

Immobili popolari a Scampia assegnati anche ad alcune famiglie di malavitosi e presunti regali del patrimonio comunale elargiti a centri sociali e associazioni amiche. Il sindaco rivendica le scelte e dice di avere la legge dalla sua parte.
Prima l’assegnazione delle case popolari a famiglie di camorristi sfrattati dalle Vele, segnalate dal Mattino, poi il “regalo” di 24 beni del Comune ad alcuni centri sociali e occupanti abusivi, riportato da Metropolis, hanno scatenato negli ultimi giorni una bagarre incredibile sulla gestione del ‘mattone’ da parte di Palazzo San Giacomo. Il sindaco, dal suo bunker di piazza Municipio, ha evitato di esternare subito sull’argomento,lasciando fare ai suoi pasdaran della comunicazione interna e agli aficionados di diversa provenienza che militano sul web. Le giornaliste dei due quotidiani locali, Daniela De Crescenzo e Marina Cappitti autrici dei servizi, massacrate sui social e, per quanto riguarda il versante istituzionale, la discesa in campo decisa dell’Avvocatura comunale a difendere coi denti le scelte dell’amministrazione e a rintuzzare le rimostranze di governo centrale e vertici della polizia. “Credo che il parere dell’Avvocatura che ha consentito l’assegnazione delle case ai camorristi sia molto formalistica – ha commentato il ministro della Coesione territoriale, Claudio De Vincenti a margine di un convegno del Pd sabato scorso a Napoli – l’interpretazione della norma fa a pugni col buon senso: chi si è macchiato di crimini non può passare avanti agli altri. Il Comune trovi il modo per allinearsi col buon senso”. Non meno severo è stato il richiamo del questore di Napoli, Antonio De Jesu che si è affidato agli “approfondimenti” che sicuramente saranno svolti dall’autorità giudiziaria, e non ha mancato di rimarcare che quello “delle occupazioni abusive nel capoluogo è un problema” non più trascurabile. Questione non di poco conto se è vero che De Magistris, paladino dei reietti, fustigatore del malcostume politico e strenuo difensore del popolo napoletano e dei Sud di tutto il mondo, deve pur pagare qualche cambiale firmata in campagna elettorale. Dare cioè conto di alcune promesse fatte e risponderne con atti concreti, anche navigando borderline su norme e leggi come nei casi di specie in oggetto. Per quanto riguarda i cinque appartamenti assegnati ad altrettante famiglie alle prese con ‘problemi’ di giustizia penale, sembra che le regole gli diano ragione, come ha evidenziato lo staff legale del Municipio, a prescindere dal “buon senso” rivendicato da De Vincenti. E che gli hanno dato la stura per far sentire finalmente la sua voce. “Non solo non abbiamo nulla da nascondere ma abbiamo da contrattaccare su questo tema – ha affermato col solito piglio da capopolo De Magistris nel corso della diretta Facebook di “La Repubblica Napoli – Su 188 assegnatari sono 5 i casi dubbi e come dato sociologico mi sembra incoraggiante. Ma la legge dice che se il legittimo assegnatario è il padre – ha proseguito – non può pagare le colpe del figlio che ha precedenti penali. Lo dice la legge, per agire diversamente bisognerebbe cambiare la legge e questa legge non può essere interpretata”. “In passato – ha spiegato ancora il sindaco – hanno avuto ragione anche rispetto a ricorsi fatti. Sulle graduatorie non si può sgarrare perché si fanno i ricorsi, li vincono e le case vengono ugualmente assegnate. Il tema – ha concluso – c’è tutto ma va normato”. Cosi come sembrano essere dalla sua parte le ragioni sui presunti regali di immobili elargiti ai centri sociali ed affini, i quali pare non siano nel numero indicato dal consigliere comunale di Fratelli d’Italia, Marco Nonno che ha depositato un esposto in Procura e dal quale la giornalista di Metropolis ha attinto la fonte della notizia pubblicata sul suo quotidiano. Gli interessati hanno fatto sapere che gran parte di quelli segnalati non sono di proprietà del Comune, alcuni addirittura dati in affitto e altri non risultano occupati dai ‘movimenti’, ma da famiglie di abusivi “cui pure c’è bisogno di dare risposte”.
Insomma, la questione è controversa, anche se resta l’evidente incapacità del primo cittadino e della sua giunta di mettere mano al problema, ammiccando al variegato mondo dei suoi elettori da tenere buoni almeno fino alle prossime politiche quando spererà di raccogliere i frutti di tanta semina entrando trionfalmente in parlamento, naturale approdo dopo quasi dieci anni di “buon governo” di una delle città più difficili del mondo. Che poi nel frattempo la questione abitativa, o quella ancora più fondamentale della gestione del patrimonio immobiliare sia stata risolta è un fatto di poco conto: se ne occuperà, nella migliore delle ipotesi chi verrà dopo. E non è detto che non sia un suo ‘pard’, o addirittura il fratello Claudio.