi può dire che non sia stato lui il maestro concertatore?
C’è chi ne è convinto, come un big di Azione in Transatlantico alla Camera che, sfogandosi con l’Adnkronos, ha senza mezzi termini fatto riferimento all’ex ministro della Cultura a proposito di ‘aiutini’.
“Mettiamola così. C’è un signore di Ferrara che da 25 anni fa questi giochetti in Parlamento. E lo si vedrà la prossima settimana – ha sostenuto -, quando verranno eletti vicepresidenti al Senato Dario Franceschini e Stefano Patuanelli. Loro hanno già l’accordo e si sono blindati con La Russa per non avere scherzi quando ci si voterà”.
Qualche giorno ancora, dunque, per sapere se ha azzeccato la maliziosa previsione, anche se una eventuale conferma non vorrebbe dire automaticamente che avesse ragione. Una suggestione, pur se plausibile, non costituirebbe una prova. Dunque? Delitto perfetto, o quasi.
1 Comment
Non si può dare sempre la colpa di tutto a Renzi, oltre ad essere vergognoso è controproducente per chi lancia l’accusa perché si affretta a discolparsi. Credo che se Renzi avesse votato La Russa lo avrebbe dichiarato come si è sempre assunto le sue responsabilità