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Addio Pd: sfida Schlein-Bonaccini in equilibrio instabile, M5S e Terzo Polo pronti ad approfittarne

Il congresso Dem si annuncia meno scontato del previsto e le primarie aperte del 26 febbraio prossimo potrebbero sancire un sostanziale equilibrio tra i due principali contendenti

di Peppe Papa

I giochi sembravano fatti per la corsa alla segreteria del Pd, invece la fotografia che stanno restituendo i congressi dei circoli, mostrano un recupero significativo dei consensi della newcomer Elly Schlein che sta insidiando le certezze di Stefano Bonaccini, il governatore dell’Emilia Romagna, accreditato finora da tutti i sondaggi come sicuro vincitore con ampio margine.

Schlein ha ridotto lo svantaggio a 12 punti, quanto basta a detta del suo staff, per giocarsi il risultato ai gazebo il 26 febbraio prossimo. “Se la forbice resta tra il 15 e il 10 per cento – affermano sicuri – la distanza è tutt’altro che incolmabile alle primarie. Siamo sorpresi anche noi, la partita è aperta”.

In tutti i casi per loro sarà un successo anche con una sconfitta onorevole, pochi decimali di differenza potrebbero infatti determinare una situazione di sostanziale equilibrio, destinata a condizionare non poco le scelte del neosegretario e la linea del partito fatalmente, nel caso, orientata a guardare a sinistra.

A Giuseppe Conte e i suoi Cinquestelle, soprattutto. A Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, alla galassia ambientalista e dei diritti, del civismo e del pacifismo tout court, del lavoro precario e del fronte meno violento dell’antagonismo anticapitalista.

Una brutta gatta da pelare per il pragmatico presidente emiliano-romagnolo e la nutrita schiera di riformisti e amministratori locali che sono la spina dorsale del suo schieramento.

Intanto, sorprende come Bonaccini e i suoi ‘generali’ abbiano sottovalutato la capacità della giovane avversaria di saper mettere insieme la legittima necessità del rinnovamento, con la scaltrezza nella gestione del congresso della vecchia guardia.

Da Dario Franceschini a Andrea Orlando, da Nicola Zingaretti a Francesco Boccia, Goffredo Bettini, il ‘guastatore’ Gianni Cuperlo, l’ormai ex segretario Enrico Letta e il suo vice Giuseppe Provenzano. Tutti schierati pancia a terra con lei, impossibile non produrre risultati, almeno “nei circoli della Ztl”, come malignamente insinuano i rivali.

Sta di fatto che la situazione si è complicata e lascia spazio a scenari inediti, capaci di condizionare la politica italiana del prossimo futuro. Il Pd non è un partito qualunque, inevitabile che il risultato del suo interminabile congresso produca effetti a cascata sulla composizione degli schieramenti che si disputeranno la guida del Paese.

M5S e Terzo Polo, in questo quadro, sono comprensibilmente spettatori interessati della contesa. I primi, potranno legittimare la loro appartenenza alla famiglia ‘progressista’ abbracciando i Dem, finalmente “ravveduti”, provando a far valere il proprio peso specifico. I secondi, invece, pronti a aprire le porte ai liberal delusi dalla svolta radicale del partito.

Comunque vada a finire, che vinca Schlein o Bonaccini, la strada sembra segnata. Addio Pd: è stata una bella storia finché è durata. Ma, come sempre, i nodi vengono al pettine e non c’è altro modo per scioglierli che farsi male. Peccato.

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