

di Peppe Papa
Basta chiacchiere il destino dell’Anm, fino a prova contraria, è segnato. La società di trasporti urbani napoletana è tecnicamente fallita. L’ammissione è dello stesso assessore al Bilancio del Comune di Napoli, Enrico Panini il quale, dopo la riunione notturna con i sindacati di catagoria, nella quale il primo cittadino non si è fatto vedere perché impegnato all’inaugurazione dell’ennesimo ristorante storico della città, ha dichiarato che la situazione dell’azienda di mobilità è “molto complicata” e che “lavoreremo giorno e notte per evitare drammi alla città e ai lavoratori”. Due ‘entità’ che hanno già messo nel conto di dovere affrontare una ‘via Crucis’che chissà se avrà mai fine. Intanto da via Santa Lucia sono arrivate implacabili, come un orologio svizzero, le esternazioni tranchante del governatore Vincenzo De Luca, uno dei principali protagonisti della possibilità o meno di salvare l’holding (sic!) che si occupa dei trasporti urbani. “L’Anm ” – ha detto il presidente della Regione, nel corso del consueta trasmissione settimanale sulla ‘sua’ emittente privata, Lira Tv – è un’azienda di proprietà del Comune al 100% e non si salverà se l’amministrazione non farà il proprio dovere”. Vale a dire che se Palazzo San Giacomo non mette di suo 58 milioni che le spettano e se “non farà una ricapitalizzazione vera e non finta pagando i debiti di oltre 80 milioni di euro nei confronti dell’azienda, è chiaro che si andrà verso il collasso”. Per De Luca è lapallissiano che la società va avanti solo “con i fondi della Regione – 58 milioni ogni anno – e con quello che ricava dai biglietti. La situazione sta diventando pesante, grave e drammatica ma mi auguro che possa essere affrontata in maniera concludente”. Una raccomandazione inutile, visto come si è messa la vicenda nel frattempo. Non c’è più trippa per gatti. E la cosa più preoccupante è che ne sono convinti tutti, a partire dagli utenti, decine di migliaia di persone al giorno che prima di uscire di casa per recarsi a lavoro fanno tre volte il segno della croce, sperando che ‘lassù qualcuno li ami’.