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David Lebro (ex Udc) lascia la maggioranza. La “Città ribelle” perde pezzi, come il peggio della prima Repubblica.

David Lebro ( a sinistra) e Luigi De Magistris ad un appuntramento istituzionale quando le cose andavano d'amore e d'accordo

di Peppe Papa

“Ribelli nella Napoli ribelle. La maionese comincia ad impazzire”. L’ex consigliere comunale di Fi, Raffaele Ambrosino ha sintetizzato alla perfezione l’evento politico del giorno a Napoli. Vale a dire le dimissioni di David Lebro, capogruppo di “La Città” in consiglio comunale e vice sindaco della Città Metropolitana di Napoli, eletto con Luigi De Magistris sindaco, che rompe con la maggioranza arancione e si dimette dalla vicepresidenza della Città Metropolitana di Napoli, passando all’opposizione e confermando le ipotesi riportate nei giorni scorsi dai media locali di un suo ‘avvicinamento’ al governatore della Campania Vincenzo De Luca. Insomma, nella “città ribelle” che più ribelle non si può, va in scena il peggio della prima Repubblica. Questione di poltrone? “Ma per carità cosa andate pensando” ha sgombrato subito il campo Lebro nel corso della conferenza stampa dove è stato dato il solenne annuncio. “Non sono un poltronista – ci ha tenuto subito a precisare – il problema è l’assenza di concertazione nel governo della città. Con questa scelta, tolgo il sindaco dall’imbarazzo”. No, la decisione non è legata, come sanno pure le pietre, alla mancata rappresentanza del suo gruppo nella giunta di Palazzo San Giacomo, come ha fatto presagire il sindaco, ma dall’indifferenza di questi verso una parte della maggioranza che evidentemente ritiene residuale. “La nostra parte politica – ha spiegato Lebro – è stata messa in un cono d’ombra pur essendo stata la terza forza di coalizione. Ritengo che ci sia da parte del sindaco un pregiudizio ideologico verso l’area moderata che rappresentiamo perché si vuole proiettare a livello nazionale con una forte connotazione a sinistra”. Ecco, il motivo dell’addio è ideologico, una questione di etica e di valori che ne segnano la distanza. Peccato non averci pensato prima. Evidentemente, all’epoca, il Masaniello in bandana arancione dava più affidamento. Chissà. Quel che è certo è che il politico tutto di un pezzo e il suo sodale nell’aula di via Verdi, Vincenzo Solombrino, non hanno smentito il loro personale percorso politico producendosi in quella che è la loro specialità , cioè il salto acrobatico da uno schieramento all’altro, senza remore e difficoltà etico-morali di nessun tipo. Nel 2011, per dire, alla sua prima elezione in Consiglio da presidente uscente di Municipalità in quota Udc con quello che diventò il presidente dell’Assise, Raimondo Pasquino, non ebbe nessun pelo sullo stomaco a mettersi al ‘servizio’ dell’ex pm ritrovatosi primo cittadino per caso. Un atteggiamento proseguito nel tempo fino ai giorni nostri con il colpo di ritornare nell’assemblea cittadina, via De Magistris, con una ‘sua’ lista, La Città, ispirata a “valori cattolici, di moderatismo” e bla, bla, bla. Con lui Vincenzo Solombrino, ex presidente della Municipalità di Secondigliano, uomo di Giggino Cesaro, fino a che questi non gli preferì Maurizio Moschetti, suo assessore all’edilizia scolastica, a prenderne il posto dopo l’esperienza di Palazzo Matteotti, passato armi e bagagli con Lebro e il suo ‘gruppetto’ fino a entrare in empatia con il sindaco rivoluzionario. Ma la “maionese” cui faceva riferimento Ambrosino nel suo commento su Fb, che connota la maggioranza in via Verdi e di cui De Magistris è stato l’artefice, è composta da un altro reduce forzista e la sua schiatta, Gabriele Mundo. Uomo di fiducia di Ermanno Russo, assessore nella giunta Caldoro, e di suo cugino Paolo (parlamentare), entrambi come è noto di Forza Italia, eletto in consiglio comunale nel 2011 con il Pdl, nel 2016 si schiera apertamente con la lista DeMa con la quale viene eletto, salvo poi costituire un suo gruppo autonomo (ma in maggioranza, ovviamente) in Consiglio. In tre, Manuela Mirra, Fulvio Frezza (vicepresidente dell’assemblea) e lui, riescono a far pesare più di un veto, fino all’epilogo di ottenere un assessore al rimpasto annunciato dal sindaco a danno proprio di Lebro e dei suoi amici, scatenando le ire di questi e il conseguente passaggio all’opposizione. Una ‘epurazione’ vera e propria per l’ex Udc, anche in considerazione del fatto, e su questo c’è poco da discutere, del commissariamento delle proprie funzioni da vicesindaco della Città Metropolitana, con la nomina del “sempre Verde”, Alessandro Nardi a capo di gabinetto dell’ente di piazza Matteotti. Un’onta insopportabile. Meglio rivolgersi allora altrove, sponda governatore. Al momento, francamente, non riusciamo a immaginare cosa abbia potuto offrire De Luca al rappresentante di una componente politica locale dalla dubbia forza elettorale, sta di fatto che c’è stato un faccia a faccia tra loro, come ha anticipato qualche giorno fa Fanpage.it, andato a buon fine. Di chi? E’ un mistero!

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