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Architettura e amore nelle fotografie di Daniele Ratti in mostra a Napoli

Due cuori e una capanna” un modo figurato per descrivere l’amore capace di creare un rifugio, una tana, un luogo condiviso in cui ritrovarsi. Alle Gallerie d’Italia a Napoli dal 12 giugno al 14 settembre 2025

di Chiara Sacco

Due cuori e una capanna” un modo figurato per descrivere l’amore capace di creare un rifugio, una tana, un luogo condiviso in cui ritrovarsi. Per l’artista Daniele Ratti questa espressione supera il significato figurativo e arriva nella sua forma fisica attraverso la rappresentazione di luoghi veri, reali, in cui alcune storie d’amore hanno trovato il loro nido, costruito un’architettura della cura.

Il progetto fotografico di Ratti in mostra alle Gallerie d’Italia a Napoli dal 12 giugno al 14 settembre 2025,  esplora il legame tra le grandi storie d’amore e l’architettura che le ha ospitate a partire dall’archetipo della capanna, in quanto prima forma abitativa adottata dall’uomo e simbolo di un’intimità familiare. La casa in questo senso non si presenta solo in quanto spazio ma come un modo di conoscere più profondamente i legami delle persone che le abitavano e le davano vita.

Daniele Ratti, architetto di formazione e fotografo per vocazione, adotta uno occhio estremamente misurato nell’osservare gli spazi domestici altrui. La sua attenzione è rivolta non solo all’estetica della casa, quanto alla sua capacità di trattenere le tracce di una relazione. Il suo sguardo si fa quindi motore di un’indagine visiva sulla persistenza dell’amore nello spazio abitato.

Sono 42 le fotografie esposte, selezionate da un corpus più ampio, di cui tra le più iconiche vediamo: “Le Cabanon” di Le Corbusier, costruita nel 1951 per Yvonne Gallis sulla Costa Azzurra: un micro-spazio (3,66 × 3,66 m) manifesto dell’essenzialità domestica e nido razionale.

La “Villa E-1027” di Eileen Gray, un’icona del modernismo europeo degli anni ’30, pensata per condividere la vita con Jean Badovici, con un affaccio sul mediterraneo che le dona un carattere libero e arioso, flessibile e trasparente, come la coppia che la abitava.

La casa di Angela e Mimmo Jodice a Posillipo, una delle presenze più emozionanti in mostra che ci parla di un tempo condiviso tra i due, nella vita e nell’arte. O ancora la casa di Saramago a Lanzarote, dove lo scrittore visse con Pilar del Rio. Infine quella cupola di cemento nascosta tra le rocce in Sardegna, quasi marziana, rifugio d’amore per Antonioni e Monica Vitti, isolata, priva di spigoli, integrata con il paesaggio che la circonda e con il quale dialoga in perfetta armonia.

L’allestimento è una presenza silenziosa che intende indurre il visitatore ad entrare in questi ambienti come in punta di piedi, a mantenere quanto più possibile l’intimità dei luoghi, ciò è dato anche dalla scelta di non affollare gli ambienti con molte immagini ma lasciare che queste si prendano il proprio spazio ed il visitatore  il proprio tempo per esplorarle.

Ci si ritrova così in uno spazio sobrio e arioso, le pareti sono neutre per fare in modo che tutta l’attenzione cada su quei ritagli di vita nei quali ci si sta affacciando, non come a spiare queste vite da una fessura ma più come ospiti accolti ed incoraggiati nella creazione di un legame estetico ed emotivo.

Non c’è performatività, malinconia o retorica di un amore romantico perché le case mostrano ciò che siamo senza doverci esibire e così, nelle fotografie in mostra, una rampa di scale con il corrimano in legno, un tappeto corroso in un angolo, una finestra sul cielo ed una parete in cemento, da semplici arredi diventano architettura di un racconto, di una storia e dell’amore nelle sue possibili forme, delle stanze fisiche e metaforiche che questo anima.

1 Comment

  1. serena cirillo ha detto:

    Il titolo può essere fuorviante, perchè col modo di dire “Due cuori e una capanna” di solito si intende altro, e cioè una vita semplice, frugale, ridotta all’essenziale, fatta solo di amore e di rinuncia ai beni materiali. Al contrario, le case a cui si fa riferimento sono tutt’altro che capanne!

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