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Pd, anche i giovani sull’orlo di una crisi di nervi: la ‘microscissione’ del Comitato 30

di Peppe Papa

La direzione finisce a stracci in faccia, il Pd sempre più immerso nel suo buco nero e anche i giovani del partito cominciano a non sentirsi bene. Il Comitato 30, diventato in pochi mesi il punto di riferimento delle nuove leve democrat (si fa per dire, l’età media viaggia intorno ai quaranta) con un accorsato e frequentatissimo gruppo su Fb, mostra  le prime crepe. I due principali animatori della ‘componente’,  Luciano Crolla e Tommaso Ederoclite, pur condividendo la stessa voglia di dare una svolta all’organizzazione protesa al ricambio generazionale e a un nuovo paradigma culturale, si sono ‘divisi’, diciamo così, su come realizzarla. Per carità, niente di male, è “sana dialettica interna” come si diceva una volta e ancora si dice, ma certo non depone bene se alla prima occasione riappare il vecchio vizio di differenziarsi dando vita ad una microscissione. Niente di grave, toni pacati e nessuna polemica, solo una disparità di vedute circa l’avanspettacolo che sta andando in scena per la celebrazione del congresso provinciale e che ha avuto il suo culmine nella caotica riunione di direzione dell’altra sera all’hotel Ramada convocata per costituire la Commissione di garanzia e l’avvio dell’iter congressuale. Come è andata a finire è storia nota, la vicenda è stata riportata con dovizia di particolari dal quotidiano Metropolis: il partito finito in mano a clan armati fino ai denti  e risucchiato nella sua stessa implosione. Luciano Crolla, quarantenne promessa del Pd locale, ai richiami dialoganti di Tommaso Ederoclite, propenso a non mollare nonostante la barca affondi, esternati sulla piattaforma social e condivisi dalla gran parte degli iscritti alla pagina, ha replicato con un post piccato e salutato tutti con garbo. “Cari amici e compagni – ha scritto – sostengo questo bel gruppo e continuerò a sostenerlo in futuro, senza esitazioni, al meglio delle mie forze. Solo, da oggi, più discretamenteSapete bene che avevo (ed ho) una linea di maggiore intransigenza, rispetto alle responsabilità gravi dei vertici del Pd locale (tutto) sullo stato comatoso dell’organizzazione. Sapete bene che immaginavo (probabilmente sbagliando) una direzione del tutto autonoma per CO30 e la necessità di una battaglia, anche radicale, di rinnovamento. Per questo motivo – ha aggiunto – è giusto che l’idea prevalente, quella di una maggiore condivisione del percorso congressuale senza eccessivi traumi, sia condotta fino in fondo e senza esitazioni da chi, in queste ore, sta tessendo un lavoro difficile e delicato. Un tentativo generoso – ha concluso – e, spero, utile a tutti. Abbraccio”. Ederoclite, anche lui quarantenne spin doctor e gosth writer di diversi politici, in forze al Dipartimento di Sociologia alla Federico II di Napoli, renziano della primissima ora, non ha battuto ciglio e ha incassato il colpo -che è stato poi la certificazione della sua leadership sul gruppo – con signorilità ed equilibrio. Segno della propria migliore “democristianità” che pare sia la caratteristica delle nuove leve (sic) del partito guidato dall’ex sindaco di Firenze. Si è detto d’accordo con Crolla, ma ha invitato a non desistere. “Sono d’accordo con Luciano – ha digitato –  il compito del Comitato 30 è quello di alzare l’asticella e iniziare a parlarci francamente, sia qui che negli organismi dirigenziali. Abbiamo davanti un congresso difficile – ha proseguito – forse il più difficile di tutti, ed è compito nostro rappresentare tutte le posizioni che in questi anni non sono state ascoltate e che hanno portato il Pd all’11% a Napoli. Fatevi vedere – ha esortato –  non nascondetevi, venite in federazione, incontriamoci, ragioniamo insieme altrimenti a combattere questa battaglia saremo in pochi e sempre meno ascoltati”. C’è chi ha bollato la querelle tra i due come l’ennesimo scontro tra ex Ds e Popolari, con Crolla schierato a favore del commissariamento e del rinvio della kermesse congressuale (la posizione, appunto, degli ex comunisti) e Ederoclite, con tutti i distinguo che lo stesso ha puntualmente sottolineato attraverso i suoi commenti post direzione, invece, fedele alla linea del segretario improntata allo “stare sereni” e sopire i conflitti. In vista di una vittoria finale pressoché certa. Niente di nuovo direte, ma questo passa il convento.

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