

di Roberto ‘Ziba’ Martucci
Sono napoletano e tifoso del Napoli da sempre anche se purtroppo non praticante perché guardo la partita sul divano di casa e non allo stadio come realmente andrebbe vista. Ecco, se proprio dovessi dare una definizione del mio attaccamento alla squadra, mi delimiterei a descrivermi come un purista del tifo o semplicemente uno che segue senza “jastemmare” più di tanto, gioisce dei successi dei partenopei e soffre per le occasioni sprecate e i fallimenti sportivi. Odio, però la Juventus e questa per me è una delle poche certezze della vita. Non riesco proprio a non guardarla senza gufare. Il mio disgusto per la maglia bianconera mi è venuto in tenera età quando scoprii a mie spese che il vicino di casa era un gobbo malefico. Era un ragazzino odioso, un mio coetaneo e compagno di giochi che oltre ad essere il primo della classe era anche molto stronzo e con l’erre moscia. Nulla contro chi ha l’erre moscia, ma la considero un’aggravante o meglio un moltiplicatore di antipatia se, oltre al difetto di pronuncia c’è anche quello di appartenenza alla fede e ai colori della propria squadra. Completava l’album prima di tutti e non scambiava mai le figurine, aveva tanti giochi che non condivideva mai, ed era di una cazzimma allucinante. Nel mio album dei ricordi il cazzimmoso juventino occupa sicuramente un posto di rilievo soprattutto perché era imbattibile e sempre pronto a dire l’odiosa frase: c’è l’ho già o l’ho già completato, quando nell’album avevamo appena messo dieci figurine. Ogni bimbo napoletano ha un vicino juventino, ma vi assicuro che il mio era veramente una merda senza Dio. Distribuiva a turno dosi bullismo e prepotenza aiutato anche dalla grossa mole e anche se nostro coetaneo, era più alto e più forte di tutti noi. Il suo divertimento preferito era acchiappare i piccolini e fargli dire a suon di carocchie “Forza Juve”, una vera merda. La punizione divina arrivò esattamente al 45’ del primo tempo una domenica di novembre quando ascoltavamo tutti il calcio minuto per minuto alla radio e nella fretta di fare pipì, il cazzimmoso juventino tiro forte la lampo incastrandosi, quello che i bianconeri hanno piccolo nella chiusura lampo. La voce di Ciotti fu interrotta da un grido del migliore Farinelli. Cadde a terra dolorante e fu portato all’ospedale, dove subì un piccolo intervento. I bambini hanno sicuramente più cazzimma e meno controllo, tant’è vero che per noi da allora il gobbo juventino fu per sempre “Pesce di gomma” e c’è chi dice che perse anche l’erre moscia. Tutti noi eravamo convinti che quella fosse la punizione venuta dall’alto per il mancato rispetto al Napoli e ai napoletani. L’altro giorno guardando la finale della Juve soddisfatto per la sconfitta, ho pensato ai miei amici e guardando una Napoli illuminata a festa, ho ricordato per un attimo Pesce di gomma, sono andato al bagno ho fatto pipì ho alzato la cerniera, con molta cautela, ho aperto la finestra e sotto la porta del mio vicino c’era scritto con la bomboletta: “Pesce di gomma juventino è uno scuorno averti come vicino”. Giuro, io non sono stato.