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SCRITTORI SCONOSCIUTI. “Diario di un reazionario” di Giuseppe Grillo: decima puntata

Abbiamo iniziato con “Diario di un reazionario” di Giuseppe Grillo, la pubblicazione a puntate di opere di narrativa scritte da autori sconosciuti, invitando a partecipare chiunque abbia un lavoro letterario riposto nel cassetto e vuole provare l’effetto che fa a presentarlo a un pubblico di lettori che ci auguriamo numeroso.

Grillo, 52enne napoletano, ha deciso dopo tanti tentennamenti di farsi conoscere e noi vogliamo dargli una mano perché crediamo che lo meriti. Ecco intanto la decima puntata del suo:

“DIARIO DI UN REAZIONARIO”

 

15 settembre

Me l’ha messa in tasca mentre gustavamo un caffé al bar “Centrale” raccomandandomi di raccoglierne i benefici prima di andare a lavoro. Sulle prime, sovrappensiero, ne ho solo considerato la consistenza dall’esterno del jeans – quella di una caramella morbida, forse gommosa – per poi dimenticarmene, distratto dalla sua logorrea. Pasquale, da incorreggibile vanesio qual è, mi racconta di avventure rocambolesche di cui lui è invariabilmente il protagonista, relegando al ruolo di comparse anche i suoi più cari amici. E parla, straparla, sorvolando sulle più evidenti incongruenze della narrazione le cui vicende, inverosimili sin dall’inizio, riguardano sempre personaggi malavitosi, piccoli conflitti a fuoco o perquisizioni durante le quali le guardie non riescono a trovare mai quello che cercano. Il repertorio contempla anche bravate da commedia all’italiana: abbuffate in ristoranti di grido con fughe alla chetichella. Un buontempone sempre con la battuta pronta che nel suo lavoro, però, non lascia trapelare alcuna vena burlesca. Ai clienti abituali lascia un numero di cellulare che provvede a cambiare ogni settimana, così come – da tipico paranoico – fissa appuntamenti in luoghi affollati; non è mai puntuale, o meglio lo è, perché prima deve ispezionare la zona, verificare se ci sono personaggi sospetti, perfetti sconosciuti che possano a sorpresa condurlo al più vicino commissariato. La merce, selezionata e dosata secondo le richieste degli acquirenti, compare nelle sue mani come un coniglio dal cilindro di un illusionista.  Di Pasquale mi fido, pondera ogni gesto anche quelli che sembrano istintivi.  Debbo solo fare attenzione a che non prenda il sopravvento.

15 settembre primo pomeriggio

Il dono mi ha stupito. Un regalo inaspettato, segno che non mi conosce bene. Cocaina. Ho dissigillato la bustina e ne ho sparso il contenuto sul tavolo in cucina chiedendomi quale fosse il passo successivo….Dalla memoria sono emerse, in una successione di flashback, tutte le scene di film in cui qualcuno, non importa chi, è alle prese con l’assunzione della polverina. (A dire il vero il primo a venirmi in mente è stato Al Pacino in Scarface). Ho preso la tessera sconto del supermercato – in mancanza del bancomat – per ridurne la consistenza grumosa e ho formato una striscia di pochi centimetri perpendicolare al piano d’appoggio. Dopo quest’operazione meticolosa sono stato assalito da un dubbio sul formato della banconota da utilizzare: quella da cinque o da venti? Ho optato per la seconda ipotesi. In fin dei conti non si tratta di spenderla ma di utilizzarla. Ho tappato la narice destra, infilato la cannuccia cartacea in quella sinistra e ho inalato la coca, seguendo un percorso dal basso verso l’alto. Nonostante il rispetto del protocollo non scritto dei tossici che descrive le modalità corrette di consumo della sostanza, sono rimasto deluso dai suoi effetti iniziali. In gola un gusto amaro, da reflusso   gastrico. Poi null’altro. Nell’arco della mezz’ora successiva mi sono dovuto ricredere: una smania euforica mi ha spinto fuori casa. Non sapendo cosa fare ho camminato fino in centro, vagamente intenzionato a lavorare ma incapace di concentrarmi. Un interesse passeggero verso gli altri, che scompariva non appena uscivano dal mio campo visivo.

16 settembre

E’ innegabile che l’uomo tende, irretito anche dalle religioni, a rifuggire dalla realtà, a cercare dimensioni trascendenti che lo liberino dalla miseria di questa vita seguendo un cammino spirituale tortuoso e accidentato. Per accelerare il processo e trovare scorciatoie ci si accontenta di “uscire fuori” solo per qualche ora accorgendosi, al ritorno, che nulla è cambiato. Ecco cosa vorrei spiegare a Pasquale: che mi ha fatto perdere solo tempo.

18 settembre

Mi sono svegliato all’alba. Da adesso, e fino a quando ce ne sarà bisogno, mi atterrò ad una rigida attività di sorveglianza. In primo luogo annoterò orari di uscita e di rientro, scartando le assenze di poche ore; poi, con una meticolosa analisi statistica, risalirò ai periodi che mi interessano: quelli durante i quali Susetta si eclissa per quasi tutta la giornata. Dove va, cosa fa… Mi ci vorrà del tempo, ma conto di impiegarci non più di due mesi. Ho scartato l’ipotesi di chiederglielo direttamente perchè mi sembrerebbe di sconfinare nell’ultima area privata della sua vita. Non sono geloso, sono curioso. E’ passato troppo poco tempo per ipotizzare una relazione extra….Extra cosa? Non siamo sposati. Il nostro è un rapporto da fidanzati under 40 che si rintuzzano ancora come due quindicenni, per superare i rispettivi imbarazzi. Lei è una perfetta donna di casa, rassegnata  – forse – ad accudire un fratello che non vuole rinunciare alla servitù di una governante dimessa e senza pretese. Ed io, ultimo arrivato, cerco di incunearmi in questo rapporto morboso, per spezzarne il legame.

23 settembre

“Me lo tieni per qualche giorno?”, e mi ha consegnato un pacchetto rettangolare di cartone, dal contenuto sconosciuto e blindato con numerosi giri di nastro adesivo. Con il suo atteggiamento da cospiratore, accompagnato da un immancabile ghigno ebete, Gennaro mi indispone. Eppure non so dirgli di no. “E si potrebbe sapere che cosa c’è qui dentro?”, ho azzardato. “Niente di compromettente. E allora?”. E allora l’ho preso, ho salutato con un cenno della mano e, senza aggiungere altro, sono rientrato nel mio appartamento. L’oggetto sconosciuto è sul divano: lo osservo, lo sposto, lo capovolgo, lo comprimo tra due dita alla ricerca dei vuoti indispensabili a farmi intuire una forma. Inutile, è compatto come un mattone. Rimugino, cercando di mettere a fuoco un’ultima strategia investigativa. Un baluginio dell’intuito mi suggerisce di utilizzare la bilancia alimentare per aggiungere un altro tassello a questa indagine che assomiglia sempre più ad un quiz televisivo. Il peso, come tutti gli altri elementi raccolti, è ininfluente: poco più di un chilo. Ma vaffanculo.

24 settembre

La “caccia al rom” è un passatempo che coniuga la natura ludica del gioco ad una necessità stringente, quella di creare un cordone sanitario virtuale attorno ai quartieri popolari. La profilassi, per chi vive nei terranei, è semplice: tenere pulite le immediate adiacenze della propria abitazione, spazzando e detergendo la strada con abbondanti dosi di disinfettante (la creolina è stata di recente sostituita con prodotti dal profumo più gradevole). Si evitano così le incursioni di ratti e si contengono quelle delle blatte. Per le bestie rumene questa ragionevole autogestione igienica è incomprensibile; escono a coppie, a volte anche singolarmente, dai loro campi cloaca armati di stecche d’acciaio uncinate, facendo scempio dei sacchetti raccolti negli appositi contenitori dei rifiuti. Rovistano alla ricerca di oggetti o indumenti da riciclare per poi rivenderli a quelli più pezzenti di loro. Da tali premesse nasce lo spasso. I giocatori, ragazzi dai 13 anni a salire e in numero non inferiore ai quattro partecipanti, si muniscono di guanti di lattice e appena individuano il soggetto adatto si avvicinano di soppiatto, agguantano le caviglie del rom ribaltandolo nel cassonetto e chiudono il coperchio, impedendogli di uscire. I tempi di segregazione variano dai dieci ai venti minuti, durante i quali si provvede alla distruzione del carrellino – ausilio indispensabile di queste monnezze che raccolgono monnezza – e se ne occultano i resti. Quando dall’interno del cassonetto non viene opposta più resistenza, quando cessano i sussulti per liberarsi, la squadra si disperde.

26 settembre

“Tu a me mi devi comprendere, non posso spiegarti sempre tutto. Se no la fiducia dove va a finire?”. Con queste sue lezioni di vita, con le sue perle di saggezza distribuite a mio esclusivo beneficio, Gennaro sta esagerando. Solo adesso mi ha rivelato di avermi lasciato in custodia una Beretta calibro 9 completa di munizioni. “Non volevo che ti impressionassi”, si è giustificato “ho dovuto fare un favore a un amico e io non posso permettermi di rischiare, la polizia mi sta addosso”. Nulla da eccepire, il ragionamento fila. Solo nella sua testa, però. “Il rischio che ti ho fatto correre è relativo, a te quelli del secondo distretto neanche ti conoscono”. Non so se offendermi o rallegrarmene. Certo è che sto cominciando a preoccuparmi.

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