

di Peppe Papa
Solo Forza Italia può realizzare il Terzo Polo e questa pare sia proprio l’intenzione dei Berlusconi. I figli del Cavaliere lanciano segnali inequivocabili in questo senso, sia attraverso dichiarazioni pubbliche che servendosi del loro ‘impero’ mediatico, senza riguardi nei confronti degli alleati di governo del centrodestra, che soffrono come un vestito troppo stretto.
La strada sembra segnata. Antonio Tajani, il reggente pro tempore del partito, fatica a stare al passo, alterna posizioni progressiste, come sullo ius scholae, a repentini passi indietro allineandosi a quelle spesso più radicali e conservatrici dei partner della coalizione. Non potrà reggere alla lunga, i Berlusconi, probabilmente, hanno già in mente il profilo di chi sarà destinato a prendere il suo posto.
Potrebbe essere una donna, per completare in chiave femminile, dopo Elly Schlein e Giorgia Meloni, il confronto politico italiano del prossimo futuro, dove appunto intendono recitare il ruolo di “vero centro”, equidistante dai due poli, ma con una leggera propensione al momento, fanno capire, verso sinistra. Che sarebbe, poi ricomporre il quadro dei partiti che governano Bruxelles: Socialisti democratici, Popolari, Liberali e Verdi.
Hanno mezzi, risorse, strutture, personale politico e il necessario radicamento sul territorio per riuscire nell’impresa di sparigliare le carte provocando un ripensamento dell’iniziativa dei due principali partiti, Pd e Fdi, e dei loro alleati, o presunti tali. Schlein è quella che più pare aver compreso la sfida, e l’apertura a Matteo Renzi in funzione di presidio dell’area liberaldemocratica moderata, va in questa direzione.
Una chance che l’ex premier non si è fatto sfuggire lanciandosi subito nella nuova avventura, provocando più di un’apprensione nel suo stesso partito e qualche clamorosa rottura con alcuni dei suoi. Lo stesso Carlo Calenda, pur se come sempre schizzinoso, alla fine si è piegato all’invito lanciato dalla segretaria Dem a fare squadra alle prossime elezioni regionali, a partire dalla Liguria, che sarà il campo di prova per definire il perimetro della coalizione, da riproporre poi in Umbria e Emilia-Romagna.
Il resto, per provare a mettere in piedi un’alternativa credibile al governo di destra-centro, lo metterebbero gli Azzurri se l’operazione affrancamento dai tradizionali alleati dovesse riuscire. Nel frattempo, procede spedita, con qualche passo avanti significativo. Nella fattispecie, il quasi certo ritorno alla casa madre forzista del super garantista, Enrico Costa, pronto a lasciare Azione perché contrariato dalla scelta di Calenda di appoggiare Andrea Orlando alla presidenza della Regione ligure.
“Fino al 27 settembre, quando sarà presentata la lista per le regionali in Liguria, io resto dove sono”, ha dichiarato, poi si vedrà. “Non posso certo tacere – ha aggiunto – quanto disapproverei la decisione di Azione di entrare di fatto nel Campo largo. Per giunta per appoggiare Andrea Orlando, il portabandiera della piazza forcaiola di Genova”. Intanto, nei giorni scorsi ha incontrato Tajani, ben felice di accoglierlo “gli voglio bene”.
Per lui che sulla Giustizia incalza Meloni – vedi le visite estive di Fi coi Radicali nelle carceri – l’arrivo di Costa sarebbe un colpo importante, anche in previsione di chi pare sarebbe disposto a seguirlo. Maria Stella Gelmini e Mara Carfagna, ad esempio, le quali non aspettano che l’occasione per mollare anche loro Calenda che le ha profondamente deluse relegandole a fare ‘tappezzeria’. Proprio Carfagna, potrebbe essere la figura su cui punterebbero Marina e Pier Silvio riconoscendole le qualità per guidare il nuovo corso.
Il papà dall’altro mondo di sicuro approverebbe, Mara è sempre stata una delle sue creature favorite, tra le più leali, fedeli e capaci. L’alternativa ideale a Tajani che, proprio per questo non l’ha mai amata brigando contro di lei, approfittando del lento declino del Capo, fino a costringerla a lasciare il partito. Ma erano altri tempi, è ora di cambiare.