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Marina si ‘prende’ Forza Italia: dopo Gasparri tocca a Barelli, il conto per Tajani si avvicina

Raccolta firme contro il capo gruppo alla Camera. Dietro la manovra, l’ombra lunga di Marina Berlusconi, decisa a smontare l’attuale dirigenza del partito Azzurro e a preparare la propria discesa in campo

di Vittorio Keller

Il vento di repulisti che soffia su Forza Italia non sembra intenzionato a fermarsi. Dopo la testa di Maurizio Gasparri, saltata a Palazzo Madama e rimpiazzata da Stefania Craxi, ora nel mirino finisce Paolo Barelli, capogruppo azzurro alla Camera dei Deputati.

A Montecitorio circola già una raccolta firme per chiederne formalmente le dimissioni. Non è ancora un plotone di esecuzione, ma la direzione è quella: trasformare il malcontento in atto politico e spedire anche Barelli nella lista degli epurati.

Sarebbe il colpo più duro per la già traballante leadership di Antonio Tajani. Un segnale inequivocabile che il “rinnovamento” evocato da Marina Berlusconi non è un esercizio retorico ma una vera cesura con la vecchia guardia. E forse anche il preludio a qualcosa di più ambizioso: una seconda discesa in campo, in perfetto stile familiare dopo quella del padre, Silvio.

Per ora le firme non arrivano alla metà dei deputati azzurri, ma il destino di Barelli appare comunque segnato. Dopo il precedente Gasparri, pochi sembrano disposti a sacrificarsi per difendere un capogruppo ormai percepito come parte di un establishment al capolinea. Su 54 deputati, le barricate rischiano di restare desolatamente vuote.

Il punto è che la partita vera non si gioca sui singoli nomi, ma sul controllo del partito. E infatti Tajani, sabato scorso, è corso a consultarsi con Gianni Letta nel tentativo — piuttosto disperato — di arginare l’emorragia.

Sul tavolo c’è il vero nodo strategico. Più ancora della batosta referendaria, ciò che divide la segreteria dalla famiglia Berlusconi è la fase congressuale annunciata da Tajani: una manovra che molti leggono come il tentativo del segretario di blindarsi e soprattutto di mettere le mani sulle liste per le politiche del 2027, ammesso che la legislatura arrivi alla sua naturale scadenza.

Tradotto: congelare il cambiamento prima che il cambiamento congeli lui. Non a caso Francesca Pascale — formalmente esterna al partito ma politicamente vicinissima a Marina — ha scelto proprio questo terreno per colpire Tajani. Il sospetto che agita le acque è pesante: tesseramenti gonfiati per mantenere il controllo sugli apparati locali.

Intanto la possibile caduta di Barelli prepara già il dopo. Il nome che circola per la successione è quello di Deborah Bergamini. Se l’operazione andasse in porto, Tajani perderebbe in pochi giorni entrambi i suoi principali luogotenenti parlamentari.

A quel punto la sua leadership resterebbe nuda, politicamente isolata e difficilmente sostenibile. Lo scenario più realistico? Una reggenza affidata a Giorgio Mulè, in attesa del congresso. Un congresso che Tajani immaginava come un’incoronazione e che invece rischia di trasformarsi in un passaggio di consegne. Con Marina Berlusconi pronta a prendersi il partito — e forse, questa volta, anche il campo.

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