

di Peppe Papa
Oramai il M5S è diventato lo zimbello della politica italiana, non tocca più palla ed è apertamente maramaldeggiato da amici e avversari. Il Pd di Elly Schlein lo blandisce trattandolo con sufficienza e gli ruba consensi, dal Terzo Polo è un continuo bacchettare al limite dell’insulto, con quelli di Avs una qualche sintonia, ma quasi sempre a perdere.
Ieri l’ultimo schiaffone dietro la nuca, come facevano una volta i maestri con gli allievi più riottosi, arrivato alla Camera con il voto contrario di maggioranza e gran parte dell’opposizione, alla loro mozione che voleva vietare a chi siede in parlamento di ricevere compensi per conferenze all’estero.
Un chiaro attacco all’odiato Matteo Renzi, che ha intrapreso una brillante carriera in questo genere di attività, finito in maniera mortificante, provocando un travaso di bile a Travaglio e sconcerto nell’ex premier in pochette. Sul ‘Fatto quotidiano’ se la sono presi in particolar modo con il Pd che, a differenza di Alleanza verdi e Sinistra, si è astenuto.
“Un gesto di riguardo nei confronti di Renzi e delle sue consulenze all’Arabia Saudita” hanno sottolineato dal giornale, premurandosi però di definirle “lecite” perché si sa il senatore di Rignano è uno che ha la querela facile nei loro confronti e quasi sempre la vince in tribunale.
Frastornato Giuseppe Conte che, come un bambino tradito, ha manifestato il suo disappunto prendendosela con tutti. “Dopo i gravissimi casi di corruzione collegati al Qatargate – si è sfogato sul quotidiano amico – stupisce che tranne Avs tutti gli altri partiti abbiano votato contro o si siano astenuti sulla nostra mozione”.
Eppure Calenda su Twitter si era detto “pronto a votarla” e anche da Meloni che si “professa patriota in politica” erano arrivati segnali in tal senso, mentre dal Pd si dava per scontato l’assenso. Il che dà la misura della sagacia politica del leader del Movimento e del suo king maker mediatico.
Figurarsi se Calenda faceva uno sgarbo al suo socio, che la premier e i suoi potevano mai aderire a una loro mozione, ma che soprattutto il Pd rinunciasse a distinguere le proprie battaglie da quelle populiste e mosse dal rancore dei Cinquestelle in versione castigatori della “malapolitica”.
Ci vuole del talento per convincersi che sarebbe andata in modo diverso, e non sorprende lo smarrimento di ritrovarsi smentiti e raggirati. Anche questa volta Renzi li ha giocati. Una maledizione.
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I danni che hanno fatto i cinque stelle a questo povero paese con la loro ignoranza con aggiunta notevole malafede (reddito di cittadinanza, superbonus ecc) si sconteranno per anni e anni e ancora hanno il coraggio di parlare e di criticare chi è molto ma molto più preparato e più onesto di loro e mi riferisco a tutti gli altri da Renzi a Calenda alla Meloni alla Schlein a Tajani.