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Il Regno delle Due Sicilie “in rosa”: i Borbone dal punto di vista delle regine

Presentato al Circolo dell’Unione di Napoli l’ultimo saggio storico del giornalista e scrittore, Gigi Di Fiore

di Serena Cirillo

Atmosfera d’Antan al Circolo dell’Unione di Napoli per la presentazione dell’ultimo saggio storico di Gigi Di Fiore, giornalista e scrittore, da sempre riferimento per la storia del Mezzogiorno d’Italia, dal titolo: “Le Borboniche – Le grandi regine delle Due Sicilie” (Edizioni Utet).

L’autore non poteva scegliere sede migliore per un evento del genere, fortemente caratterizzato dall’amore per la storia e l’interesse per le Case Regnanti: il Circolo dell’Unione. Tipico ritrovo della nobiltà partenopea, fondato nel 1861 da Carlo Poerio, seguendo la tradizione iniziata dal Re Vittorio Emanuele II, che ha ospitato i Sovrani a lui succeduti e i principi della Real Casa, oltre a numerosi Sovrani, Capi di Stato e Principi stranieri.

In una sala gremita di ospiti, tra appassionati di storia del Regno delle Due Sicilie, nostalgici neoborbonici, giornalisti ed esponenti della nobiltà, la presentazione si è svolta in modo brillante ed interessante sia dal punto di vista storico-culturale, che da quello psico-sociologico.

Sono otto sono le regine di cui Di Fiore traccia abilmente i ritratti: madri, consorti, donne di potere che ebbero una notevole influenza sulle vicende storiche e politiche operando “dietro le quinte” durante i centoventisette anni del Regno delle Due Sicilie, dal 1734 al 1861. Le vicende dei Borbone raccontate attraverso gli occhi, i sentimenti, le emozioni, la vita delle donne che ne furono protagoniste con un ruolo di primo piano.

Un periodo storico denso di avvenimenti e cambiamenti: dall’illuminismo alla Rivoluzione francese, attraverso la Restaurazione e l’Impero napoleonico, fino agli ideali del Risorgimento italiano, che decretò la fine della monarchia borbonica, la più importante del Sud d’Italia.

La prima fu Maria Amalia di Sassonia, consorte del re Carlo III di Borbone, sovrano illuminato e tra i più amati, che divenne regina a soli tredici anni ed ebbe un forte ascendente sul marito. L’ultima regina dei Borbone fu Maria Sofia, che visse la tragica esperienza dell’esilio col consorte Francesco II e fu l’unica a vedere il 1900.

L’evento è stato introdotto dalla principessa Federica de Gregorio Cattaneo, delegata per Napoli e Campania dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio, che ha posto l’accento sulla modernità delle sovrane descritte nel libro, sulla loro intraprendenza, cultura, attivismo politico e sociale, citando sinteticamente le azioni per cui si sono distinte.

E’ intervenuta per un saluto Sua Altezza Reale Beatrice di Borbone, discendente della dinastia, ricordando che quest’anno ricorre il centenario della morte della regina Maria Sofia e ringraziando i napoletani per la loro attenzione alla memoria dell’ultima regina del Regno delle Due Sicilie.

La giornalista Titti Marrone ha esordito leggendo un brano sui sovrani Ferdinando e Carolina, che ha poi commentato: “E’ un libro molto raffinato e denso, ma estremamente gradevole, in quanto coniuga i fatti storici e la cronaca dal piglio giornalistico con grazia. Restituisce alle donne il ruolo autentico che hanno avuto: politico, culturale e storico. L’autore descrive una serie di figure femminili con sguardo imparziale entrando persino nella loro intimità in modo discreto, ma come passaggio necessario a spiegare il motivo di certe scelte e comportamenti”.

Il giornalista Francesco De Core, redattore capo di Repubblica, ha parlato dell’importanza che queste sovrane ebbero nella gestione politica del Regno, raccontando episodi cruciali in cui vita privata e ragione di Stato si sono intrecciati determinando così fatti storici fondamentali. Maria Carolina fu nota, tra l’altro, per aver dato un forte impulso alla cultura; Maria Amalia, sebbene regina a soli tredici anni, sposata per procura e proveniente da un paese totalmente diverso da Napoli, si integrò benissimo e governò fianco a fianco col marito Carlo III dando origine ad un’epoca d’oro per il regno.

Il terzo relatore, il giornalista Alessandro Barbano, ha messo in rilevo l’aspetto della carnalità, che non viene trascurato nel libro, anzi è centrale in quanto alla base della sopravvivenza dinastica. La serata si è conclusa con l’intervento dell’autore, che dopo aver ringraziato i relatori per l’attenzione nella lettura del suo libro e per le relazioni di altissimo livello culturale, ha “regalato” al pubblico degli aneddoti e delle curiosità presenti nel libro che hanno aperto uno scenario nuovo ed estremamente interessante sulla storia del Regno delle Due Sicilie dalla parte delle donne.

2 Comments

  1. Giovanni ha detto:

    Sempre stimolanti le recensioni di Serena Cirillo.
    Grazie

  2. Antonella ha detto:

    Deve essere stato veramente un bell’incontro. L’articolo racconta bene.

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