

di Giancarlo Tommasone
Almeno saranno contenti, anche se a metà, certi romanisti, certi juventini e tutti quelli che fino ad ora hanno sperato in un’eruzione del Vesuvio. E forse sarà contento pure chi posta le immagini dell’incendio che da giorni interessa il vulcano più famoso del mondo annunciando nella didascalia che presenta il video, che stiamo per assistere a ‘spettacolari immagini’. Spettacolari, ‘o cazz’. Gli stessi che, a caccia di click, mi piace e sensazionalismo, parlano di gatti usati come innesco per gli incendi. Avete mai provato a prendere un gatto selvatico o meglio, randagio? E una volta che siate riusciti ad acchiapparlo, come credete sia possibile farlo stare fermo, ricoprirlo di benzina, dargli fuoco e lanciarlo all’impazzata tra i boschi rischiando che sbagli direzione rispetto a quella ipotizzata, che magari si scagli contro di voi e poi, per quanto tempo? Per quanto un gatto che arde potrebbe resistere prima di finire di soffrire? Io credo molto poco, forse una trentina di secondi, quanto fa in metri, un centinaio? Forse nemmeno. E allora tutto questo bordello, questi rischi, per che cosa? Non è più facile usare i classici e collaudati inneschi di una volta? E sicuramente oltre ai gatti avranno trovato pure le zoccole, i colombi, le lucertole. Pure queste cosparse di benzina e lasciate in giro sul vulcano? Siamo seri, questa è una tragedia. Lo ‘Sterminator Vesevo’ viene sterminato, la responsabilità è di tutti quanti noi, perché siamo la ‘schifezza’ della gente, pure se non ci verrebbe in mente di accendere un fiammifero nel vento. Da anni scriviamo di discariche fuorilegge nel Parco del Vesuvio, denunciamo gli affari della camorra dietro gli interramenti di munnezza, ogni anno ci succhiamo il fumo degli incendi in provincia, a Ercolano, Portici, Boscoreale, Giugliano, Caivano, ecc. ecc. e in tutti i 36 casali di Napoli. Ogni anno perdiamo parenti e amici per tumori e tutti i peggio mali del mondo eppure ancora ci accontentiamo dei like sulle nostre bacheche, invece di andare da chi da tempo immemore permette questo scempio, per dirgli: adesso o fai qualcosa, o te ne mando a casa con un calcio nel culo. E quanti ne ho visti in queste ore, che si fanno fotografare alle cene che contano, che difendono la natura solo quando compete al loro territorio per accaparrarsi i voti; che il Vesuvio è bello solo quando tiene il pennacchio, che però fuma veramente. Bene, pure a me piace quel Vesuvio, pure io piango per come viene ucciso, umiliato e strumentalizzato in queste ore e da anni, e pure io faccio parte della ‘schifezza’ della stragrande maggioranza dei tre milioni e passa di abitanti i quali meritano che il Vesuvio li lavi con il fuoco.