

di Peppe Papa
Le elezioni europee si avvicinano velocemente, giugno non è poi così lontano se si devono mettere a punto strategie e alleanze, c’è bisogno di cominciare a fare sul serio. Continuare a stare appresso alle bizze di Carlo Calenda è una perdita di tempo, meglio farla finita una volta per tutte e chi si è visto si è visto. Insomma Matteo Renzi ha detto basta e ci ha dato un taglio netto piuttosto perfido, scindendo i gruppi unitari di Camera e Senato.
Un colpo soprattutto a Palazzo Madama per Calenda che sarà costretto, in mancanza di numeri, a trasmigrare nel Misto dove gli sarà concesso il solo diritto di tribuna finendo praticamente silenziato. Per questo ha fatto partire i ricorsi e contestato la manovra in punta di cavilli regolamentari, dando la cifra dello sgomento che ha procurato l’iniziativa. “Oggi ufficializziamo la separazione delle strade con gli amici di Azione” ha annunciato Renzi nella sua e-news.
“I gruppi”, ha scritto, ora si chiameranno Italia Viva-Il Centro-Renew Europe, “meglio finire questa telenovela che farci ridere dietro da mezza Italia, io voglio fare politica”. Perché è evidente che di fronte al fallimento del progetto Terzo Polo, la situazione si è fatta complicata per entrambi, il traguardo di sfondare il muro del 4% per entrare a Strasburgo non è a portata di mano e sarebbe stato meglio trovare un accordo, fare politica appunto.
Quindi meglio darsi da fare, la sfida è quella di promuovere un grande fronte unitario delle forze liberaldemocratiche, riformiste e moderate del Paese, presentando una proposta credibile in grado di smuovere anche le coscienze parcheggiate in poltrona del partitone degli astenuti. Per questo, dopo il congresso appena celebrato che ha dato l’ultimo scossone interno con l’uscita di nomi di peso come Elena Bonetti e Ettore Rosato, fino a poco prima suoi fedelissimi, ha deciso di ripartire in giro per l’Italia.
“All’inizio di novembre – ha sottolineato – formalizzeremo gli incarichi e le responsabilità come previsto dallo statuto. Nel frattempo – ha rivelato – voglio fare un tour in dieci città del Paese per invitare i nostri amici e non solo a volare alto e tornare alla politica. Che è la cosa che sappiano fare e che dobbiamo fare”. Prima tappa il 27 a Torino e Verona, il 28 a Napoli e Bari, il 29 a Cagliari e Palermo. Bologna e Roma lunedì 30, il 31 Genova e Firenze, la sua città dove chiuderà il giro.
“Facciamo vedere chi siamo e che ci siamo. E riportiamo un po’ di speranza e di voglia di sognare”. E Calenda? Nel frattempo, come dicevamo, insegue cavilli procedurali nel tentativo di impedire l’operazione e soprattutto per non restituire 300mila euro a Renzi. Contesta l’adesione al gruppo unitario di Dafne Musolino immediatamente arruolata in Iv e si oppone al quorum che ne ha permesso il cambio del nome.
La questione politica neanche sfiorata, in un estremo atto di supponenza, ha evitato di affrontare il tema contando sul fatto che i suoi parlamentari se ne restino buoni, continuando a puntare sullo stucchevole registro del richiamo al “buon senso”, perfetto per i tweet (X) che restano la sua principale occupazione, ma che non spostano di un millimetro il peso del partito. Forse dovrebbe rivedere qualcosa, prima che i suoi stessi ‘amici’ se lo mangino vivo.
4 Comments
Basta con Calenda…
Non abbiamo bisogno di cambia idea ogni starnuto.
Renzi è l’unico di cui mi
fido e naturalmente di Mario Draghi.
Operazione che Renzi doveva fare da tempo!
Anzi per la precisione non ci dovevano essere neanche le liste unitarie alle scorse elezioni, l’ unione con Azione ha fatto perdere a Italia Viva tempo, soldi e voti!
Tanti dei suoi sostenitori non hanno approvato l’ operazione!
Condivido pienamente,Lea, con gli errori si impara.
Dico che Rita : ‘ Basta con Calenda ”
Il tiritessi è durato anche troppo.
Una domanda:
Quale santo ha sulla RAI che quando parla d opposizione al governo riporta sempre i suoi commenti e basta ?