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Dalla contestazione in piazza ai “cacicchi”: la dura lezione di Napoli per Schlein

La manifestazione unitaria tra Pd, M5S e Avs evidenzia le difficoltà dell’opposizione. E la riforma elettorale potrebbe costringere il Pd a rivalutare i leader locali

di Vittorio Keller

Doveva essere il battesimo delle piazze del “campo largo“, o dell’“alleanza progressista“, come preferiscono chiamarla oggi. Si è trasformato, invece, in un piccolo campo di battaglia.

La manifestazione organizzata a Napoli da Pd, M5S e Avs, con la presenza dei rispettivi leader, ha finito per certificare che, alla propria sinistra, qualche problema esiste eccome. Per Elly Schlein, Giuseppe Conte e compagnia, quella che avrebbe dovuto rappresentare la prova generale dell’alternativa di governo si è trasformata in una giornata ricca di imbarazzi.

Prima i disoccupati del Movimento 7 Novembre, che hanno tentato di salire sul palco scandendo il coro “Lavoro, lavoro“. Poi una ventina di attivisti di Potere al Popolo, che hanno interrotto gli interventi con le urla “Fuori, fuori” e “Buffoni“.

La scena ha restituito un’immagine tutt’altro che rassicurante per i leader dell’opposizione. Scoprire che, dopo aver spinto la coalizione su posizioni sempre più radicali, esiste chi si colloca ancora più a sinistra e rivendica la rappresentanza del disagio sociale non è certo una buona notizia. Soprattutto per chi si candida a governare il Paese presentandosi come il naturale interprete dei ceti più deboli.

È un fardello che, storicamente, la sinistra ha sempre dovuto portare sulle proprie spalle. Ma il brusco impatto con la realtà impone ora parole chiare e promesse credibili. Perché, in una competizione che si preannuncia molto equilibrata, disperdere anche una piccola parte dell’elettorato potrebbe rivelarsi decisivo.

Non a caso, Giuseppe Conte ha rilanciato immediatamente uno dei cavalli di battaglia del Movimento: «La prima misura che faremo al governo sarà il salario minimo. È una misura che ci è rimasta nel cuore e che non siamo riusciti a realizzare perché non avevamo i numeri. È la prima proposta sulla quale abbiamo lavorato insieme alle altre forze di opposizione in questa legislatura».

Di tutt’altro tenore il messaggio di Elly Schlein: «Siamo qui uniti non perché ce lo ha chiesto il medico. Non faremo mai più il favore alle destre di dividerci e andremo uniti a vincere le prossime elezioni».

La segretaria democratica ha poi insistito sul tema della giustizia sociale: «Lo faremo per un Paese più giusto, dove tutti abbiano le stesse opportunità. La destra si riempie la bocca di sostegno alle famiglie, ma poi boccia le proposte che servono davvero alle famiglie italiane. Se si vuole contrastare la denatalità bisogna combattere la precarietà».

Schlein continua a fare il possibile per tenere insieme il “sogno” unitario. Probabilmente si è resa conto che dirigere un grande partito come il Pd non è la stessa cosa di essere la portavoce di uno spensierato movimento studentesco. La politica, come recita una celebre definizione di Rino Formica, è «sangue e merda». E prima o poi presenta il conto.

È proprio questo il nodo che la segretaria del Pd dovrà affrontare nei prossimi mesi, a partire dalla riforma della legge elettorale. Se davvero il centrodestra dovesse introdurre le preferenze, come si ipotizza da tempo, cambierebbero inevitabilmente anche gli equilibri interni al Partito democratico.

Le liste bloccate avrebbero garantito alla segreteria il massimo controllo sulla composizione del gruppo parlamentare. Con le preferenze, invece, tornerebbero decisivi gli amministratori locali, i sindaci, gli ex sindaci e quei dirigenti territoriali che Schlein aveva spesso guardato con diffidenza e che oggi potrebbero rivelarsi indispensabili per raccogliere consenso.

La politica, del resto, ha una curiosa capacità di ribaltare prospettive e convinzioni. Così, quelli che fino a ieri venivano liquidati come “cacicchi” rischiano di diventare una risorsa preziosa per il Pd. Non solo per conquistare voti, ma anche per riequilibrare i rapporti di forza con l’area riformista, che continua a esercitare un peso significativo nei territori. Una clamorosa marcia indietro, insomma. Fa niente, succede.

1 Comment

  1. Antonio tramontana ha detto:

    Renzi the Best 👏💪

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