

di Peppe Papa
Non lo stanno proprio a sentire, ormai è un corpo estraneo nel Pd, glielo hanno fatto capire in tutti i modi, ma lui tenace continua la sua battaglia. Antonio Bassolino vive una situazione difficile. Dal punto di vista politico, ovviamente; e lunga vita al presidente. Il partito, sia a livello nazionale che locale, lo tiene ai margini, snobba le sue esternazioni, bacchettate e sagge disquisizioni sulle cose da fare per il bene della comunità. Nel frattempo, Vincenzo De Luca, suo antico competitor tenuto ‘a bada’ per oltre un ventennio, sta provando con successo finora, la scalata alla leadership politica della Campania, una volta suo ‘regno’ incontrastato. Una certa rigidità mentale, retaggio della formazione comunista tra l’altro rivendicata con orgoglio, gli impedisce di guardare oltre (ma può darsi che ci sbagliamo) le pratiche ingessate di un certo rituale della politica di una volta: equilibrio, riflessione, ambiguità. Mai scoprire il fianco, insomma. Fa un po’ impressione, considerando l’ancora raffinata capacità d’analisi politica, il rimuginare sul passato, di quelli che lo hanno tradito. Pochi giorni fa, commentando su Fb la foto di una leonessa che allattava un cucciolo di leopardo, si è lasciato andare all’amara considerazione che “a noi umani capita a volte di allevare serpenti”. E non aiuta, anzi è una ennesima dimostrazione della distanza che lo separa dal Pd, la presa di posizione a proposito dell’opportunità di partecipare o meno alla seduta monotematica del consiglio comunale convocata per illustrare l’accordo firmato dal Comune su Bagnoli. Disertata dai dem insieme agli altri gruppi di opposizione e severamente criticata dall’ex presidente di Palazzo Santa Lucia. “Capisco l’assenza di Forza Italia e dei CinqueStelle – ha tuonato sul suo profilo social – sono all’opposizione in tutte e tre le istituzioni che hanno siglato l’accordo su Bagnoli. Singolare mi sembra invece la decisione del Pd locale di disertare l’assemblea proprio quando De Magistris, in un raptus di obbligata saggezza (era in un vicolo cieco) sceglie di collaborare con Governo e Regione, ambedue a guida Pd. Naturalmente – ha proseguito – sarebbe stato giusto criticare il sindaco per aver convocato tardi il consiglio e fare diverse considerazioni sui delicati nodi ancora da sciogliere, sul quadro delle risorse davvero disponibili e sui tempi veri che occorrono. Bisognava dunque esercitare una funzione. Invece…È l’eclissi della politica. Che a Napoli il Pd sia una forza minoritaria lo dicono i numeri. Che debba esserlo anche nella cultura politica è un’offesa alla parte migliore di una grande storia”. Una reprimenda cui i vertici dell’organizzazione hanno risposto come prevedibile, picche. In un comunicato hanno ribadito che è stato giusto non partecipare e che questo non significa abbandonare le proprie prerogative istituzionali. Un muro di gomma, una sorta di mobbing, oseremmo dire, manca solo un “non sei gradito” ufficiale, ma questo sarebbe troppo poco rispettoso e non crediamo che arriverebbero a tanto. A sinistra si è guardato intorno, si è fatto vedere e non ha fatto mancare l’endorsement per Pisapia, purtroppo anche lui alle prese con una complicata compagnia di giro guidata da D’Alema. Spazi ristretti, dunque, Bassolino a settantanni non ha altra scelta che osare e lanciarsi in mare aperto se crede di avere ancora le forze e lo spirito giusto per dare un contributo a Napoli, alla sua gente. Orlando a Palermo, senza partito, ma solo in forza del suo carisma, è riuscito ad essere eletto per l’ennesima volta sindaco della città. Provarci è forse l’ultima occasione. Che ne pensa presidente?