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Linguaggio, benvenuti nell’era dell’incomunicabilità enfatizzata

di Piero Porreca

Sempre più persone comunicano attraverso un forum o blog, quindi così come nella vita di tutti i giorni, per leggere e scrivere servono le parole. Ma dette o scritte, le parole sempre quelle restano. L’uso corretto delle parole è una convenzione attraverso la quale i soggetti che vogliono relazionarsi tra loro, riescono ad interpretare dei fatti dando la giusta dimensione e contorni alle cose, quindi è bene ricordarsi che siamo noi a usare le parole e non viceversa… Certo, se tutti usassero le parole in modo proprio la conseguenza sarebbe il formarsi la stessa lettura per tutti. Affinchè ciò avvenga, basterebbe conoscere esattamente quel che la parola indica. Infatti un uso improprio delle parole, poichè sempre più spesso ognuno ci attribuisce un suo proprio significato, genera confusione e fraintendimenti tali che senza chiedersi, e a volte neanche sospettare, il perché, si finisce per far capire “fischi per fiaschi”. Facciamo un paio di esempi; se io dico secchio, intendo un cilindro di plastica con un lato aperto che può contenere tanti materiali anche di tipo liquido, ma se il mio interlocutore intende un contenitore con tutt’altra forma e sostanza, ecco l’uso improprio della parola laddove sarebbe stato forse più giusto dire “come un secchio”. Proprio per questo bisogna però conservare anche una certa elasticità mentale e non bisogna attaccarsi troppo alle parole poiché queste possono avere anche altri significati a seconda della sfumatura che gli associamo. Se io dico “treno” razionalmente vedo un oggetto di ferro grande e pesante che si muove su ruote, ma la stessa razionalità potrebbe farmi perdere altri significati, ad esempio: “come un treno” potrebbe significare essere veloci, oppure anche, essere potenti e pesanti tali da non trovare ostacoli.  L’ideale sarebbe dare la giusta importanza alle parole senza però rimanere incastrati in esse. Lo sforzo per una buona comunicazione deve essere quindi quello sforzarsi di trovare la giusta parola, quella che da l’esatta dimensione e portata del discorso, atteggiamento che è l’esatto opposto di quanto viviamo oggi, dato che a causa di tanti fattori esterni, l’uso della parola è sempre più variegato, soggettivo e diverso, tanto che non di rado tra due interlocutori con linguaggi distanti ci si zittisce a vicenda, ma d’altra parte non può essere altrimenti se uno dice albero intendendo un palo. Pertanto, affinchè ci si possa comprendere tra simili, bisogna sempre considerare che è la mente che interpreta, quindi nonostante lo sforzo di utilizzare le giuste parole, dall’altro lato ci sarà sempre una mente che quando le ascolterà, potrebbe allargare soggettivamente la forma per l’uso improprio del linguaggio che ne facciamo oggi (Il linguaggio, è l’insieme complesso di parole, gesti e movimenti). Va altresì valutato infatti, che anche il linguaggio ha le sue imperfezioni fatte di sfumature e regole che possano variare la nostra concezione e/o idea. Sono infatti classificati quattro tipi di linguaggi con cui legare le parole: quello di precisione, che definisce con estrema accuratezza ciò che si va descrivendo; quello di chiarezza, per definire in modo comprensibile i significati di quanto si va descrivendo (dunque se per esempio parlo di microprocessori uso un linguaggio preciso; se parlo di cuore dei computer uso un linguaggio chiaro). Infine esistono i linguaggi di persuasione, laddove si descrive la propria realtà con l’intenzione di farla diventare la realtà dell’interlocutore (utilizza strategie verbali e non verbali per rendere convincente il proprio punto di vista). E il linguaggio di manipolazione, quello che costringe l’interlocutore ad accettare la propria realtà, senza possibilità di scelta. Entrambi i linguaggi sono soventemente conditi da una teatralità dei gesti o da una esagerata sottolineatura dell’espressione con toni di voce solenni da parte dell’oratore. Se tutto questo vi sembra normale, è perché vi siete abituati, e questo stile ha vinto. La conclusione è che per essere efficaci non bisogna montare la panna per trecento pagine e migliaia di parole intorno a un concetto che si spiegherebbe in due. Benvenuti nell’era della incomunicabilità enfatizzata.

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