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Terzo Polo, Carfagna soluzione possibile: ma Renzi vuole la testa di Calenda

Nessuna possibilità per ora alla ricomposizione della diaspora. Il leader di Azione “inaffidabile”, l’ex premier deciso a fargliela pagare. Pontieri all’opera

di Peppe Papa

Nessun vincitore e solo sconfitti è la triste realtà emersa dalla diaspora del Terzo Polo, innescata dalla decisione di Carlo Calenda di mettere fine al tentativo di costruire un partito unico con la fusione del suo Azione e Italia Viva di Matteo Renzi. Il sondaggio condotto dall’istituto demoscopico, Izi spa sotto questo aspetto, è risultato impietoso.

Il 7,8% di quanto conquistato il 25 settembre scorso dall’alleanza si ridurrebbe a un misero 3,9% per gli azionisti e poco meno del 3% per i renziani, il resto si disperderebbe in altre direzioni a partire dal Pd fino addirittura a Fdi. Un disastro non c’è che dire. Che ha spinto le ‘seconde linee’ dei due partiti ad uscire dall’ombra dei propri leader, nel tentativo di salvare il salvabile.

Nonostante non sembra ci sia molto spazio in verità per ricucire il rapporto tra Renzi e Calenda, soprattutto per colpa del secondo incapace finora di articolare una strategia alternativa al vaneggiamento di andare da solo convinto di spaccare il mondo.

Mara Carfagna, che è presidente di Azione, ci ha provato proponendo una coalizione che metta insieme “le forze di centro, riformiste, europeiste e liberali che si alleano senza rinunciare ai propri simboli, ai propri leader, alle proprie identità”. Una proposta di buon senso, insomma, che salverebbe capra e cavoli, consentendo di puntare con qualche concreta chance alle europee del 2024.

Da una parte e dall’altra sono arrivati commenti favorevoli, hanno speso parole di assenso convinto Maria Stella Gelmini, Maria Elena Boschi, Elena Bonetti, Luigi Marattin, Andrea Marcucci da poco transitato dal Pd ai Lib dem europei. E anche dal basso, dai territori, dove si continua ad andare insieme in vista delle amministrative di metà maggio, è pervenuta la stessa richiesta. Insomma, si può fare.

Ci sarebbe solo da mettere a posto un dettaglio di non scarsa rilevanza, vale a dire indurre Calenda a ragionare di Politica e convincere Renzi a non infierire sulla personalità, già abbastanza frustrata nelle ambizioni, del suo ex ministro dell’Industria.

Entrambi, e come poteva essere altrimenti, si sono detti favorevoli all’ipotesi, salvo poi l’uno precisare che comunque non vuole avere niente a che spartire con l’altro, l’ex premier deciso a fare terra bruciata intorno all’avversario dal quale ritiene, con ragione, di essere stato diffamato pur di giustificare una rottura senza senso e dalle conseguenze nefaste.

Lo vuole morto (politicamente, si intende) e a tal fine, dando credito ai retroscena di Palazzo Madama, pare stia brigando per guadagnare un paio di senatori da aggiungere al gruppo di Iv e liberarsi di quelli di Azione che sarebbero costretti a confluire, loro malgrado, nel gruppo misto.

Se così fosse, sarebbe un brutto colpo per Azione la cui responsabilità ricadrebbe tutta sulle spalle del capo.

Ma sancirebbe anche, forse definitivamente, la fine di qualsiasi possibilità di addivenire a una ricomposizione, pur se solo utilitaristica, della faccenda.

Guerra totale, in sostanza, dagli esiti per niente scontati, ma che a questo punto appare inevitabile. Se Calenda è una mina vagante, va eliminata, non ci sono altre possibilità, Renzi ne sembra convinto.

Sarà difficile fargli cambiare idea, nonostante il rischio di finire lui stesso bruciato. Ma i veri leader sono fatti così, tutto o niente, non esistono mezze misure. I liberal italiani, nel frattempo, possono aspettare, tanto ormai sono abituati a subire in silenzio e continuare a non votare.

6 Comments

  1. Alfio Baldi ha detto:

    Anch’io sono per una soluzione, ma smettete di dire bugie. Renzi non ha mai detto che vuole la testa di Calenda, me lo ha confermato personalmente. Per quello che può valere, io non voglio la testa di Calenda, ma, dopo quello che ha fatto, non potrà certo essere il capo della coalizione. Se vuoi puoi farlo te cara Mara. (scusa l’eccessiva confidenza)

    • Paolo ha detto:

      Al momento l’unica soluzione possibile e’ ” un passo di lato” di Calenda, come ha già fatto Renzi,e non dovranno ricoprire cariche inerenti alla compagine politica del ” terzo polo”.Poi il congresso, democraticamente, deciderà il segretario .

  2. Ida Romano ha detto:

    Assolutamente d’accordo con Renzi, Calenda ha distrutto un progetto bellissimo, creare un centro democratico e riformista attirando la fiducia di chi si era allontanato dalla politica per delusione sia a dx che a sin, proprio in un momento che il centro poteva avere spazio perché la dx è diventata dxdx, e la sin, ultrasin. Credo che Calenda abbia pensato più al suo potere che al popolo italiano ed ha deluso quelle persone che gli avevano dato fiducia, come me.

    • Amalia fasolom ha detto:

      Calenda ha tirato troppo la corda. Renzi ha fatto passi indietro, non ha avuto ruoli nel partito. È stato ziitp quando calandra continuava a sparlare su Renzi. Ha dato l’impressione di non avere autocontrollo, la smania di esser leader di tutto anche del partito non suo, e ha irritato molti. Infatti non è un leader ha mostrato cinismo cattiveria e frustrazione. Incapace del ruolo che ha.

  3. Luigi Lovato ha detto:

    Calenda ha ampiamente dimostrato di essere inaffidabile: se ci ragiona un poco se ne rende conto anche lui. Carfagna leader del Terzo Polo credo sia accettabile anche da Italia Viva (se eletta democraticamente). Buona serata

  4. Damiana ha detto:

    Una buona idea sostituire Calenda con Farfagna

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