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Benzina e vacanze: binomio perfetto per la ‘solita’ fregatura ai villeggianti

di Piero Porreca

Il prezzo del petrolio continua scendere nonostante i tentativi dei produttori, riuniti sotto il cartello dell’OPEC, l’organizzazione dei produttori, di far salire il prezzo riducendo la produzione. I motivi dell’eccesso di offerta si accumulano. La Cina non sta consumando quanto sperava, gli USA sono immersi nella loro “febbre dell’oro nero” grazie al fracking, scelta che alla fine li ha resi autosufficienti, e paesi come la Libia o la Nigeria hanno aumentato la loro produzione, e come già detto, i tagli pattati dall’OPEC con la Russia non stanno dando gli effetti sperati.

Oggi un barile di Brent (riferimento per il mercato europeo) è quotato circa 47 dollari (circa 42 euro) e la tendenza è al ribasso. Il barile è l’unità di misura di questo mercato, un barile è uguale a 159 litri, e attraverso la sua raffinazione si ottengono circa 74 litri di benzina, 36 litri di gasolio, 15 litri di kerosene, e il resto in vari derivati come l’asfalto, il gas GPL e altri bitumi. Ma come può essere allora che il nostro litro di benzina verde abbia un costo iniziale di 26 centesimi e arriva nei serbatoi a circa 1,45/1,50 euro?  Come può essere che il suo valore, strada facendo, si moltiplichi per 5,6 volte?

Il viaggio della benzina, dai giacimenti di greggio fino alle pompe di benzina, soprattutto  italiane, è uno dei percorsi più costosi e pieni di insidie speculative dell’industria globale, con le grandi compagnie petrolifere a controllare il tragitto e il fisco a dare il colpo finale al portafoglio dei consumatori. Su 100 euro pagati per la benzina al distributore, il greggio ne costa solo 18. Degli altri 82 euro, circa 65 (tra accise e Iva) vanno allo Stato (che ogni anno, grazie al prelievo sui carburanti, incassa attorno ai 30 miliardi di euro), il resto va a tutta la catena petrolifera (trasportatori, compagnie, distributori, …) che appena si allontanano dai pozzi se le inventano tutte pur di aumentare i profitti. Tutto grazie ad espedienti nel trasporto o a manipolazioni in raffineria (ci sono impianti tanto sofisticati che riescono a trasformare i 159 litri di greggio in quantità ancora superiori di benzina sfruttando il principio del minor peso del combustibile). Ma ci sono anche speculazioni molto più semplici come per esempio quelle che coinvolgono il trasporto, specie quello navale.

Attualmente sono una trentina le grandi navi, stipate di oro nero, che vagano in alto mare a causa del basso costo del petrolio. Come la Saiq, una superpetroliera di 330 metri di lunghezza carica di due milioni di barili di greggio (quantità capace di soddisfare quasi due giorni delle esigenze di una nazione come l’Italia) che naviga per l’Atlantico a non molta distanza dalle Isole Canarie. Questa però non trova compratori. O almeno, non trova un compratore disposto a pagare un prezzo che possa soddisfare il proprietario. Il caso della Saiq, salito agli onori della cronaca grazie all’agenzia Bloomberg, non è nuovo o isolato. Infatti, come  la Saiq, ci sono circa un’altra  trentina di grandi o grandissime navi piene fino all’orlo di petrolio al largo delle coste degli stati europei, in attesa di scaricare il prezioso liquido ad un prezzo migliore. Quindi più che in balia delle onde sono in balia del mercato.

Le cifre variano, ma la tendenza è chiara. Si calcola che ci siano circa 112 milioni di barili stivati in navi al largo delle coste europee. L’eccesso di offerta sta portando ad un immagazinamento navale senza precedenti. Il fenomeno è particolarmente visibile nelle acque del mar Nero, nel mar Egeo o al largo del mar del Nord. Quando il prezzo è basso i proprietari tendono a conservare, a non vendere. Navi ferme e cariche, il rischio è calcolato nonostante il fattore tempo giochi contro. Il discorso è tanto vero che alcuni operatori navali hanno di fatto creato una nicchia di mercato usando le loro unità di trasporto come unità di immagazinamento. E il gioco vale anche per i traders che comprano a prezzi bassi in attesa di collocare i loro stock a prezzi superiori. Tutti in attesa che il mercato mostri prezzi al rialzo.

Si, ma fino a quando la Saiq può ancora aspettare? Fino al primo rialzo di borsa, cosa che avverrà puntualmente con l’arrivo dell’estate. E già… perché il mercato del petrolio è così stabile e prevedibile che è risaputo da sempre un rialzo dei prezzi, sopratutto in Europa,  per l’estate. E il motivo è facilmente immaginabile.

La voglia di mare e l’esigenza di tante persone di godersi un minimo di svago farà si che milioni di automobilisti europei si metteranno in marcia con le loro belle macchine per le sudate vacanze! Vacanze all’insegna, come al solito, di un aumento dei prezzi dei carburanti alla pompa…  E si, perché a incassare sono in tanti  ma alla fine a pagare sono sempre gli stessi. E lo Stato? Lo Stato in quel periodo si dimentica di essere Pantalone: si fingerà come al solito scandalizzato, indignato, griderà, minaccerà ma nel frattempo incassa e gode.

1 Comment

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