

Abbiamo iniziato con “Diario di un reazionario” di Giuseppe Grillo, la pubblicazione a puntate di opere di narrativa scritte da autori sconosciuti, invitando a partecipare chiunque abbia un lavoro letterario riposto nel cassetto e vuole provare l’effetto che fa a presentarlo a un pubblico di lettori che ci auguriamo numeroso.
Grillo, 52enne napoletano, ha deciso dopo tanti tentennamenti di farsi conoscere e noi vogliamo dargli una mano perché crediamo che lo meriti. Ecco intanto la nona puntata del suo:
“DIARIO DI UN REAZIONARIO”
24 agosto
Quello che ci passa sotto gli occhi molto spesso non lo scorgiamo. Siamo colpevolmente distratti, fino a quando non ci lasciamo attrarre da un oggetto, sedotti dal suo magnetismo. Come sia possibile un tale mutamento, rimane un mistero. Ogni giorno si presenta uguale a quello precedente: per anni viviamo nell’illusione della monotonia. Poi, senza preavviso, avviene l’ineluttabile trasformazione indotta da quella che, per accidia mentale, chiamiamo casualità. Soggiogato da un oscuro rivolgimento interiore, mi affaccio alla finestra sperando che, come sempre, lei passi. Mi basta seguirla con lo sguardo mentre si avvia al mercato e attendere il suo ritorno. Da qualche settimana è questa la mia occupazione mattutina, mentre di pomeriggio mi metto alla ricerca del pollo – a volte sono due – che contribuirà, a sua insaputa, al mio sostentamento. Il guadagno, netto ed esentasse, si aggira tra i cinquanta e i centocinquanta euro al giorno; le variabili sono diverse e complesse e spaziano dalla tipologia della vittima ( casalinga, studente, professionista) alle caratteristiche ambientali (luoghi affollati, presenza di telecamere di sorveglianza o, peggio, di forze dell’ordine). Ormai ho il polso della situazione e mi adagio in questa redditizia routine.
25 agosto
Amo definirmi “conservatore”. Lo sono politicamente perché l’ordine mi ha sempre affascinato: ognuno al suo posto secondo una gerarchia fissa e indiscutibile. Le masse devono essere guidate da un leader dalla moralità adamantina che cacci a calci in culo tutta la marmaglia extracomunitaria. E questo è un punto. Sul fronte del risparmio sono ultraconservatore: spendo poco o nulla. Il termine tirchieria mi è incomprensibile: sono parco, parsimonioso e abitudinario. Tutto ciò che ho messo da parte mi serve per ricordare che nulla si ottiene senza sforzo e che l’accumulo non è altro che l’affermazione della mia presenza in questa vita. Le elucubrazioni però non portano in nessun luogo, devono essere bilanciate da un’azione che ne stemperi la morbosità. E così mi sono deciso: oggi la seguirò con discrezione e, spuntando da un androne, la aiuterò a portare i sacchetti della spesa. L’ approccio, me ne rendo conto, assomiglia a un espediente adolescenziale e considerato che quella fase l’ho superata da tempo, comincio a nutrire qualche dubbio sull’effetto sorpresa. Ma le donne, si sa, ci lasciano fare, sorvolando su quegli aspetti infantili che ci accompagnano fino alla vecchiaia. Assunta potrebbe mostrarmi condiscendenza, assecondando il mio gesto galante. E poi…meglio non correre troppo.
28 agosto
Sono ormai due giorni che mi apposto in antri semibui per tentare di incrociare fortuitamente la donna che mi inquieta. Sono regredito, gioco a nascondino da solo. Indago, semino interrogativi in giro tra la gente del quartiere come se stessi parlando delle condizioni metereologiche, giusto per perdere tempo. Nessuno risponde a tono. Nessuno sa niente. Sembra scomparsa. Da quarantotto ore e una manciata di minuti non ho sue notizie. Dal fratello, neanche a parlarne: va a finire che si impressiona, interpreta male e da una domanda innocente si rischia di precipitare in equivoci che minerebbero un rapporto che stenta a nascere. Gennaro è un sofista: gira e rigira intorno a un argomento, lo infarcisce di metafore tratte da qualche prontuario criminale e infine ti chiede:”Adesso hai capito?” E sì, Gennà, mica mi stai spiegando la divina commedia! Lo penso ma non glielo dico; è un uomo saldo nei suoi principi – rozzi, elementari – che materializzano un universo dominato dalla sopraffazione, dall’inganno e dalla violenza. Lo assolvo solo come futuro cognato.
29 agosto
Come Lazzaro risorto, il terzo giorno è uscita dal portoncino del palazzo senza che nessuno la esortasse: così, spontaneamente, ha ripreso le sue occupazioni quotidiane, ripetitive e ossessive. Casa spesa, spesa casa. “Buongiorno” – la saluto, dall’alto della mia finestra, quando la vedo rientrare. Lei alza la testa: “Ciao Mario” – risponde. Fa qualche passo, appoggia le borse a terra e poi mi chiede”Ma che ci fai tutto il giorno affacciato? Non tieni niente fa fare?”. In altre circostanze sarei sprofondato, annegato nella vergogna, ma il suo appunto è divertito, provocatorio. La attendo sul ballatoio e, mentre la osservo intenta a frugare nella borsa in cerca delle chiavi, mi perdo in un sogno ad occhi aperti: noi due che passeggiamo, ci divertiamo parlando di sciocchezze. In questo filmetto rosa che mi frulla in testa non c’è sonoro, ma non ha importanza. Mi basta una breve sequenza per alimentare un desiderio. “Ué, ti sei imbambolato?”. La mia musa mi trascina di nuovo giù, costringendomi a scervellarmi nella ricerca di un approccio amoroso che non risulti banale. “Vieni, dammi una mano a portare questa roba dentro”. La seguo e, mentre lei si destreggia tra frigo e dispensa. prendo coraggio: “Sei stata poco bene? E’ da un po’ che non ti vedo”. Si ferma di colpo, prende una sedia e mi si piazza di fronte: “Pensi che sono scema? Che non ho capito che giri e rigiri ma non ti fai avanti? Quanto vuoi fare durare questa specie di corteggiamento?” E si, mi ha spiazzato. “Ma io…”, biascico in cerca di un filo per riannodare un pensiero sensato. “Mario – mi prende una mano dolcezza – non sei più un ragazzino, devi essere più determinato, devi osare. Non basta frequentare un po’ di monnezzella sparsa davanti al bar per essere un uomo”. Si avvicina, mi sfiora le labbra con un bacio. “E adesso vai che tengo da fare” – mi dice congedandomi all’improvviso. Mi ritrovo davanti alla mia porta, osservo la targhetta con incisi nome e cognome e sotto, comparsa dal nulla, una frase: “Si proprio nu pesce pigliato ca botta”.
29 agosto notte
Tutto diventa sempre più chiaro. Stravaccato sul divano, visualizzo il quadro sinottico con qualità e accidenti che dovrebbero fare di me un uomo. Tirate le somme, credo che difetti dell’elemento emotivo anche se avverto che qualcosa si sta sciogliendo per effetto dell’innalzamento della temperatura corporea. Un magma che mi ribolle dentro solo a vederla: una testa ricciuta, zigomi alti e un po’ di pancetta per confermare che la perfezione ce la costruiamo da soli, senza i suggerimenti dei guru della moda o, peggio ancora, degli apologeti dell’anoressia. Qualcosa si è manifestato, un sentimento in embrione che adesso sta a me nutrire. E’ inutile che mi metta ad elaborare strategie e stratagemmi per incontrarla di nuovo: ora ho le chiavi, non sono più costretto a forzare alcuna serratura. Debbo tirarla fuori dalla melma in cui siamo cresciuti, allontanarla dalla corruzione che qui, senza che te ne accorga, consuma corpo e anima. Gennaro continuerà con le sue magagne che lo faranno infognare sempre di più. Lui non rientra nei miei progetti futuri. Per il momento è solo un leggero fastidio simile a una caccola che, per pigrizia, lasci lì dove si è formata.
10 settembre
Se decido di andare a cinema, preferisco vedere film d’azione. Mi immedesimo nel protagonista per sublimare il residuo di aggressività che sopravvive in me da quando ho conosciuto Susetta. Assunta, rimpicciolita solo formalmente, preferisce farsi chiamare così. Lei non ama le scene cruente, sogna storie a lieto fine ed è per questo che mi rassegno ad assistere a proiezioni imbastardite: risse senza feriti e sparatorie senza morti, il tutto condito da schermaglie amorose che nell’epilogo si ricompongno in un quadretto idilliaco. Ma anche così va bene: rinunciamo entrambi a qualcosa.