

di Peppe Papa
Una sconfitta ampiamente annunciata per il centrosinistra che ha pagato la propria frammentazione e la crisi prolungata del suo principale partito, il Pd alle prese con un congresso kafkiano che vedrà l’epilogo alle primarie del 26 febbraio, due settimane dopo la batosta elettorale e giusto in tempo per assolvere il nuovo segretario da qualsiasi responsabilità in merito alla débacle.
Sia in Lombardia che nel Lazio l’affermazione della destra-centro è stata netta e mai in discussione, piuttosto è servita a regolare i conti al suo interno certificando la centralità di Fdi e la leadership di Giorgia Meloni della coalizione di governo. Ma il dato che sorprende è quello dell’astensione record che ha penalizzato in maniera decisiva le forze di opposizione.
Anche questo era prevedibile in considerazione di una campagna elettorale condotta all’insegna del pessimismo e della mancanza di una chiara piattaforma politica che, inevitabilmente, ha tenuto lontano gli elettori dalle urne.
Perché prendersi lo scomodo di recarsi a votare se si è fatto passare la convinzione che “a questo giro si perde” e, comunque, non si intravede una prospettiva di riscossa? Di fatti la gente è rimasta a casa. Magari, sarà per la prossima volta.
Sempre che, nel frattempo, si spera venga fuori un’alternativa all’attuale maggioranza capace di limitarne i danni in termini di diritti civili, economia e rapporti internazionali. Più facile a dire che a farsi però, come proprio il risultato di questa tornata di amministrative ha dimostrato.
Del Pd si è detto, il M5S dopo l’exploit del 25 settembre scorso che lo ha tenuto miracolosamente in vita, si è già sgonfiato e sembra destinato all’inesorabile declino. Il Terzo Polo, invece, è un enigma e una promessa, tante buone idee ma anche molte chiacchiere e una leadership controversa spartita tra due soggetti, Carlo Calenda e Matteo Renzi, dall’ego smisurato.
La divisione dei compiti tra i due sembra finora aver funzionato, uno fa il frontman dell’alleanza Azione-Italia Viva, l’altro si occupa di fornire assist e curare la campagna di Renew europe per le elezioni europee del 2024, l’obiettivo di medio termine del nuovo partito liberaldemocratico e riformista che stanno cercando di far nascere in Italia.
Meta ambiziosa, ma proprio per questo farebbero bene a darsi una mossa, altro che prima la federazione, poi gli altri step di avvicinamento alla definitiva fusione in un unico contenitore.
Va immediatamente dato corso all’organizzazione di una formazione radicata sul territorio attraverso la nascita di circoli, l’individuazione di leader naturali locali capaci di aggregare e farsi punto di riferimento di una comunità.
Non c’è tempo da perdere, il risultato ottenuto il 12 e 13 febbraio nelle due importanti regioni al voto è stato modesto, un segnale forte ad agire senza altre esitazioni, o retropensiéri. Fate presto.
1 Comment
Come già scritto da voi, appena sopra, Il PD é nato già vecchio e se non dovesse far sorgere un nuovo partito, completamente rigenerato, rischia di scomparire prima del tempo. Sarebbe da sperare, che l’eventuale nuovo partito della sinistra, ammesso che si avverasse questa speranza, dovrebbe puntare su una nuova generazione, senza attingere nella vecchia base di dirigenti. Dovrebbe inoltre, cambiare lo Statuto; fissare nuovi criteri di candidature – mai più candidature a vita i fedelissimi; Cambiare il modo della comunicazione interna e esterna, rivolta quasi sempre a loro stessi e mai alla gente. Questo nuovo partito, qualora nascesse davvero, deve saper parlare ai cittadini e non soltanto al proprio interno. Per ultimo, dovrebbe, attraverso lo Statuto, eliminare l’uso delle correnti e di gruppi al suo interno e stabilire, sempre per Statuto, che i mezzi finanziari, per organizzare convegni, riunioni o altro, se li deve cercare al suo interno, attraverso la contribuzione di quei membri, che ricoprono funzioni di rappresentanza istituzionali a tutti i livelli, mai comunque, attingere quattrini all’esterno o da persone estranee al partito! Personalmente, nella fase organizzativa, mi piacerebbe che il nuovo partito ella sinistra moderata, chiamasse o invitasse tutti gli attuali partiti moderati e, quasi per diritto, anche tutti i socialisti italiani, vecchi e nuovo!