

di Peppe Papa
A detta dei più Antonio Bassolino è già passato con Mdp, il partito dei “reduci e combattenti” della sinistra –sinistra, quella che non ha mai digerito “l’amalgama freddo” del Pd e che ha individuato il suo nuovo nemico – dopo Berlusconi – in Matteo Renzi, mortificandone storia personale, esperienza e visione politica. E’ bastata la partecipazione a qualche iniziativa pubblica dei “Sinistrati” (cit. Edmondo Berselli) e alcuni post critici sul suo profilo Fb per collocarlo tout court nello stesso vascello dalla rotta imprecisata dei suoi vecchi e mai amati amici, D’Alema, Bersani e compagnia. Certamente, il suo è un atteggiamento indispettito dagli sgarbi ricevuti dal partito cui ancora risulta iscritto, ma da qui a vederlo prossimo al grande salto ce ne corre. Non si diventa leader per caso, o perché è scritto nelle stelle. E la sua ascesa politica, fino al tracollo del 2008 travolto dall’emergenza rifiuti, ne è la dimostrazione. Fedele al suo ‘motto’ “passo dopo passo” e armato di pazienza, come una goccia che alla lunga buca la pietra, non molla l’osso, nella fattispecie il Pd, convinto alla fine di spuntarla e avere giustizia dei torti subiti. Poi, una volta fatta chiarezza, costringere il Nazareno a riconoscerlo come unico vero interlocutore per la rinascita del partito in Campania, azzerando il coacervo di correnti, lobby e capibastone che lo hanno preso in ostaggio in seguito alla fine della sua leadership durata un ventennio. Pertanto non perde occasione a puntare il dito, chiedere chiarimenti, bacchettare la dirigenza dell’organizzazione, consiglieri comunali e regionali, senza ovviamente ricevere risposte, tranne i commenti sdegnati dei fans alle sue note pubblicate sui social. L’ultima in ordine di tempo, riguarda la penosa questione delle primarie, una sconfitta per mano della sua fedelissima Valeria Valente, che ancora brucia. E’ nota la vicenda all’attenzione della magistratura sulle liste ‘farlocche’ presentate dalla parlamentare e dal suo staff guidato dal compagno di vita, Gennaro Mola, ebbene dal partito ancora nessuna presa di posizione (non è una novità, ma sola impotenza manifesta di mettere bocca nelle questioni dei democrat locali), la questione sembra passata in cavalleria, comprese le spese sostenute per affrontare la kermesse. Tutte documentate da Bassolino il quale, infatti, le ha rese note sul web, al contrario della sua competitor che continua a nicchiare evidentemente presa da altri problemi più ‘pratici’. Un gioco da ragazzi per l’ex governatore affondare il colpo senza tema di smentita. “Dai verbali degli interrogatori su Listopoli – ha scritto su Fb – sappiamo che per le comunali 2016 sono stati spesi 300mila euro. Sappiamo invece poco delle primarie e dovrebbe dirlo il Pd. Ormai più di un anno fa ho pubblicato il mio rendiconto, un terzo del tetto di 30mila euro. Poi ho sollecitato il tesoriere e il segretario del Pd provinciale a rendere noti gli altri rendiconti. Finora nulla, ma sono certo che vorranno adempiere a un dovere politico e civile”. Una speranza, ed è il primo a saperlo, destinata a restare tale perché semplicemente non arriverà nessuna risposta come già successo quando l’argomento è stato più prettamente politico, cioè la mancata approvazione al Senato dello Ius soli e l’annunciata alleanza con l’Ncd alle regionali siciliane. “Ma che politica è allearsi con Alfano in Sicilia e rinviare lo Ius soli per via di Alfano?”. Bella domanda. Che certo non contribuirà a migliorare la sua posizione nel cuore di Renzi e dei suoi amici e nemici napoletani, uniti nell’unico obiettivo comune: marginalizzarlo, riducendolo al ruolo di predicatore del ‘nulla’. A lui, però come dicevamo, la pazienza non manca e il peso della goccia che cade con sempre più insistenza prima o poi è destinata a provocare danni. Ammesso che i danni causati al partito dai suoi stessi dirigenti siano ancora recuperabili.