

di Peppe Papa
L’obiettivo è sempre lo stesso, far fare al Pd la fine del Partito socialista francese. Matteo Renzi è convinto che sia l’unico modo per far crescere quel fronte liberaldemocratico e riformista di cui ha davvero bisogno il Paese, capace di dare risposte e stare al passo con le sfide della modernità.
Nessun rancore, la questione è politica. Va sciolto il nodo che tiene unito un amalgama mal riuscito, la pretesa ambiziosa di mettere insieme due visioni diverse di società, tra l’altro già obsolete e di radici novecentesche, per farne il partito della nuova socialdemocrazia italiana.
I massimalisti e i guardiani delle poltrone di potere, hanno in tutti i modi soffocato le spinte riformiste, provocando due scissioni, poi perseguendo uno scellerato progetto di recupero del proprio elettorato confluito nel populismo dei Cinquestelle, aprendo un comico corteggiamento con loro finito a pesci in faccia.
A cui si è aggiunta la dura batosta elettorale, con le conseguenti dimissioni per finta del segretario Enrico Letta e la promessa di fare un congresso di rifondazione in che tempi, tutt’ora, ancora poco chiari.
Una confusione in cui Renzi si è andato ad infilare, come è stato palese nel suo intervento di ieri in Senato per il voto di fiducia al governo Meloni, irridendo i suoi ex amici dem e rubando la scena dell’opposizione.
La vera, la sua, quella di Azione e Iv che promette di incalzare l’esecutivo di destra sui temi concreti proponendo soluzioni, rispettosi dei ruoli e senza preconcetti. Il leader di Iv su questo punto è stato chiaro, “se si stratta di discutere di riforme, noi ci siamo”. E anche tanti nel Pd ci starebbero, sempre che si sciolga il nodo suddetto.
Intanto al Nazareno procedono ad andamento lento e litigano tra loro, domani ci sarà la Direzione chiamata a sancire le tappe del congresso, pare che ci dovrebbe essere una piccola anticipazione sui tempi e una semplificazione delle quattro fasi del percorso proposto dal segretario.
Quel che è certo è che la guerra fra le fazioni è in pieno svolgimento, l’ala sinistra non ha ancora un suo candidato e frena “una discussione vera – ha spiegato il vice presidente del partito, Giuseppe Provenzano – ha bisogno di tempi giusti”. Il contrario di quel che vorrebbe Base Riformista (la corrente degli ex renziani per intenderci) che il candidato ce l’hanno e anche molto agguerrito: Stefano Bonaccini.
In questo quadro seminare dubbi, inquietudini, proponendo una leadership e una visione, è un gioco da ragazzi per Renzi fare il mattatore, non a caso ha scelto con cura il momento di quando intervenire per rendere più incisiva la sua offerta politica.
Il suo discorso in Aula ha sedotto anche la maggioranza che è stata per tutto il tempo in silenzio ad ascoltare attenta e in certi casi divertita le parole sferzanti del Senatore, sia nei confronti dei suoi colleghi di opposizione sponda dem, sia di sé stessi. Renzi non ha risparmiato nessuno.
Difficile dire se riuscirà nel suo intento, di sicuro in questo momento lo aiutano le contingenze. Non dovrebbe essere complicato scegliere tra chi discute all’infinito fino a spaccare l’atono mentre il mondo va a rottoli e chi fa i fatti, o almeno ci prova. Comunque i prossimi mesi, tra congressi da fare e azione di governo nei suoi pieni poteri, saranno cruciali per sapere come è andata a finire.