

di Gaetano Piscopo
Non è difficile spiegare le ragioni del chiaro posizionamento di questo giornale nel fronte liberaldemocratico. Da sempre abbiamo sostenuto la necessità di dare vita ad un soggetto di sintesi dei riformisti di ispirazione liberale e democratica e l’unico tentativo lo hanno messo in piedi Emma Bonino e Matteo Renzi con la lista Stati Uniti d’Europa. Un cartello elettorale che può essere il preambolo di un percorso tutto da tracciare, ma necessario anche alla rappresentazione di un nuovo soggetto politico in Italia.
Provando ad immaginare un ruolo più efficace della pattuglia di europarlamentari italiani nel prossimo parlamento europeo, il risultato altro non può essere che sostenere la lista cui hanno dato vita i leader di Italia Viva e Più Europa che contiene, già nel nome, il programma politico da sviluppare nelle sedi istituzionali continentali.
Per meglio identificarlo basta confrontare il documento programmatico della lista e il discorso tenuto da Mario Draghi alla “High-Level Conference on the European Pillar of Social Rights” di Bruxelles il 16 aprile 2024.
Sono la migliore espressione della necessità di un “Cambiamento radicale” dell’Unione Europea. Si tratta di fare una scelta chiara e netta e l’Italia in questo deve assumere il proprio ruolo di Paese fondatore, mettendo a disposizione le proprie migliori risorse.
Non vi è dubbio che nel gioco delle parti oggi all’Italia potrebbe anche spettare la presidenza della Commissione Europea e l’unico vero protagonista politico di questa scelta può ancora essere Matteo Renzi che non ha mai nascosto l’ambizione di proporre Mario Draghi in questo ruolo. Non è poco, non è scontato, ma è un percorso tutto da intentare e sostenere.
Proviamo anche a ragionare sul destino futuro del Mezzogiorno nel quadro delle politiche di sostegno che attiverà la prossima Commissione Europea e proprio qui emerge la necessità di avere validi rappresentanti territoriali capaci di incidere nel governo delle scelte.
Con tutto il rispetto delle proposte in campo, non abbiamo dubbi sul fatto che la scelta dovrà ricadere, su chi ha già dimostrato di essere all’altezza del difficile compito di rappresentare gli interessi territoriali.
Nella lista Stati Uniti di Europa ad emergere a nostro avviso, e lo dichiariamo senza alcuna remora, è Nicola Caputo attuale Assessore all’Agricoltura della Regione Campania, sicuramente il più attivo e produttivo tra i membri della Giunta che vanta anche un trascorso di Europarlamentare risultando nel periodo 2014-2019 il politico più presente e prolifico del parlamento europeo. Merito che gli consente, anche nell’attuale ruolo, di godere ancora della stima degli apparati burocratici bruxellesi.
L’altra candidatura di valore, riteniamo, sia quella di Teresa Bellanova che oltre alla propria lunga esperienza sindacale nel settore agricolo ha ricoperto diversi incarichi di governo: sottosegretario al Lavoro nell’esecutivo Renzi, viceministro Sviluppo economico in quello di Gentiloni, ministro delle Politiche agricole nel Conte II e viceministro alle Infrastrutture e trasporti con Draghi.
Non sono molti, ci risulta, i candidati in grado di vantare esperienze di tale valore. Sicuramente loro due possono rappresentare al meglio la difesa e la tutela dello sviluppo dei nostri territori, questo è certo.
Tutti gli altri partiti hanno candidature di facciata con leader che mai siederanno sugli scranni di Strasburgo e personaggi che spesso sono in contraddizione con valori e posizioni espresse dagli stessi partiti che li hanno candidati.
Un modo per sminuire l’importanza della stessa Unione Europea, nonostante il nostro Paese debba fare i conti con una massa debitoria dei conti pubblici diventata insostenibile e sperare in una Europa più solidale, capace di esprimere la sua univocità tanto nella politica estera quanto in quella della difesa.
Allo stesso tempo, l’Europa deve essere un nuovo competitor globale al pari delle potenze che oggi determinano le scelte e gli equilibri sul piano politico ed economico planetario, facendo valere il suo peso anche con la presenza di una propria diplomazia univoca sui fronti di guerre sempre più pericolose per la difesa di democrazia e libertà.
Le scaramucce italiote e le lotte a difesa degli orticelli politici nazionali non possono offuscare l’importanza del prossimo voto per il parlamento Ue. Non è possibile ridurre questa tornata elettorale ad una semplice lotta di predominanza politica nazionale. Una campagna elettorale accompagnata da annunci, decreti e provvedimenti ideati e formulati al solo scopo di ingannare l’elettorato.
Ci hanno già provato nel recente passato e ne stiamo ancora pagando il conto salato. Una cosa è certa, non è con l’astensione che si può rappresentare il dissenso alle politiche in atto, anzi è l’esatto contrario. Non ci vuole molto, proviamo a ragionare esprimendo un voto che garantisca un vero percorso di cambiamento. Un salto di qualità per costruire i veri Stati Uniti d’Europa, unica possibilità per garantire anche all’Italia, sviluppo e democrazia in una logica di tutela delle nostre tipicità.