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Vedi Napoli e poi mangi…

di Pippo Trio

Non si vuole fare i guastafeste a tutti i costi, ma ormai a Napoli sembra che si viva solo per mettersi in fila per la pizza, non c’è altro da fare se vuoi scappottarti il giro da Ikea ormai più famoso del Giro d’italia, o farti le vasche beato nel solito centro commerciale.
In genere la gente tranquilla evita di uscire il sabato sera ma talvolta si viene coinvolti nostro malgrado, in tal caso non ci si può esimere e ogni volta che ci si reca in giro in qualsiasi posto e quartiere di Napoli nel fine settimana, è tutto un “Pizza tour”. C’più fila da 50 Kalò a Piazza Sannazaro e da Sorbillo a via Tribunali che ai musei del Louvre o d’Orsay di Parigi, ma è la stessa cosa in ogni angolo della città dove ci sono due tavolini, una tovaglietta, due posate. Una catena infinita di pizzerie di grandi e piccoli marchi napoletani moltiplicatesi come i pani e i pesci della parabola del Vangelo. Pizzerie storiche e meno storiche, che hanno quintuplicato i loro locali, chissà con quali capitali, se da agevolazioni istituzionali oppure frutto dell’improvviso successo, e tutti questi locali rigorosamente con file interminabili di persone civilissime, disposte ad aspettare anche due ore per poi farsi il selfie con la pizza d’autore. Ma in certe pizzerie griffate la fila la trovi tutti i giorni non solo nel fine settimana, a mezzogiorno come a sera e sinceramente, malgrado da napoletani apprezzassimo la semplice pietanza “povera”, per la verità oggi ora assai meno povera, viste la varietà e la quantità di ingredienti a farcirla, sfugge alla ragione questo rito diventato tribale, della pizza quotidiana. Una volta da ragazzi si faceva il “putain tour” con gli amici, ma nel terzo millennio i gusti sono cambiati ed ecco il “Pizza Tour”. Dovunque ti trovi a Napoli nell’ora della comida o dell’aperitivo è un’unica fila. Si proviene da Posillipo per recarsi al Vomero? Niente traffico fino a che non non ci si ritrovi alla fine di Via Manzoni nei pressi della Pizzeria Genovesi e da lì comincia l’inferno di lamiere, al punto che ci si chiede se un semaforo sia andato in tilt oppure il solito incidente dello scooter che sorpassa il lentone pensionato al volante e invece no. Tutti in fila appassionatamente, da via Manzoni a via Caravaggio perché anche lì ci sono noti pizzaioli, perché anche la Pizzeria La Notizia ha bissato l’insegna. Poi magari si fa un giro al Vomero per lo shopping e anche lì tutto il pizzame possibile ma non prima di aver preso aperitivi, gelati, fiocchi di neve, in quel l’altra serie di locali riprodottisi come funghi per piazze, vie e viuzze del fu nobile quartiere. Ma se si vuole fare una fila seria per mangiare la pizza al centro storico non c’è problema, da Pellone a via Nazionale fino Fuorigrotta dai vari Cafasso, passando per tutti i Rossi pomodori e Fratelli la Bufala alle storiche Starita, Michele, ‘O figlio d’ò Presidente, ‘A figlia d’o Marenaro e tutto il resto, file a gogó, ma sempre tutte molto ordinate, civili, come agli uffici postali non si sono mai viste e tutti in attesa che il ‘masto di festa’ taccuino in mano pronunci il tuo cognome che non ti è mai sembrato più importante, come quella sera. Dice un simpatico attore napoletano diventato famoso quanto la pizza che: “Chi viene a Napoli piange due volte”… una volta, quando stai in fila ad aspettare il tuo turno, e l’altra volta, quando realizzi che aver sprecato tre ore della tua vita per mangiare un po di farina olio e pomodoro…. Vedi Napoli e poi piangi, pardon, e poi mangi!

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