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Pd, riformisti e cattolici rivendicano spazio e avvertono Schlein: basta populismo

I convegni di Orvieto e Milano del mondo riformista e di quello cattolico democratico schiacciati dal radicalismo liberal e dal rigido presidio del fidato staff dirigente imposto dalla segretaria

di Peppe Papa

Mentre Giorgia Meloni celebra sé stessa e aggancia il carro della tecno-destra che aspira a prendersi il mondo, unica invitata europea alla cerimonia d’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca, in Italia l’opposizione arranca, irrilevante, nelle secche di un immobilismo prossimo alla rassegnazione in attesa di tempi migliori.

Il Pd, principale partito dello schieramento, continua a balbettare, nonostante sia riuscito a domare le ambizioni di Giuseppe Conte e del suo M5S relegandolo, se vuole, al ruolo di comprimario. L’iniziativa langue, Elly Schlein, la segretaria che tanto ha contribuito alla sconfitta del populismo movimentista degli ex grillini, si è piantata sulle gambe e non sembra in grado di uscire dalla ridotta del Nazareno, dove si è asserragliata con la sua squadra.

Le servirebbero idee, programmi, un ripensamento delle parole d’ordine che hanno caratterizzato la battaglia a sinistra negli ultimi dieci anni, assumendo un atteggiamento più pragmatico e meno romantico, ricollocando i democratici nel solco di una sinistra di governo rinnovata, che è la dimensione che gli compete. Romano Prodi, su questo, è stato perentorio: “Siamo stati muti per troppo tempo corrosi dal mito dell’uomo o della donna sola al comando”. 

Il professore è intervenuto per sottolineare, con il suo endorsement, le iniziative che si sono tenute a Orvieto e Milano, da parte del mondo riformista e di quello cattolico democratico che, nel Pd, faticano a trovare spazi di rappresentanza politica, schiacciati dal radicalismo liberal e dal rigido presidio del fidato staff dirigente imposto dalla segretaria.

Dai due convegni è emerso il disagio vissuto dalle due anime del partito e l’allarme per conseguenze che potrebbero essere nefaste in termini di tenuta, se dovesse farsi largo l’idea di dare vita a una nuova formazione politica che metta insieme le loro istanze, per poi affiancarsi in seguito ai democratici per la sfida nel 2027, o quando sarà, al centrodestra.

Di questa possibilità nessuno ne ha parlato esplicitamente, tranne Matteo Renzi e il sindaco di Milano Beppe Sala che ne hanno prefigurato la inevitabilità, ma è nell’ordine delle cose se Schlein dovesse continuare a ignorarne i segnali. Farebbe bene, dunque, la segretaria a prendere in considerazione l’invito a parlare con i relatori che hanno animato le due kermesse.

Gente di prim’ordine come Ernesto Maria Ruffini, Paolo Gentiloni, lo stesso Romano Prodi, certamente non ostili e sinceramente preoccupati del blocco di potere che sta prendendo forma in Italia, arroccato a Palazzo Chigi. In caso contrario, nessuno si meravigli se la storia dovesse invertire la direzione ritornando al passato. Di nuovo Ds e Margherita, come ai bei tempi, e chissà non fosse la soluzione.

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