

di Gaetano Piscopo
In Gran Bretagna i laburisti dopo 15 anni ritornano a governare con Starmer e lo fanno dopo aver archiviato le posizioni radicali degli ultimi anni. Una valanga di seggi moderati e liberali, ispirati a quel Tony Blair tanto denigrato dalla sinistra radicale.
Insomma, le posizioni legate alla corrente del “liberalismo sociale”, proprio lanciate da Blair, riemergono rispetto a quelle radicali di Miliband e Corbyn. Il risultato è evidente, i seggi si raddoppiano e si avvia una nuova fase di governo cambiando l’inquilino di Downing Street.
In Francia altro che vento di destra, quando il popolo viene motivato alle scelte più importanti va a votare e, l’affluenza alle cabine elettorali, è stata tra le più alte degli ultimi trent’anni. Macron ha dimostrato la sua capacità di leadership.
Ha avuto il coraggio di indire immediate elezioni politiche dopo il risultato disastroso di quelle europee che vedevano il suo partito ampiamente superato dalla destra sovranista della Le Pen. Molti gli davano del folle, ma lui non si è fatto “bollire” dalle aspirazioni antieuropee della destra francese, che avevano facilità di presa sulla popolazione per le lacune e la burocrazia di Bruxelles
Macron ha fatto di più, ha fatto spaccare il fronte conservatore tra la destra radicale e i neo gollisti nel primo turno, ha concretizzato, nel secondo quell’accordo di desistenza che ha rappresentato un argine per la destra radicale.
Il risultato è stato un successo, nonostante il proprio raggruppamento, Ensemble, abbia ottenuto meno seggi rispetto alle ultime elezioni. Rimane però centrale e determinante per ogni possibile scelta di governo.
Il Nuovo Fronte Popolare ottiene certamente un grande risultato come primo raggruppamento parlamentare, ma nel suo interno convivono posizioni antitetiche e incompatibili ad un comune governo.
L’area socialdemocratica rappresentata da Glucksmann e Ruffin rimane quella maggioritaria in questo gruppo, rispetto alla componente radicale rappresentata da Mèlenchon che presto verrà messo da parte.
Questi due importanti risultati vedono esultare tutta la sinistra italiana, ma pongono elementi seri di riflessione proprio sulla essenza delle alleanze, che il PD vuole promuovere da una parte, e la necessità di avere anche in Italia un competitor politico di ispirazione liberale e democratico.
Credo che gli italiani dopo averle provate tutte, e dico tutte, dai governi pentastellati giallo-verdi e giallo-rossi, a quello della destra di Meloni, potrebbero ritornare a votare e capire che gli avventurismi elettorali di chi parla alla pancia dei cittadni e non alle prospettive delle nuove generazioni, non servono.
Per allora bisogna esseri pronti ad una offerta politica seria e responsabile di ispirazione liberal-democratica. È la vera lezione degli ultimi risultati elettorali, tanto per quelli che hanno impedito ai liberali italiani di essere rappresentati in Europa, quanto per quelli che ci vengono forniti dalle elezioni inglesi e francesi.
Se è vero che Matteo Renzi ha già dichiarato il suo fare un passo a lato per dare il via ad un nuovo soggetto, altri dovranno farlo e mi riferisco a quel Carlo Calenda che è ancora fortemente imperniato sulla sua piccola essenza.
Insomma, più che andare a congressi straordinari c’è bisogno di un congresso costituente del nuovo soggetto politico contendibile e democratico capace tanto di dialogare con le altre forze di centro e di sinistra, quanto affermare le sue prerogative e le sue capacità di governare lo sviluppo ed il progresso della nazione.