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De Magisitris, su Bagnoli “accordo storico”: No, capitolazione!

di Raffaele Ambrosino

ex presidente della commissione urbanistica del consiglio comunale di Napoli

Nel 2011 de Magistris vince le elezioni amministrative a Napoli e tra le mille cose di cui dovrà occuparsi, ce n’è una importantissima: una tra le più grandi e importanti riqualificazioni urbanistiche d’Europa, l’area Italsider di Bagnoli.  Per questo scopo il neo sindaco utilizza la società di trasformazione urbana (Stu) (costituita nel 2002 dal precedente sindaco) di cui il comune deteneva il 90% delle quote: la “Bagnolifutura”. Dopo circa un anno di “gestione” de Magistris le cose, anche per precedenti difficoltà, cominciano ad andare non proprio bene, l’anno dopo, nel 2013 una grave crisi economica porta la società sull’orlo del fallimento. Per far fronte alla pesante difficoltà, il sindaco annuncia l’immediato rilancio delle attività grazie al conferimento di alcuni immobili di proprietà comunale (nostri) nel capitale sociale di Bagnolifutura tra lo sconcerto di tanti analisti politici e amministrativi unitamente a una larga fetta dell’opposizione in consiglio comunale. Questa mossa serve a poco perché la società fallirà miseramente, proprio nelle mani del sindaco, nel maggio del 2014, anche per lo scontro frontale (uno dei tantissimi) che il primo cittadino ingaggiò con Fintecna, creditrice di decine di milioni di euro proprio da Bagnolifutura.  Per questo incauto affidamento il comune è oggi sotto indagine da parte della Corte dei conti di Napoli per centinaia di milioni di euro. Questo è il quadro che aveva davanti il governo Renzi quando decide finalmente di occuparsi della questione: una gestione scellerata, dannosa e fallimentare proprio da parte del sindaco di Napoli e della sua maggioranza. Il tutto inserito in indagini a tutto campo della procura di Napoli che sequestra gran parte dei suoli per verificare se le bonifiche dichiarate sono state effettivamente fatte. Si decide quindi per il commissariamento, da parte del governo,  attraverso una norma specifica proprio per Bagnoli, l’Articolo 33 di un decreto legge del 2014, il cosiddetto “Sblocca Italia”. Viene dunque nominato il commissario, Salvo Nastasi, che dovrà occuparsi del tutto, unitamente al braccio operativo di “Invitalia”, società statale di sviluppo e investimenti.

Ed è a questo punto che il sindaco con la bandana, dopo aver combinato un macello nella gestione amministrativa e politica di questa vicenda, comincia a gridare ai quattro venti l’espropriazione dei diritti del comune e la violazione, a detta sua, addirittura della Costituzione, cose non corrispondenti al vero visto anche gli esiti negativi dei ricorsi amministrativi di cui si è fatto promotore. Insomma, il nostro non accettava il commissariamento, Nastasi, Invitalia e i poteri forti che sempre secondo lui, erano i promotori e gli artefici del commissariamento.  Va detto che l’’art. 33 in realtà, non “fa fuori” del tutto gli enti locali, prevede, infatti, la partecipazione dei due enti alla “cabina di regia”, un organismo in cui regione e comune possono dire la loro, proporre modifiche ai piani di intervento senza però che queste proposte siano in alcun modo vincolanti per il commissario. Il sindaco non ha mai voluto partecipare alle riunioni che pure si sono tenute e sono state convocate. Questa contrapposizione, questa perdita di tempo, va avanti per due lunghi anni. La protesta nel 2016, dopo la sua riconferma alla guida di palazzo San Giacomo, diventa di piazza. Quando a settembre scorso arriva Renzi in città, il sindaco si rifiuta di incontrare il presidente del consiglio insieme al commissario Nastasi, avvengono scontri di piazza con i centri sociali, notoriamente vicini al sindaco, nei tafferugli contro le forze dell’ordine ci sono anche consiglieri della sua maggioranza. Insomma, un periodo più che teso. A queste tensioni il governo, che da Renzi passa nelle mani di Gentiloni, risponde con estrema determinazione andando avanti come un treno sulla questione Bagnoli. Inizia e termina la riqualificazione delle spiagge sul versante nord, Si procede, grazie ai buoni uffici del commissario con la procura di Napoli, alla caratterizzazione dei suoli per programmare e procedere alla bonifica totale dei suoli, fermo restando l’esito delle indagini in corso. Insomma, si vede la luce, si capisce che Bagnoli ha una concreta possibilità di rinascere proprio grazie a questo deciso intervento del governo. Nel frattempo il sindaco, proprio di fronte a questi primi risultati positivi, vede la sua contrapposizione ideologica al commissariamento perdere smalto, i cittadini vogliono risultati e non perdite di tempo, di cui il sindaco è specialista. Si aggiungono, a questa perdita di consenso per la sua battaglia divenuta quasi solitaria su Bagnoli, le enormi difficoltà che il comune sta scontando sul versante del bilancio dell’ente, la difficoltà dei trasporti, del welfare e di tanti altri settori di competenza, una giunta e una maggioranza in seria difficoltà che abbandonano, di fatto, il proclama di “città ribelle” e “città autonoma”, i due slogan preferiti del demagogico storytelling demagistriano. Per il sindaco, a questo punto, si rende necessaria, una strategia conservativa, di sopravvivenza, che presuppone rapporti pacifici per avere aiuto vero da parte del governo e della Regione, pena il default totale, la probabile fine della sua amministrazione sotto il peso di incredibili macigni economici, stavolta, dopo sei anni di governo, per gran parte di sua responsabilità. Ed ecco che cambia veste, da rivoluzionario e ribelle, si autodefinisce e si trasforma in “istituzionale e dialogante” per il bene della città e annuncia un “accordo storico” su Bagnoli. Cosa vi fa pensare un “accordo storico” cui aggiunge”senza precedenti”? All’abolizione o alla modifica parlamentare dell’art. 33 che ha istituto il commissariamento? Alla nomina dello stesso sindaco o di un suo uomo come commissario così come avvenuto con De Luca per la sanità campana? A una “cabina di regia” deliberante e non più di mera consultazione? Niente di tutto questo, nessuna modifica all’impianto che ha voluto il governo Renzi e che ha confermato il governo Gentiloni. Niente, nessuna marcia indietro del governo, una sostanziale capitolazione del sindaco e della sua maggioranza, compresi i centri sociali a lui vicino. Che cosa ha ottenuto per tentare di salvare la faccia? Qualche piccola modifica al piano di rigenerazione presentato da Invitalia (un piano più “ambientalista” di quello originario del comune), dalle mie parti lo chiamano “contentino” e non “accordo storico”. Il punto è che queste “modifiche”, per niente sostanziali, poteva presentarle benissimo nella “cabina di regia” che serve, come abbiamo detto, proprio a questo scopo, tant’è che queste piccole variazioni saranno ratificate proprio in quest’organismo, successivamente all’incontro che si terrà in prefettura martedì prossimo. Insomma, più che un sindaco, più che un rivoluzionario, solo una perdita di tempo, stavolta sì, di proporzione “storica”.

2 Comments

  1. Anna ha detto:

    Analisi ineccepibile.

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