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Italia Viva si ritrova a Genova: tra rilancio e inquietudini, Renzi detta la linea

Un’assemblea nazionale che sa di punto di svolta. O, a seconda delle letture interne, di ultimo giro di boa. Il partito riunito a Genova per la sua prima vera assise nazionale post-Europee

di Annalisa Pinto

Un’assemblea nazionale che sa di punto di svolta. O, a seconda delle letture interne, di ultimo giro di boa. Italia Viva si è riunita ieri a Genova per la sua prima vera assise nazionale post-Europee. Non è un caso che la scelta sia caduta sulla Liguria, terra simbolica di sfide controverse per i riformisti — dal Terzo Polo mancato ai tentativi di radicamento civico — ma anche una delle poche regioni dove i comitati locali del partito sono ancora attivi e presenti.

A guidare i lavori, ovviamente, Matteo Renzi. Il leader è salito sul palco con piglio deciso, in camicia senza cravatta, e ha parlato per oltre un’ora. “Il nostro compito non è inseguire i sondaggi – ha detto – ma indicare una direzione, anche quando è impopolare”. Applausi convinti, ma non fragorosi. L’entusiasmo dei tempi d’oro è lontano. Tuttavia, Renzi resta il perno attorno a cui ruota tutto.

L’assemblea si è aperta sotto il segno del “nuovo inizio”. Sul tavolo, il tentativo di ridefinire la missione del partito dopo l’esperienza fallimentare del Terzo Polo con Azione. “Non rinneghiamo nulla – ha spiegato Raffaella Paitama adesso dobbiamo costruire una forza che abbia una sua identità chiara. Italia Viva non è un taxi elettorale, è un progetto politico”.

Ma qual è oggi questa identità? Nel dibattito interno emergono visioni diverse. C’è chi, come Ernesto Magorno, rilancia un profilo fortemente riformista e autonomista, “in dialogo con il PPE europeo e con i popolari italiani, se mai ne esisteranno davvero”. Altri, come la giovane consigliera milanese Lisa Noja, chiedono invece una svolta organizzativa: “Senza una rete territoriale vera, resteremo sempre un partito da talk show”.

Nel backstage dell’assemblea si è discusso – a microfoni spenti – di equilibri interni. Renzi ha lasciato intendere che non intende tornare a fare il candidato, ma vuole restare regista. “Matteo sta cercando una nuova formula – confida un parlamentare ex PDuna leadership meno frontale, più strategica. Ma senza di lui, Italia Viva si sgonfia”.

Un tema ricorrente nei corridoi del centro congressi è stato il futuro prossimo del partito: che fare in vista delle Regionali del 2025? La Toscana è in cima all’agenda. Lì Renzi sta lavorando a una lista civica ampia, che potrebbe diventare il laboratorio per una nuova piattaforma centrista. Anche se un altro dirigente, in forma anonima, è più caustico: “Qui c’è un problema di chiarezza. O siamo il centro liberale del futuro, o siamo il comitato elettorale permanente di Matteo. Ma non possiamo più essere entrambi”.

A differenza di altre occasioni, non si sono visti molti big nazionali. Maria Elena Boschi era presente ma non ha parlato. Francesco Bonifazi si è limitato a un saluto istituzionale. A prendere la parola sono stati soprattutto amministratori locali, consiglieri comunali, ex sindaci: il “vero zoccolo duro” di Italia Viva. Proprio da loro è arrivato il messaggio più netto: serve concretezza, e servono alleanze.

Se vogliamo contare alle prossime amministrative – ha detto con franchezza il sindaco di un piccolo comune ligure – dobbiamo smettere di dividerci. Nei territori la gente non capisce le nostre liti con Azione o con +Europa. Vuole sapere cosa proponiamo per la scuola, per i trasporti, per l’economia reale”.

Dall’assemblea è emersa la proposta di una “carovana riformista”, una serie di incontri in tutta Italia per rilanciare il messaggio di Italia Viva sui territori. Sul fronte interno, si prepara, invece, una parziale ridefinizione degli incarichi dirigenziali. Ma non ci sarà un congresso vero e proprio, Renzi sembra intenzionato a coinvolgere nuovi volti nel coordinamento. In pole position, giovani amministratori del Nord e alcune figure provenienti dal mondo delle professioni. Un modo per dare l’idea di un rinnovamento, senza rinunciare al controllo del partito.

Che, pur se piccolo, e nonostante rotture e delusioni, conserva una nicchia di consenso reale e una macchina organizzativa agile. Renzi resta il motore, ovviamnete, ma anche il limite: senza di lui, il partito rischia di perdersi. Con lui, molti temono che non si possa davvero aprire una nuova fase. L’assemblea di Genova non ha sciolto tutti i nodi, ma ha indicato una volontà: resistere, reinventarsi, e forse, sorprendere ancora.

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